Lorenzo Mora, el Plateado

Nella ghiacciaia del MSAC, vestiti come Roald Amundsen alla conquista del Polo Sud, ridotti dalla fame a leccare code di canguro surgelate, mentre fuori infuria la bufera, un manipolo di prodi esploratori si infila il costume e conquista un argento pesante nella 4×50 mista.

Uno dei quattro, Lorenzo Mora, diventa el Plateado (l’uomo d’argento) doppiando la medaglia della staffetta con il secondo posto nei 100 dorso. Ora, caro Lorenzo, dopo averti fatto i miei sinceri complimenti vorrei spiegarti una cosina. Io sto scattando le vostre foto con un obiettivo da 600 millimetri, il che vuole dire vedere il mondo attraverso un tubo di cartone stretto, lungo e molto costoso. Rimango fisso su di te e quindi non so cosa sia successo intorno. Tu hai la faccia di uno che è arrivato quinto – sesto. Non muovi un dito. Allora vado a cercare altre esultanze, spostando l’obiettivo di qua e di là. Poi mi giro verso il tabellone e scopro che sei arrivato secondo. Secondo al mondo! Medaglia d’argento mondiale!

Io sarei zompato fuori dall’acqua come Flipper il delfino, emettendo ultrasuoni, indicando compagni di squadra, allenatori, lari e penati e pure Sergio Mattarella. Ma tu no, tu sei della scuola di quelli che “esultare è un po’ offendere l’avversario”. E mica gli sputi in faccia! Mica sei come i giocatori argentini che bullizzano gli olandesi. Almeno un sorrisino, se non chiedo troppo.

Tra parentesi, passa parola in squadra. Quando si va a medaglia si esulta!

Mi spiace cambiare argomento, ma oggi in sala stampa è successa una cosa gravissima. Inaudita, come direbbe un mio amico napoletano. Siamo rimasti tutti basiti e abbiamo cominciato a cincischiare per nascondere l’imbarazzo. Molti sono usciti fuori a fumare, anche se hanno smesso da anni. Mi pesa anche un po’ raccontarvela, ma è necessario cancellare quest’onta dalla categoria alla quale appartengo. Pare che un collega fotografo, di cui non posso e non voglio fare il nome, alla richiesta di una foto, abbia riposto che vorrebbe essere pagato!

Ho provato un moto di vergogna abissale. Il quel momento avrei desiderato appartenere ad un’altra categoria professionale, che so, gli spazzacamini, o i parlamentari.

Ma come? dico io: stai sempre a spasso, fai uno pseudo lavoro (perché lo sanno tutti che basta uno smartphone per fare belle foto). Nikon, Canon e Sony fanno a gara a mandarti casa corredi fotografici gratuiti da sessantamila euro comprensivi di manutenzione gratis per dieci anni. Le linee aeree, quando ti presenti al check-in col suddetto corredo, ti fanno automaticamente l’upgrade in prima classe e ti mettono a disposizione uno steward per trasportare l’attrezzatura. Per arrivare a Melbourne hai avuto un biglietto per soli quattromila euro, praticamente una low cost (Ryanair scansate), sei venuto a goderti l’estate australiana lasciando i tuoi poveri conterranei all’addiaccio, alle prese con la guerra e i riscaldamenti razionati. Arrivi qui e ti mettono il tappeto rosso, ti fanno accogliere da Miss Melbourne in cambio di un paio di scatti (che comunque mio cugino le fa meglio), e tu – chiedi – di – essere – pagato?

Brutto cafone, ma non lo sai che le foto si cedono gratis? Non solo: le devi spedire tu prima che te le chiedano, in almeno un paio di formati, uno per i social e uno per l’album di famiglia. E non provare a chiedere di essere almeno taggato, infame! E scordati i diritti d’autore, la menzione dei crediti e qualsiasi tipo di ringraziamento.

Tu zitto, scatta e spedisci, che forse la prossima volta ti mandiamo di nuovo in gita.

Ma tu guarda, veramente, certa gente…


“Meglio le bestie”

Ph. ©Deepbluemedia

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