Wominjeka!

“Wominjeka”. Una gentile signora, molto graziosa, mi ha salutato nella lingua kulin dei nativi di Naarm.

Non siamo nella Terra di mezzo, né a Narnia, né nelle lande dei Targaryen, bensì in una città piena di meraviglie, magie, libellule che guizzano nel vento, alberi dalla corteccia di seta, corvi dalla voce flautata, animali per noi alieni.


Giorgio Scala (a destra) socializza con la fauna locale

Noi la conosciamo come Melbourne, capitale dello stato del Victoria. La città prende il nome da un simpatico (?) lord inglese, primo ministro del regno (e dell’impero) britannico comandato dalla regina Vittoria della casata Hannover. Nessuno dei due ha mai messo piede in Australia.

Posso quindi fare il tifo per gli aborigeni (non so neanche se è corretto oggi chiamarli così)?

Chi è stato qui a Down Under ne avrà incontrati ben pochi, spesso ai margini della società, e fa un po’ fatica a immaginarli in armonia con questa terra, a percorrere le loro vie dei canti e a sognare la loro cosmogonia ricca di pitoni, canguri, coccodrilli e molti altri animali.

Animali curiosi ce ne sono parecchi anche al MSAC (Melbourne Sports and Aquatic Centre) di Albert Park. Un impianto molto grande, con vasca interna da un milione di metri per venticinque e quella esterna più classica da cinquanta per venticinque. Pontone bello largo a metà vasca, niente pareti, solo una tensostruttura per tetto. Previsioni del tempo: orribili. Temperature minime previste a sette-otto gradi, però ogni tanto ciccia fuori il sole mandando in malora i settaggi della macchina fotografica, già difficili perché la postazione fotografi è controluce. Però, se dovesse piovere, almeno siamo al coperto, mentre gli atleti hanno una tribuna temporanea esposta alle intemperie.

 

Ho preparato i bagagli in una settimana e, come da tradizione, mi sono dimenticato cose importanti. La mia mitica cintura da fotografo con tutte le sacchette portaobiettivi è rimasta a Roma. Devo dire che, in passato, l’accessorio mi ha procurato occhiate preoccupate da parte di addetti alla sicurezza che si chiedevano dove nascondessi il pulsante del detonatore. Ma la faccia da bravo bambino mi ha sempre salvato dall’arresto.

 

Ho portato due batterie in tutto, una delle quali non si carica sul caricabatterie che ho (grazie mamma Nikon, limort). Per fortuna che c’è l’odiato nemico dei negozianti. No, non è Mario Draghi che li costringeva a tenere il POS e permetteva a noi di girare senza contanti. Sto parlando di Amazon, che a tempo di record mi ha consegnato una batteria giusta e domani aspetto il caricabatterie per quella sbagliata.

Thomas va in giro molto imbacuccato e teme il freddo come Greg, che ha preferito allenarsi al chiuso.

Mi sento un po’ imbarazzato ad aver l’incarico di fotografo ufficiale di diverse Federazioni ma non della nostra. D’altra parte, le feroci limitazioni di budget hanno colpito anche a me. È chiaro che uno scatto agli azzurri lo farò comunque, specialmente in caso di bei risultati, ma il mio focus (è il caso di dirlo) sarà su altri atleti europei. Io scatterò, allegherò il messaggio vocale (le macchine digitali lo consentono) e spedirò direttamente dalla macchina a Federica e Staccio, i quali, a Roma, editeranno e aggiungeranno i metadati per poi distribuire il lavoro in giro. Speriamo che si venda tanto perché questa trasferta è la più costosa che abbia mai affrontato.

A proposito: sappiate che Scoot è la linea aerea low cost di Singapore. È davvero low cost e low service, anche nei voli di otto ore.

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