“Prima il referendum”: l’altolà del CIO alle candidature

John Coates, australiano a capo della commissione del CIO incaricata di modificare le controverse norme per le candidature a sede olimpica, ha annunciato ai cronisti che saranno prese in considerazione solamente richieste di città che abbiano ottenuto un chiaro mandato popolare attraverso un referendum consultivo.

Secondo Coates questa modifica, che dovrebbe essere approvata dalla prossima seduta del CIO che si riunirà dal 24 al 26 giugno, è un modo semplice per interrompere il trend di applicant cities che ritirano la candidatura a percorso iniziato (Calgary, Sion, Innsbruck gli ultimi casi).

Al di là dell’ottimismo di facciata di Coates e del presidente Thomas Bach, secondo il quale la riforma aiuterà a salvare la “magia”  dell’evento, è palpabile la preoccupazione per le continue defezioni e contestazioni legate alle candidature per una manifestazione che, nella maggior parte dei casi, si tramuta in un’autentica catastrofe per la città e il paese ospitante.

Il sempre attualissimo paper The Oxford Olympics Study 2016: Cost and Cost Overrun at the Games della Said Business School dell’Università di Oxford ricorda che Londra (nella foto) e Rio de Janeiro hanno sforato i budget di spesa rispettivamente del 76% e del 50%, per un costo totale di 15 e 4,5 miliardi di dollari. Peggio ancora accade con i Giochi invernali: +289% Sochi 2014, +95% Pyongchang 2018. Per Tokyo ci sono funeste previsioni di spese quadruplicate.

Partecipare di certo, vincere forse, ma sembra che nelle Olimpiadi moderne l’importante sia spendere.

FONTI:

Ph. ©Giorgio Scala/Deepbluemedia

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