“La salute mentale di Shayna Jack è a rischio”

Shanya Jack (nella foto) è trattata come un’appestata” lamenta Leigh Russell, direttore tecnico di Australian Swimming, che chiede maggiore umanità per un’atleta sospesa per doping ma ancora in attesa della conclusione del procedimento a suo carico.

“Nessuno nel mondo del nuoto pensa che Jack sia una dopata, e nessuno chiede che le nostre severissime regole vengano cambiate, tantomeno Swimming Australia. Questo non significa che non dobbiamo essere vicini ai nostri atleti nel momento del bisogno. Non siamo con loro solo quando vincono le medaglie, ma in tutti i momenti della loro carriera, alti e bassi”.

Secondo le regole di Swimming Australia, Jack non può nuotare in nessuna piscina affiliata all’organizzazione e non può ricevere alcuna forma di assistenza legale o finanziaria dalla stessa.

“È una ragazza che si è sempre allenata duramente. Il nuoto è uno sport severo ed è tutto ciò che lei ha conosciuto. E noi l’abbiamo rimossa completamente dal suo ambiente. Insegniamo ai nostri atleti il motto dell’esercito australiano: prima di tutto prenditi cura dei tuoi compagni. Il primo pensiero di Shayna è stato di non creare disagio al resto del team. È giusto avere una linea dura, ma bisogna rimanere umani. Siamo troppo sbrigativi nel giudicare i comportamenti del prossimo. Per giunta in un momento storico nel quale millantiamo di avere a cuore la salute mentale dei giovani”.

Russell lamenta anche le eccessive lungaggini dei procedimenti.

“Non va bene, non va bene. Speravo che la vicenda avrebbe trovato una conclusione in tempi rapidi, ma vedo che tutte le cause durano un sacco di tempo. ASADA (l’Agenzia antidoping australiana, NdR) può prendersi tutto il tempo che vuole e noi non possiamo in alcun modo sollecitarla. Non siamo coinvolti nelle indagini e non abbiamo quindi nessuna informazione. È difficile non poter in alcun modo interagire con l’atleta per tutto questo tempo. Tempo che incide pesantemente sulla sua salute mentale. Questa vicenda inoltre l’ha lasciata completamente senza privacy. Quanti ventenni possono resistere a una situazione simile?”

Leggi l’intervista su The Australian [ENG]

Ph. ©Deepbluemedia

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