Royal rumble – italian edition

Con un certo disagio siamo costretti a riportare gli ultimi sviluppi di quella che è ormai una lotta senza esclusione di colpi fra governo, CONI e singole federazioni:

  • Giovedì 12 settembre: scoop del quotidiano La Repubblica che divulga il contenuto di due lettere inviate da Giovanni Malagò al CIO il 30 e 31 luglio con le quali il numero uno del CONI informava il presidente Thomas Bach e il responsabile delle relazioni internazionali James McLeod dell’incompatibilità della Legge 86/2019, Deleghe al Governo e altre disposizioni in materia di ordinamento sportivo, di professioni sportive nonché di semplificazione, con l’ordinamento sportivo internazionale, suggerendo anche le possibili sanzioni. L’iniziativa di Malagò sarebbe quindi all’origine della durissima presa di posizione del CIO che lo scorso 5 agosto aveva paventato una possibile esclusione dell’Italia dai Giochi di Tokyo. “Atto dovuto”, commenta laconicamente l’interessato
  • Venerdì 13: dura presa di posizione dei presidenti di due delle maggiori federazioni sportive, Angelo Binaghi (Federtennis) e Paolo Barelli (Federnuoto). Il primo definisce “sconvolgenti” le iniziative di Malagò, che a stretto giro di posta lo accusa di conflitto di interessi. Il secondo, più pacatamente, si limita a dichiararsi imbarazzato e a chiedere chiarimenti
  • Sabato 14: entrano nella mischia i politici, in particolare Alessandro Di Battista (M5S) che con la consueta misura accusa il presidente del CONI di alto tradimento e ne chiede le dimissioni. Malagò fa il superiore e mette sul piatto i suoi dodici milioni di tesserati

Ciascuna delle parti in causa ha buone ragioni, intendiamoci. L’esecutivo Conte Uno ha presentato al CONI per mano di Giancarlo Giorgetti il conto per l’eccessiva vicinanza al governo precedente. Giovanni Malagò evidenzia una situazione oggettiva di pesante ingerenza della politica nello sport. Angelo Binaghi e soprattutto Paolo Barelli si tolgono diversi sassolini dalle scarpe dopo anni di rapporti difficili con il CONI. Alessandro Di Battista evidenzia il ruolo oggettivamente politico ricoperto dal capo dello sport italiano.

Sport italiano che avrebbe bisogno di una riforma organica, compatibile con la Carta olimpica e che desse stabilità a un settore strategico per il benessere e la salute pubblica.

Noi, ovviamente, abbiamo scelto il Vietnam.

Ph. ©World Wrestling Entertainment 2015

 

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t.me/nuotopuntocom

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