La resilienza femminile

Alexandra Hemingley, autrice di Leap In and Running Like a Girl, commenta sulle colonne del Guardian l’impresa di Sarah Thomas (nella foto, tratta dalla sua pagina Facebook), il primo essere umano ad attraversare per quattro volte consecutive il Canale della Manica, per giunta dopo avere affrontato un cancro al seno e relative terapie.

Non stupisce che sia stata una donna a superare questa prova terribile. Le donne hanno dominato per anni la scena delle ultramaratone di nuoto. Per una serie di fattori, alcuni ovvi e altri meno, i tempi medi di attraversamento del Canale della Manica sono più bassi per le donne che per gli uomini.

In generale, le donne hanno una maggiore quantità di fibre muscolari ST (slow titch), meno utili per scatti esplosivi ma più resistenti alla fatica e quindi più adatte a sostenere sforzi prolungati. Le donne hanno anche una maggiore percentuale di grasso nella parte inferiore del corpo, che si traduce in un migliore galleggiamento.  Questo è un fattore di particolare importanza in prove come quella dell’attraversamento del Canale, che per regolamento non consentono l’utilizzo di mute. Inoltre, il nuoto è uno sport nel quale la tecnica è tutto: non importa quanto sei forte o veloce, se non sai scivolare nell’acqua riducendo al minimo l’attrito.

E poi c’è la questione della resilienza, che secondo le ricerche sin qui disponibili consente alle donne di eccellere nelle prove di durata superiori alle sei ore. Sarah Thomas ha dedicato la sua impresa alle donne che come lei lottano contro il cancro, un pensiero che sicuramente le ha dato forza nei momenti di difficoltà.

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