La fragilità del sistema sportivo universitario americano ai tempi della pandemia

Il modello di organizzazione dello sport olimpico statunitense potrebbe essere messo in crisi dalle conseguenze economiche subite dal mondo dello sport universitario a causa della pandemia tuttora in corso in gran parte della nazione, questo quanto emerge dall’articolo pubblicato dal quotidiano Washington Post, segue link.

Il sistema dello sport universitario a stelle e strisce potrebbe subire un drastico ridimensionamento o addirittura subire il taglio dai programmi di alcune discipline sportive ritenute non redditizie e di difficile sostentamento economico, si legge ad esempio che Stanford University ha deciso di rinunciare a ben undici discipline sportive, niente più borse di studio, niente più squadre, niente più allenatori.

Se questo fosse nel prossimo futuro l’orientamento anche di altre università (Florida, Cal Berkley, Auburn …) , tutto il movimento sportivo americano potrebbe subire sensibili conseguenze fino a complicare la funzionalità del vincente modello olimpico della nazione che è in gran parte basato sulla formazione sportiva di alto livello nei college e sul sostentamento economico dello studente-atleta, basti pensare che il Team USA ai Giochi di Rio 2016 era composto per l’80% da studenti o ex studenti universitari, e che proprio Stanford di Katie Ledecky e compagni era la più presente con 29 “student-athlete” che insieme hanno vinto un totale di 27 medaglie olimpiche, la squadra di nuoto a Rio, formata da 47 atleti, aveva un solo atleta non universitario, 4 l’atletica.

Anche prima della pandemia era un sistema molto fragile“, ha affermato David Ridpath, professore di gestione sportiva all’Università dell’Ohio. “E penso che qualcuno come me, che è stato in giro per oltre 30 anni, sapeva che un giorno sarebbe arrivato un punto di non ritorno.”

Per il resto rimandiamo all’articolo del Washington Post.

 

 

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