Obiettivi da campioni

Inizia la stagione agonistica dei nostri ragazzi, il momento in cui li iscriviamo a società diverse se non addirittura ad altri sport, magari condizionati da quel qualcosa che abbiamo ritenuto non andasse nella scorsa stagione.

Eppure quest’estate abbiamo assistito a un superbo Mondiale e a un ancor più eclatante, mediaticamente parlando, Europeo in casa, con tanti giovani azzurri capaci di raccogliere golosissime medaglie.
Dice: “E che c’entra?”. C’entra, perché noi genitori duri, credenti della predestinazione dei figli altrui e osservatori dogmatici del “se mio figlio non vince è perché lo allenano male”, abbiamo l’occasione golosa, prima di compiere scelte affrettate, di andare a sbirciare quali risultati avessero i campioni di oggi quando erano marmocchi ai primi anni di agonismo.

Pensiamo di prevedere come nuoteranno i nostri figli fra cinque anni, eppure non sappiamo prevedere nemmeno a che ora usciranno dagli spogliatoi.

Prendendo per sintesi solo gli ori degli atleti più giovani (perdonami Matteo Rivolta!), iniziamo con Nicolò Martinenghi (classe 1999): nel 2009 ha 10 anni e in batteria regionale nel 50 rana è 16°. La prima medaglia locale nel suo stile la vincerà solo due anni e mezzo dopo.

Nello stesso anno Alessandro Miressi (1998), a 11 anni, in batteria regionale 100 stile libero si accontenta del 5° posto a 2’’ e 50 dalla prima piazza. Il primato nazionale sembra ancora lontano.

Lorenzo Zazzeri (1994) nel 2009 aveva 15 anni, nei 100 stile libero arriva 24° ai Criteria nazionali a ben 4’’ dal primo. Dei 23 ragazzi che quel giorno lo precedettero, nessuno nuota più.

Per Manuel Frigo (1997) il primo 100 stile libero in archivio è del 2011, dove viene dolorosamente squalificato. Lo ritroviamo nella sua specialità solo nel 2012 a 15 anni, con un 7° posto nel Trofeo Città Di Rosà, ancora distante 2’’ dal primo classificato.

Alberto Razzetti (1999) da Esordiente A nel meeting Città di Loano è 6° nei 100 stile libero a 4’’ dal primo, 3° nei 100 farfalla a 3’’. Ci mette un po’ per iniziare ad affermarsi nei misti ad alti livelli.

Il primo 100 dorso in archivio di Margherita Panziera (1995) risale al 2009 e la vede solo 14esima per i Criteria nazionali a oltre 5’’ dal primo posto.
Il giorno dopo si cimenta nei 200, ma la futura pluricampionessa è 16esima a 14’’ dalla vetta.

Per trovare i primi 800 stile di Gregorio Paltrinieri (1994) occorre andare avanti nell’età, tuttavia nel 2009, a 15 anni, ottiene soddisfazioni dai 1500, ma fatica nei 400 dove si assesta a 20’’ dai primi posti nei concentramenti regionali.

Il primo mezzofondo in archivio (800 m) per Simona Quadarella (classe ‘98) è del 2011, dove da 13enne partecipa ai Criteria nazionali e arriva decima a 12’’ dal primo posto.

In questa ricerca solo Thomas Ceccon (2001) e Benedetta Pilato (2005) risultano fuori categoria sin da quando avevano 10 anni, un’eccezione, e dopotutto il titolo mondiale a 14 anni di Benedetta parlava già da sé.

Se ne conclude, come al solito, che il nuoto non è un granché predittivo. Ma il problema non è nemmeno questo. Il problema è che negli anni dell’agonismo noi genitori ci dividiamo tra chi crede nella predittività e chi non ci crede.

Chi ci crede, cade in una spirale di insoddisfazione che porta spesso a cambi continui di piscina alla ricerca della “formula magica”.
Chi non ci crede invece, perde gradualmente l’entusiasmo della gara, a tifare si sente quasi in colpa perché “tanto non conta”.
Quindi mentre entrambe le categorie genitoriali per i figli perseguono a modo loro il mantra “l’importante è che si divertano”, a loro volta sono accomunate da un progressivo calo della partecipazione emotiva.
Chissà se forse, dopotutto, il vero segreto dei succitati campioni d’Europa non sia stato avere genitori che più di tutti abbiano saputo trovare faticosamente un equilibrio, riuscendo così a coronare l’obiettivo massimo: divertirsi con loro.

(fonte dei dati Aquatime, tutti i crono dal 2008-09).

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