Evidenziamo la destinazione, non il prodotto

Con questo intervento inauguriamo “Brainwashing”, la nuova rubrica di Diego Polani.

Psicologo dello sport e psicoterapeuta, docente del Settore istruzione tecnica della Federazione italiana nuoto, penna e volto noti ai lettori di Nuoto•com, era naturale accoglierlo a bordo in una “cabina” tutta sua. Nel ringraziare Diego per la disponibilità, vi auguriamo buona lettura.


Photo G. Scala/Deepbluemedia

 

Venerdì sera in piena crisi pre-ultimo DPCM leggo, in un post su uno dei tanti social, un messaggio da parte di un genitore dell’istituto comprensivo dove vanno anche le mie figlie che una bambina dell’”Infanzia” è risultata positiva al Covid. Nel frattempo qualche giorno prima nella piscina del paese dove risiedo un istruttore è risultato “positivo” il quale, appena lo ha saputo, ha avvisato la struttura che ha predisposto immediatamente i tamponi per tutti i lavoratori dell’impianto ed ora stanno tutti in quarantena in via precauzionale in attesa dei risultati, a proposito di serietà!

Sono partito da questi due racconti di quella che ormai risulta essere una quotidianità perché il messaggio successivo, sempre in questa chat, è stato che il: “Problema è partito dal positivo della piscina, purtroppo!”, quasi a testimoniare con una comunicazione non perfetta che il tutto è avvenuto per colpa della piscina dove tra l’altro i ragazzi stanno comunque immersi in un ambiente decisamente sanificato dal cloro.

Abbiamo letto di tutto in queste ore, dalle banalità alla rabbia. Tutti aspetti che sono la naturale conseguenza di un’emotività che sta accecando un’ipotetica via da poter costruire e percorrere per tutto ciò che sta accadendo.

Ho sempre cercato di analizzare e osservare in maniera positiva i vari interventi che si sono susseguiti nel tempo da quando il Covid-19 ha ingabbiato la nostra vita. Oggi invece inizio a pensare che queste soluzioni sono da un lato la conseguenza di una serie di comunicazioni contraddittorie e spesso false, dall’altra dall’incapacità, secondo me, di una classe politica impreparata e sicuramente “incapace” di attuare, quando si poteva, soluzioni atte ad evitare questo momento. La sanità è rimasta in bilico, le proposte sono spesso solo parole ed alla fine a rimetterci sono quelle attività che rappresentano poca contrattualità per i nostri politici, maggioranza e/o opposizione che sia.

Nel capire cosa sta succedendo mi è tornato alla mente un testo del 1967 del filosofo francese Guy Debord dal titolo provocatorio “La società dello spettacolo”.

Tra le varie frasi mi hanno colpito come attali ho scelto queste: “E senza dubbio il nostro tempo… preferisce l’immagine alla cosa, la copia all’originale, la rappresentazione alla realtà, l’apparenza all’essere… Ciò che per esso è sacro non è che l’illusione, ma ciò che è profano è la verità. O meglio, il sacro si ingrandisce ai suoi occhi nella misura in cui al decrescere della verità corrisponde il crescere dell’illusione, in modo tale che il colmo dell’illusione è anche il colmo del sacro.” (introduzione al capitolo 1 estratto da L. Feuerbach, Prefazione alla seconda edizione de L’essenza del Cristianesimo). Inoltre molto attale sempre nel primo capitolo reputo sia questa: “Nel mondo falsamente rovesciato, il vero è un momento del falso.

Frasi che mi portano a capire quanto oggi la falsità diventa realtà facendo vivere nel pensiero collettivo, in questo caso, l’impianto natatorio come un luogo che produce positività in periodo di Covid tale da far abbinare un contagio, che di fatto non si sa dove è avvenuto, con l’istruttore della piscina, scordandosi di fatto quanti comportamenti si sono attivati in questi giorni senza osservare minimamente i consigli dati (mancanza di mascherine, assembramenti nei parchi, nelle piazze e per strada come se non esistesse più nulla).

A questo punto perché non rifarsi anche a quanto Robert Musil scrisse nel 1937, per una conferenza tenuta a Vienna, per evidenziare quei pericoli sociopolitici dovuti ad una carenza di elaborazione cerebrale, dal titolo emblematico: Discorso sulla stupidità.

Interessante questa elaborazione: Non c’è praticamente nessun pensiero importante che la stupidità non sia in grado di utilizzare, essa è mobile in tutti i sensi e può indossare tutti i vestiti della verità. La verità invece ha solo una veste in ogni occasione, e solo una via, ed è sempre in svantaggio.

Secondo questa teoria per Musil l’unico argine alla stupidità è l’agire con l’esempio e la critica, sapendo giungere con la ragione al regno della saggezza, una regione desertica e in genere schivata dagli uomini.

Per questo ritengo, per finire, che dobbiamo arginare questi aspetti che creano generalizzazione e presunta realtà con una comunicazione forse leggermente diversa che moltiplichi la fidelizzazione ai nostri impianti e al nostro lavoro, e non credo di dire cose non risapute. Forse più che evidenziare l’ovvio “nei nostri impianti siamo sicuri perché abbiamo attuato tutte le misure di prevenzione”, “vogliamo lavorare” oppure “i NAS non hanno trovato nulla”, dobbiamo cercare di creare comunicazioni che evidenzino di più gli aspetti positivi, salutari e di benessere del nostro mondo tipo “qui possiamo aiutarvi a vivere con più consapevolezza il valore della salute e del benessere”, “da noi si impara a capire, conoscere e rispettare ruoli e regole per una convivenza sociale ottimale” oppure “in questo impianto possiamo insegnarvi a rispettare il vostro corpo per una vita sana e naturale”…Poi la creatività e fantasia di ognuno potrà fare la differenza.

Ph. ©Valentin Antonucci @Pexels

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