Sandro Donati: il doping droga di stato

Giovedì 24 ottobre, in occasione della chiusura ufficiale del terzo Corso di Perfezionamento in Management dello Sport con la consegna degli attestati e la presentazione della quarta edizione, presso l’Università degli Studi di Pavia/Campus Aquae, si è tenuta la lettura magistrale di Sandro Donati “Doping: oltre il conformismo e la paura”. Riportiamo di seguito in esclusiva i passaggi più significativi:

Lo smercio di doping è un sottoinsieme del mercato illegale degli stupefacenti, e come per gli stupefacenti a un contrasto di facciata spesso fa da contraltare un atteggiamento connivente di governi e istituzioni.

Il problema del doping diviene di pubblico dominio il 13 luglio 1967, quando il ciclista inglese Tom Simpson stramazza a terra privo di vita durante l’ascesa del Mont Ventoux, durante la tredicesima tappa del Tour de France. Qualche anno prima, durante le Olimpiadi di Roma, il ciclista danese Knud Jensen era morto durante la prova su strada. Nonostante l’autopsia avesse rivelato un’assunzione massiccia di stimolanti, il CIO non dedicò alla circostanza una sola riga. A Roma non c’era la diretta, ma a Mont Ventoux sì, e con sette anni di ritardo il mondo dello sport fu costretto a prendere atto del problema del doping: anche nel caso di Simpson, infatti, l’autopsia aveva rivelato una pesante intossicazione da anfetamine.

Il CIO decide così di organizzare i primi controlli antidoping sulle sostanze stimolanti, ma nel frattempo da una ventina d’anni nelle palestre USA si era diffuso l’utilizzo degli anabolizzanti. Solo nel 1976, in occasione delle Olimpiadi di Montreal, il CIO introduce i controlli su queste sostanze che erano di uso comune ormai da un quarto di secolo corrompendo e falsando varie discipline. E poi il boom delle emotrasfusioni, che permise ad esempio alla Finlandia di dominare per anni le specialità del mezzofondo.

Con mia amara sorpresa scoprii, una volta nominato responsabile del mezzofondo dalla FIDAL, che anche la squadra nazionale italiana aveva progetti di questo tipo, ai quali mi rifiutai di prendere parte. In effetti l’emotrasfusione dava vantaggi enormi: dai 3 ai 5 secondi sui 1500, dai 15 ai 20 sui 5000, dai 30 ai 40 sui 10000. Il tutto mentre l’allora ministero della sanità si apprestava a vietare l’emotrasfusione se non per gravi ragioni mediche. Inutile dire che anche il CIO prese atto del fenomeno con colpevole ritardo, anche perché nel frattempo era arrivata l’eritropoietina, EPO, l’ormone responsabile della produzione di globuli rossi da parte del midollo osseo. Si stimano 22 decessi nel ciclismo professionistico dovuti all’EPO prima della sua messa al bando.

A metà degli anni Novanta la sempre maggiore richiesta di doping determina un aumento dell’offerta da parte in primis delle case farmaceutiche, che intravvedono l’opportunità di creare un mercato di “medicine per sani”. L’avvento del web ha poi moltiplicato esponenzialmente le possibilità di accesso alle sostanze proibite, vendute senza alcun controllo e quindi con gravissimi rischi per l’utilizzatore finale. Si pensi che il GH, l’ormone della crescita, viene estratto da cadaveri e venduto sul mercato nero.

In questo contesto, la scelta di allenare Alex Schwazer dopo la sua squalifica per doping (2012-2016) per me rappresentava una grande sfida e l’opportunità di toccare con mano la differenza fra il metabolismo di un atleta pulito in confronto alle sue prestazioni sporche. Nel 2016 lo sottopongo a un rigidissimo protocollo di controlli ematici, con oltre 42 test effettuati, e a un programma di allenamenti molto severo e improntato alla multilateralità specifica. Con il passare dei mesi vedevo la sua forma migliorare e mi rendevo conto che questa generale prostituzione al doping aveva distolto l’attenzione dei tecnici dall’arte dell’allenamento. 

Le vicende che portano alla seconda squalifica di Schwazer sono oggetto di un procedimento penale, posso però dire che molte circostanze sono discutibili e sono certo che al termine del percorso giudiziario la posizione di Alex sarà pienamente chiarita.

L’approfondimento di Nuoto•com su Sandro Donati

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