“Project Believe 2020” Dagli USA un progetto pilota per i test antidoping da remoto

L’agenzia antidoping americana (USADA) sta testando con una dozzina di atleti di vertice, fra i quali le nuotatrici Katie Ledecky e Lilly King, un nuovo sistema per effettuare i test antidoping a sorpresa (out-of-competition testing) da remoto, il progetto è stato denominato  “Project Believe 2020” e consiste nell’invio a casa dell’atleta di un kit con il materiale necessario per poter effettuare in autonomia i test di urine e sangue, gli atleti vengono poi contattatati a sorpresa dai funzionari USADA e monitorati in diretta video attraverso le applicazioni Zoom o Face Time a garanzia del rispetto del protocollo per la raccolta dei campioni.

Il “Project Believe 2020” era allo studio dell’USADA già da diversi mesi, la pandemia ha dato una forte accelerazione alla sua ultimazione e alla sua prova sul campo, questo in estrema sintesi il protocollo utilizzato.

Per il prelievo di sangue gli atleti applicano un dispositivo sul braccio che tramite una rapida puntura raccoglie poche goccioline di sangue analizzabili poi anche a secco, per quanto riguarda la raccolta del campione di urina gli atleti  devono mostrare al personale USADA l’interno del loro bagno prima del test, poi lasciano il loro dispositivo video all’esterno (rispetto privacy) mentre un funzionario li cronometra, al termine del test uno strumento misura la temperatura sul contenitore di raccolta delle urine per verificare che il campione sia fresco cosi da impedire agli atleti di scambiare un campione contaminato con uno non contaminato. Terminato l’iter protocollare i due campioni vengono spediti con la modalità della consegna rapida a un laboratorio per le analisi accreditato WADA, pare che l’intero processo richieda quasi la stessa quantità di tempo necessaria per lo svolgimento di un tradizionale test con i funzionari antidoping presenti di persona.

Il CEO dell’USADA, Travis Tygart, sintetizza cosi il “Project Believe 2020″.  “L’obiettivo di questi test è quello di eliminare la necessità di un contatto diretto persona-persona tra l’atleta e i funzionari del controllo antidoping, i quali si mettono in contatto con l’atleta tramite videochiamata. I test virtuali, data la natura altamente contagiosa del Covid-19, riducono i rischi per i nostri funzionari e per gli atleti rispettando i protocolli di distanza sociale. Questi test virtuali devono rispettare un protocollo di dieci punti e la reperibilità che l’Usada impone agli atleti».

 

 Lilly King da sempre in prima linea per la lotta al doping, è stata tra le prime a sottoporsi ai test antidoping virtuali. «Onestamente all’inizio ero un po’ scettica, ma dopo aver effettuato il mio primo test penso che i funzionari dell’Usada abbiano  valutato tutti i rischi di frode. ».

La Ledecky ha gestito il suo primo test lunedì scorso nel suo appartamento nel nord della California. “Mi sono sentita completamente a mio agio nel fare il test. Questo è il momento perfetto per testare qualcosa del genere. Sono disposta a essere testata ogni giorno, in qualsiasi momento, fa parte della mia responsabilità di atleta di vertice sottopormi ai test antidoping e competere in modo pulito. È qualcosa di cui mi sento molto forte.

 

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