La Follia… Vivaldi lo dice per noi

Esiste un’altra forma di linguaggio da usare quando quella verbale non basta. Quella non verbale mi direte! No, non mi sto riferendo a quella. Parlo del linguaggio musicale. C’è poco di natatorio, vero? Forse sì, forse no. Dipende se il linguaggio musicale rientra tra le forme che voi utilizzate. Personalmente è parte integrante della mia quotidianità.

Non ho mai espresso giudizi fino ad ora, francamente evito sempre di essere giudicante perché penso che quando si devono prendere delle decisioni per un’intera Nazione la cosa non sia così semplice. Mi sono limitata ad osservare con il maggior rigore possibile le disposizioni date “per la salvezza dell’intero Paese”. Mi sono adeguata, anche se a volte l’ho fatto controvoglia. Per alcuni mesi non ho lavorato, ovviamente non per mia volontà e con tutte le difficoltà del caso, ma ho rispettato le regole. Credo che in un paese civile si faccia così.

Fino a quando però le disposizioni non rasentano la follia, fino a quando, qualunque persona di buon senso si rende conto che ci viene chiesto il tutto e il niente, il dritto e il rovescio: fai, però non fare; vai, però stai fermo… il festival delle contraddizioni. Cosa dire di fronte a tutto questo? Come dicevo, non ho più parole.

Noi abbiamo dato il massimo, credo che chi lavora e chi frequenta le piscine abbia dimostrato che siamo persone perfettamente in grado di rispettare le regole, che ci sappiamo adeguare alle misure imposte, che non ci fermiamo davanti alle difficoltà. Le abbiamo applicate le regole e le abbiamo insegnate ai più piccoli e ai più grandi. Direi che il minimo che si possa fare è non prenderci in giro, perché non ce lo meritiamo; non fateci passare per fessi, perché non lo siamo.

La Follia è una composizione antichissima, ma l’interpretazione di Antonio Vivaldi per me resta la più travolgente. La struttura di questa opera, caratterizzata dal tema che ritorna, è incalzante, ostinata e a volte demoniaca. Le variazioni sono molte: a volte sono pacate, poi diventano incalzanti, quasi convulse. Il suono dei due violini arriva come un tornado e in alcuni momenti diventa quasi un’esplosione. Un’esplosione di rabbia… dal minuto 7:36 direi che è massima.

Ecco lascio che sia questa composizione a parlare per me. Qualcuno riderà, ma non mi preoccupo dello scherno della gente, solitamente questo regna dove c’è povertà di intelletto. Sono certa che qualcuno comprenderà, perchè in questo momento parla la mia stessa lingua. E le note musicali sono come carezze, e poi diventano schiaffi e ben rappresentano l’alternanza di carezze e schiaffi che ci ritroviamo a ricevere quotidianamente da chi sostiene di adoperarsi per il nostro bene.

Troppo bella però per dedicarla al nostro Premier e al suo entourage.

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