Mettiamoci nei panni dell’allievo (l’immagine ideomotoria)

Spesso si tende a vedere il lavoro dell’istruttore di nuoto come quello di qualcuno che ti insegna le tecniche dei quattro stili e ti corregge gli errori. Decisamente riduttivo! Il tecnico a bordo vasca svolge molteplici funzioni: sicuramente quella di insegnante, con tutto ciò che ne consegue.

Oltre a mettere l’allievo in una condizione psicologica favorevole all’apprendimento, deve riuscire ad interpretare tutti i messaggi che lo stesso gli invia, verbali e non; deve restituire feedback utili all’interiorizzazione dei movimenti ed eventualmente alla correzione di eventuali errori; deve cercare di non abbassare il livello motivazionale; deve cogliere eventuali paure o ansie ed accompagnare l’allievo nel superarle.

Una delle cose più importanti che l’istruttore deve fare è riuscire a capire quale sia l’immagine ideomotoria che l’allievo ha di sé stesso. Quello che noi vediamo fare ai nostri utenti rappresenta la conclusione ultima di una serie di operazioni cognitive, percettive e sensomotorie. È pertanto errato pensare che il soggetto in questione esegua movimenti separati, distinti; l’allievo compie azioni. Non si tratta di braccia o gambe che si muovono ma di un corpo che nuota. Si deve partire dal presupposto che egli non sta ripetendo un movimento, bensì lo scopo del medesimo. Sta cercando soluzioni ad un problema motorio.

Capire in quale modo l’allievo si percepisce è fondamentale al fine di migliorare l’efficacia e l’efficienza della nuotata. Sostanzialmente l’immagine ideomotoria è l’immagine del movimento. Ma mentre si nuota non abbiamo uno specchio nel quale vedere ciò che stiamo facendo e i nostri analizzatori (visivo, tattile, cinestesico) stanno lavorando in acqua, un ambiente al quale non apparteniamo. L’intervento dell’istruttore diventa fondamentale per aiutare l’allievo a far coincidere l’immagine ideomotoria con la realtà di quanto accade in vasca. Bisogna sostanzialmente cercare di far combaciare quello che l’allievo pensa di aver fatto con quanto ha realmente fatto. Può sembrare paradossale ma spesso le due cose non coincidono. Le cause possono essere molteplici ma alla base vi è sicuramente una scarsa propriocezione ovvero una modesta capacità di differenziazione cinestesica. Un esempio banale ma nel quale buona parte degli istruttori si ritroverà è dato dal braccio che dovrebbe passare vicino alla testa quando insegniamo i primi approcci al crawl e al dorso e cerchiamo di trasferire il concetto di bracciata ampia. Quante volte capita che l’allievo sia convinto di portare il braccio in alto come richiesto e invece lo tiene molto più distante di quanto creda… Direi che è un classico.

Quindi per migliorare è fondamentale far combaciare il più possibile l’immagine esterna del movimento con quella interna. Gli strumenti che l’istruttore ha a disposizione sono molteplici: anzitutto l’osservazione: guardare e studiare i propri allievi in acqua. In seconda battuta l’analisi: cercare di capire se un gesto poco adeguato è frutto di un errore tecnico o semplicemente è un passaggio transitorio da una nuotata grezza ad una nuotata più fine. E per concludere, il feedback: restituire all’allievo informazioni di ritorno al fine di mantenere cosciente e consapevole l’utente su quanto sta facendo in acqua.
Ecco quindi perché ritengo che sia di fondamentale importanza che l’istruttore, per la buona riuscita del suo lavoro, riesca a leggere in maniera approfondita quanto percepito dall’allievo, riesca a capire quali sono le sue sensazioni in acqua ed elabori strategie finalizzate al miglioramento, con la consapevolezza che una buona nuotata, un gesto tecnico ben fatto è frutto di un’elaborazione molto profonda, che parte dal conoscere sé stessi, passa attraverso il “sentirsi” in acqua e si concretizza con la capacità di controllarsi e regolarsi.

Silvia Scapol è coordinatrice, allenatrice di nuoto, docente regionale FIN con diciotto anni di esperienza a bordo vasca. È entrata nella squadra di AQA con il numero Sette e promette di rimanerci a lungo. 

Ph. ©A.Masini/Deepbluemedia

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