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Scienza e sport
Un nuovo centro di eccellenza per la scienza del nuoto a Porto.
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All’Università di Stirling il nuoto incontra l’intelligenza artificiale.
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Le date del XV Simposio Mondiale: "Biomechanics and Medicine in Swimming".
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Scienza e tecnologia in vasca all’ECSS 2025 di Rimini.
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Singapore. Intelligenza artificiale e droni al servizio degli allenatori
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In arrivo ECSS Rimini 2025. Workshop sul nuoto ed altro. Ultimi posti disponibili.
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Australia. Tecnologia, dati e visione. "La nostra corsa verso la luna"
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Rimini. European Congress of Sport Science (ECSS). Workshop sul nuoto.
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Svolto il Convegno del Centro Ricerche Mapei Sport. “Allenamento, Recupero e Performance: nuovi approcci metodologici”
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Collaborazione Federnuoto e Università di Bologna.
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Il modello sportivo multilaterale e constaint-led approach
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PROKE. L'app per rilevare le misure del corpo, anche da remoto.
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Swimming Australia. Training Insights: la nuova tecnologia in allenamento.
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PACE, il nuovo progetto di Franco Confalonieri nel ricordo di Stefano Nurra
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La ricerca della BSCA evidenzia l’urgenza di programmi di supporto, formazione e riorganizzazione del lavoro per tutelare gli allenatori.
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Fare l’allenatore di nuoto oggi significa trovarsi al centro del sistema della performance, ma spesso esposti senza un adeguato sistema di tutela e supporto. È il quadro che emerge da uno studio commissionato dalla British Swimming Coaches Association (BSCA) e condotto dai ricercatori della Nottingham Trent University, che ha esaminato la salute mentale di circa 150 allenatori operanti a diversi livelli, dall’ambito dei club fino al contesto internazionale, mettendo in luce le fragilità strutturali di una professione centrale per lo sviluppo della performance ma sempre più esposta a pressioni e isolamento.
I risultati delineano un quadro allarmante: il 64% degli allenatori riporta sintomi di depressione e il 67% sintomi di ansia, con circa un allenatore su cinque che presenta forme moderate o gravi. Si tratta di valori significativamente più elevati rispetto a quelli osservati sia negli atleti sia nella popolazione generale, dove le percentuali di disturbi gravi sono nettamente inferiori.
Lo studio evidenzia come il coaching nel nuoto presenti caratteristiche particolarmente impegnative, tipiche degli sport individuali ad alta specializzazione. Gli allenatori operano spesso in condizioni che alterano profondamente l’equilibrio personale: allenamenti nelle prime ore del mattino o in tarda serata, attività distribuita su tutto l’arco dell’anno senza vere pause, frequenti trasferte e una cultura fortemente orientata al risultato.
A queste condizioni strutturali si aggiungono fattori relazionali e organizzativi. Molti allenatori segnalano l’assenza di un reale equilibrio tra lavoro e vita privata, pressioni costanti derivanti dai rapporti con genitori e dirigenti e, soprattutto, un diffuso senso di isolamento. Il 29% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi solo nel proprio ruolo, mentre il 31% si sente sopraffatto dal carico di lavoro. Una quota significativa ha inoltre evidenziato difficoltà nei rapporti con i genitori degli atleti, spesso percepiti come poco consapevoli delle competenze e della complessità necessarie per pianificare e gestire un percorso tecnico efficace.
Ancora più preoccupante è il dato relativo al supporto: oltre un terzo degli allenatori non è nemmeno a conoscenza dell’esistenza di servizi di assistenza dedicati.
Allenatori a tempo pieno:i più a rischio
La ricerca evidenzia una chiara differenza tra allenatori a tempo pieno e part-time. I primi mostrano livelli significativamente più elevati di depressione, ansia e burnout, associati a un maggiore numero di ore trascorse a bordo vasca, a carichi di lavoro più elevati e a una minore autonomia decisionale.
La salute mentale peggiora ulteriormente quando gli allenatori percepiscono relazioni professionali difficili, mancanza di supporto organizzativo e scarse connessioni con colleghi e ambiente lavorativo. Il burnout, in particolare, risulta strettamente correlato alla quantità di ore lavorate, alla pressione del ruolo e alla percezione di essere lasciati soli nella gestione delle responsabilità.
Il paradosso del sistema: più vulnerabili degli atleti
Uno degli aspetti più significativi dello studio riguarda il confronto con gli atleti. Nonostante l’attenzione crescente verso il benessere psicologico degli sportivi, i dati mostrano che gli allenatori risultano oggi una popolazione ancora più esposta al rischio di disturbi mentali.
Questo paradosso riflette una trasformazione profonda del ruolo del coach, sempre più chiamato a gestire non solo la preparazione tecnica, ma anche le relazioni con famiglie, dirigenti e organizzazioni, in un contesto competitivo sempre più esigente.
Verso una nuova consapevolezza: supporto e interventi strutturali
I risultati dello studio sottolineano l’urgenza di interventi concreti, sia a livello individuale sia organizzativo. Tra le priorità emergono la necessità di migliorare l’accesso a servizi di supporto psicologico, rafforzare i programmi di formazione sulla gestione dello stress e creare reti di supporto professionale attraverso mentoring, forum e comunità tecniche.
Parallelamente, diventa essenziale ripensare l’organizzazione del lavoro, riducendo i carichi eccessivi e sviluppando strategie per identificare e sostenere gli allenatori più vulnerabili.
La British Swimming Coaches Association ha già avviato azioni concrete in questa direzione, introducendo un programma indipendente di assistenza per gli allenatori e collaborando con le federazioni per migliorare il benessere del personale tecnico.
Una riflessione necessaria per il futuro del nuoto
Questo studio porta alla luce una realtà spesso invisibile: dietro la costruzione della performance degli atleti esiste una figura professionale esposta a pressioni costanti e a un elevato rischio di stress psicologico. Proteggere la salute mentale degli allenatori non è solo una questione di benessere individuale, ma rappresenta una condizione essenziale per la sostenibilità e la qualità dell’intero sistema sportivo. Perché la solidità di una prestazione nasce sempre, prima di tutto, dalla stabilità di chi la costruisce.
I risultati mostrano che:
Lo studio evidenzia che il ruolo dell’allenatore di nuoto presenta caratteristiche particolarmente impegnative, tra cui:
Molti allenatori riferiscono inoltre:
Gli allenatori a tempo pieno risultano i più vulnerabili, con livelli più elevati di depressione, ansia e burnout, soprattutto quando:
Lo studio sottolinea la necessità di interventi concreti, tra cui:
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Interviste e Personaggi