Witold Banka: “La politica stia lontana dall’antidoping”

In occasione del secondo anniversario della sua elezione, il presidente dell’Agenzia mondiale antidoping (WADA) prende carta e penna e scrive una lettera aperta agli atleti di tutto il mondo, pubblicata sul sito dell’organizzazione, per togliersi qualche sassolino dalle scarpe:

Di seguito i passaggi più significativi:

WADA nasce nel 1999 come una piattaforma di cooperazione fra governi nazionali e il movimento sportivo, dopo che le iniziative prese da queste due controparti separatamente erano fallite. Le forze si sono unite per combattere il doping, la più grande minaccia allo sport moderno.

Oggi WADA si occupa di regole, controlli, educazione, ricerca sociale e scientifica; dello sviluppo di programmi, strutture e indagini antidoping in tutto il mondo grazie a uno staff altamente qualificato e impegnato. È un esperimento che ha avuto successo e che mi sono impegnato a sviluppare ulteriormente.

WADA in questi mesi è stata spesso oggetto di attacchi e giochi politici, con vari pretesti. Vi assicuro che non mi farò trascinare in queste polemiche; WADA non è in vendita, per quanto autorevole possa essere la controparte. Siamo accusati di poca trasparenza da soggetti che quanto a trasparenza lasciano molto a desiderare. Tutte le nostre attività e i bilanci sono pubblici, e ogni anno rispondiamo a migliaia di interpellanze. Non è forse questa trasparenza?

Possiamo fare di più? Certamente. Tuttavia, siamo soggetti a molte limitazioni. Non possiamo rendere pubbliche le indagini in corso, come accade normalmente nell’amministrazione della giustizia, o le procedure di riallineamento agli standard. Faremo comunque il possibile per poter rendere note queste informazioni, a partire dal caso che coinvolge l’Agenzia antidoping russa (RUSADA) davanti alla Corte per l’arbitrato sportivo (CAS), per il quale abbiamo richiesto un’udienza pubblica. Mi aspetto altrettanta trasparenza dai nostri censori.

Leggo anche molte critiche su una presunta mancanza di atleti “indipendenti” all’interno delle nostre commissioni. Ma che significa “atleta indipendente”? Chi distribuisce la petente di indipendenza? Chi vuole creare divisioni all’interno della comunità degli atleti, e perché?

Se guardo al lungo percorso compiuto da WADA in questi vent’anni, mi spiace vedere che c’è molta politica in gioco; molte lotte per influenzare l’organizzazione e poco impegno per promuovere i valori e la mission dell’agenzia. WADA è nata per consentire a tutti gli atleti di prendere parte alle competizioni in condizioni di uguaglianza e rispetto reciproco. Oggi, le lotte politiche offuscano questi obiettivi.

Leggi il testo integrale [ENG]

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