Le scarpe dell’atletica come i superbody nel nuoto

La World Athletics, organismo con sede a Monaco che gestisce la maggior parte degli eventi internazionali di atletica con il compito di verificare che le competizioni si svolgano secondo i regolamenti in vigore e in un contesto di parità per tutti i partecipanti, ha modificato la normativa che disciplina l’omologazione e l’utilizzo delle scarpe da competizione. Revisioni nate per proteggere l’integrità dell’atletica, che verranno attuate a partire dal 30 aprile 2020 e che ricordano molto quanto successo nel nuoto negli anni 2008/2009 con l’avvento dei costumi integrali in poliuretano che portarono ad un sensibile e innaturale incremento nelle prestazioni degli atleti con più di cento primati mondiali migliorati. Una situazione fuori controllo che obbligò la FINA a rivedere la normativa sui costumi da competizione.

La scintilla che ha acceso il dibattito nell’atletica è stata la scarpa “Nike Vaporfly 4%” calzatura indossata anche da Eliud Kipchoge nell’ottobre scorso a Vienna quando è diventato il primo uomo a correre la maratona sotto le due ore. Il prodotto è stato messo in commercio nel 2017 e il valore percentuale indicato nel nome coincide con il miglioramento prestativo garantito dall’azienda, reso possibile da una o più piastre in carbonio poste nella intersuola della scarpa che aumenterebbero significativamente l’effetto di ritorno dell’energia durante il passo. Secondo numerosi corridori professionisti questo vantaggio esiste per davvero ed è stato dimostrato anche da una ricerca indipendente che ha ottenuto prove sufficienti per dichiarare che queste scarpe siano da considerare doping tecnologico. Esattamente come accadde nel nuoto nel 2009 con i costumi “gommati” il cui vantaggio era evidente a tutti gli addetti ai lavori prima ancora che ai ricercatori con la sola differenza che non veniva indicato nel nome del prodotto la percentuale di miglioramento.

Queste le dichiarazioni del presidente della World Athletics Sebastian Coe: “Non è nostro compito regolamentare l’intero mercato delle calzature sportive, ma è nostro dovere preservare l’integrità della competizione d’élite assicurandoci che le scarpe indossate dagli atleti d’élite in gara non offrano assistenza ingiusta o vantaggio. Nell’anno olimpico non crediamo di poter escludere scarpe che sono state generalmente disponibili per un considerevole periodo di tempo, ma possiamo tracciare una linea proibendo l’uso di scarpe che vanno oltre ciò che è attualmente sul mercato mentre indaghiamo ulteriormente”. Ed aggiunge: Credo che queste nuove regole raggiungano il giusto equilibrio offrendo certezza agli atleti e ai produttori mentre si preparano ai Giochi olimpici di Tokyo 2020, affrontando al contempo le preoccupazioni sollevate in merito alla tecnologia delle scarpe. Se saranno disponibili ulteriori prove che indicano che è necessario inasprire queste regole, ci riserviamo il diritto di farlo per proteggere il nostro sport ”.

Dal 30 aprile 2020, ogni scarpa dovrà essere stata disponibile per l’acquisto da parte di qualsiasi atleta sul mercato (online o in negozio) per un periodo di almeno quattro mesi prima di poter essere utilizzata in competizione. Se una scarpa non sarà disponibile all’acquisto nei quattro mesi precedenti, verrà considerata un prototipo e non sarà consentita la sua utilizzazione in competizione. Salvo il rispetto delle regole, sarà consentito l’utilizzo di qualsiasi scarpa disponibile all’acquisto con la possibilità di personalizzare la calzatura per motivi estetici o medici, per adattarsi al meglio alle caratteristiche del piede dell’atleta.Laddove World Athletics abbia motivo di ritenere che un certo tipo di scarpa o una tecnologia specifica possano non essere conformi alle regole o allo spirito delle regole, ha il diritto di sottoporre la calzatura o la tecnologia ad un’analisi approfondita e può vietarne l’uso mentre lo studio è in corso.

Inoltre, con effetto immediato ci sarà una moratoria su qualsiasi scarpa (con o senza punte) che non soddisfa i seguenti requisiti:

  • La suola non deve essere più spessa di 40 mm.
  • La scarpa non deve contenere più di una piastra o lama rigida (di qualsiasi materiale) che corre per l’intera lunghezza o solo una parte della lunghezza della scarpa. La piastra può essere in più di una parte ma tali parti devono essere posizionate in sequenza su un piano (non impilate o in parallelo) e non devono sovrapporsi.
  • Per una scarpa con punte, è consentita una piastra aggiuntiva o un altro meccanismo, ma solo allo scopo di attaccare le punte alla suola. Quest’ultima non deve essere più spessa di 30 mm.

Il giudice della competizione avrà il potere di richiedere che un atleta fornisca immediatamente le proprie scarpe per l’ispezione al termine di una gara se l’arbitro sospetta che le scarpe indossate da un atleta non rispettino le regole. 

 

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