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Traversata di 7,4 km nelle gelide acque di Cape Town, solo con costume, cuffia e occhialini: quasi quattro ore tra correnti, sargassi e delfini
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L’avvocata milanese e grande amica di Nuoto•com Sabrina Peron, che spesso leggete nella rubrica Diritto in acqua a cura di Olympialex, continua a costruire il suo personale cursus honorum del nuoto estremo. L’ultima impresa arriva dal Sudafrica, dove ha completato una delle traversate oceaniche più iconiche del pianeta: la nuotata da Robben Island alla costa di Bloubergstrand, nei pressi di Cape Town in Sudafrica.
La distanza è di circa 7,4 km, ma a rendere celebre questa rotta non è tanto la lunghezza quanto le condizioni dell’Atlantico: acqua gelida, correnti imprevedibili e mare spesso agitato. Non a caso questa traversata è considerata una delle prove classiche del nuoto in acque libere estreme.
Peron l’ha affrontata in modalità skins, cioè senza muta, con il solo equipaggiamento tradizionale: costume, cuffia e occhialini.
La partenza è avvenuta intorno alle 8 del mattino, dalle rocce dell’isola che fu tristemente famosa per la prigione dove venne detenuto Nelson Mandela durante il regime dell’apartheid.
La temperatura dell’acqua era di circa 16°C, ma è scesa progressivamente durante la traversata.
I primi metri sono stati subito complicati:“Per circa 300 metri ho nuotato tra le liane dei sargassi. A ogni bracciata ne prendevo una e tiravo… Un po’ come quando in piscina tiriamo la corsia!”
Subito dopo è arrivata la vera difficoltà: mare molto mosso e onde contro, che hanno reso difficile mantenere un ritmo efficiente.
A metà traversata il mare si è calmato, ma è entrato in scena l’avversario principale: la corrente contraria.
Per alimentarsi e contrastare il freddo, Peron ha scelto di fare rifornimenti caldi ogni 30 minuti, senza mai toccare la barca, come impongono le regole delle grandi traversate in acque libere.
L’aneddoto che racconta meglio la forza della corrente arriva proprio da uno di questi momenti: “Mi lanciavano la borraccia con il feed a prua. Il tempo di afferrarla e aprirla… e mi trovavo già a poppa.”
Negli ultimi 1500 metri la corrente è diventata ancora più intensa, spingendo lateralmente verso il largo. Per restare sulla rotta e riuscire a entrare nella baia di Big Bay, Sabrina ha dovuto spingere al massimo.
Una volta dentro la baia, finalmente, il mare si è trasformato: acqua più calda e onde lunghe da surf.
Il cronometro si è fermato a 3 ore e 56 minuti, quando l’ultramaratoneta italiana ha toccato terra e camminato sulla spiaggia asciutta di Big Bay, come prevede il protocollo ufficiale delle traversate ratificate dalla Cape Long Distance Swimming Association.
Con lei in acqua c’erano altri due nuotatori, partiti prima e con muta: uno è arrivato solo 200 metri davanti.
L’observer ufficiale ha confermato che "con il mare di quel giorno, molti nuotatori avrebbero rinunciato".
Come spesso accade nelle grandi traversate oceaniche, la compagnia non è mancata. Durante le quasi quattro ore in mare, Sabrina ha nuotato tra foche, delfini, balene e numerose meduse (fortunatamente innocue).
La traversata è stata accompagnata dal pilota Roger Finch, con Enzo Favoino come crew addetto ai rifornimenti e Lindsey nel ruolo di observer ufficiale.
Favoino aveva tentato la stessa nuotata il giorno precedente, fermandosi a meno di un chilometro dall’arrivo a causa del freddo e della fatica.
Per Sabrina Peron, che si allena abitualmente al Gonzaga Sport Club di Milano, si tratta di un’altra tappa nel percorso nel nuoto di ultra-distanza.
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