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Amarcord
1918. Simposio punto due: “the position”
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Un Simposio per l’american Crawl
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1911: Uno strano Campionato Europeo a Roma
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1910: un campionato nazionale sui 200 misti
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1909: Uno strano Campionato del mondo sulla Senna
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Arriva il “Duca” e salva l’american crawl
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1908: una federazione mondiale per gli Amateur
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Daniels e il “Six Beat American Crawl”
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1907: anche in Spagna un campionato di nuoto.
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La tristezza degli Enhanced Games
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Gus Sundstrom e lo Swordfish Glide
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1906: una federazione anche per la Svizzera
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Frank Sullivan e il “Trudgen Crawl” alla Chicago.
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1905: un ungherese a Londra
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Se l'essere è quello che resta, non quello che si trasforma, allora ha ragione Parmenide. Abbiamo un corpo. Se l'essere è quello che si trasforma, non quello che resta, allora ha ragione Eraclito (e Heidegger). Allora siamo un corpo.
Non è un semplice gioco filosofico.
Se il corpo è una dotazione è secondario ciò che gli accade. Tutto diventa possibile, se è pensabile. Pensi? Ed ecco la realtà. Oggi agiamo così. Tutto si articola sul creare nuovi pensieri. Ed ecco risolta la vita. Pensarli meglio o scriverli meglio. Peccato che non funzioni. Ma basta non dirlo.
Se invece siamo un corpo, è la realtà che conta. Non ciò che pensiamo. Io posso pensare di volare. Ma se apro la finestra e sbatto le braccia precipito lo stesso. Il pensiero non può prescindere da ciò che la realtà presenta.
Se siamo corpo il nostro io é storia e il nostro corpo un racconto. Ogni segno, ogni trasformazione, ogni parola, ogni esperienza hanno un peso in quello che siamo. Quindi conta tutto è tutto è contato (anche i capelli sulla testa, diceva uno).
La questione del corpo é roba vecchia. Anche i cristiani si sono accapigliati per decidere se Dio aveva un corpo o era un corpo. Hanno deciso che era un corpo, ma poi hanno agito per secoli come se quel corpo non ci fosse. Figuriamoci gli altri.
Anche noi facciamo così. Continuiamo a negare l'io corpo (nonostante abbiamo avuto Freud).
Se l'io è corpo non c'è conoscenza possibile che non passi dall'esperienza corporea: relazioni, contatti, percezioni. E' corpo anche quella sua estensione che è la parola, modulata e proiettata in base a ricordi, vissuti e passioni, dai muscoli che muovono il respiro.
Io corpo vuol anche dire che non si può imparare leggendo libri e non si può insegnare dicendo: "studia". S'impara dal coinvolgimento nella vita degli altri. Si insegna coinvolgendosi in relazioni intricate e disturbanti. Per questo la scuola è un fallimento. Fa a meno del corpo. Coi libri si fissa qualcosa che è già passato da un attrazione, che è diventata un dialogo, che si è trasformato in comprensione. Un dramma. Non un progetto.
La nostra fortuna è che è impossibile nuotare online.