La nuova normalità: come ripartire e ricostruire tutto al meglio

Molti di voi la ricordano come atleta di Imolanuoto, specialista dei 200 farfalla. Con un background educativo in Management dello Sport ed Economia e Marketing Internazionale, Sara Franzini Gabrielli è oggi impegnata nella sostenibilità e negli eventi. Seminarista e docente in alcune università italiane, cerca di trasmettere i valori dello sport e della sostenibilità ai manager del futuro. Consulente per la realizzazione di progetti ed eventi, nazionali ed internazionali. Il suo sogno è che tutti gli eventi siano organizzati in modo sostenibile e che lo sport possa essere il driver per la costruzione di un futuro unico, migliore e sostenibile. Con questo articolo inizia la sua collaborazione con Nuoto•com. Buona lettura.


LEN_EC_Glasgow_18/G.Scala_DBMedia

La crisi del COVID-19 ha portato a profondi e disastrosi impatti sulla nostra società. Lo sport, gli eventi e gli impianti sportivi, i lavoratori e volontari dello sport. Tutto si era fermato, poi è ripartito e ora si sta rifermando. Il mondo dello sport sta più o meno lentamente collassando. Aumentano le proteste, le ingiustizie, le disuguaglianze. Sembra sempre più remota la possibilità che si possa tornare in breve tempo alla nostra normalità. Ma a quale normalità? Era così perfetta la “vecchia normalità”?

Questa pandemia ci ha dato l’opportunità di fermarci e pensare. Pensare a noi stessi, alle persone che ci sono intorno, alle nostre società e realtà sportive in cui viviamo. Abbiamo avuto il tempo di pensare a quante risorse e quanto tempo abbiamo sprecato, a quante cose avremmo potuto fare o fare meglio. Ci ha obbligati a cambi repentini, innovazioni accelerate e ad avere una creatività smisurata.

Il risultato? Il paradigma di “normalità” è sicuramente cambiato.

Siamo chiamati quindi a costruire una nuova visione di normalità, del futuro, un nuovo paradigma di sviluppo, che non sia insostenibile come quello della “vecchia normalità”, ma che si prenda cura e sia attento all’ambiente e alla società. Dobbiamo costruire la nuova normalità, come? In modo sostenibile.

Da quanti anni si parla di sostenibilità? Ma abbiamo mai iniziato a comprendere davvero il senso di questa parola? Partiamo da qui.

Ci è sempre stata data la parola “Sostenibilità” così, nuda e cruda, senza spiegazioni, senza se e senza troppi ma. Alcuni di noi forse l’hanno sentita per caso, altri per coincidenze, o addirittura perché qualcuno ci ha obbligati ad iniziare a riflettere su questa parola e ad intraprendere azioni sostenibili.

Tra le varie spiegazioni e definizioni, che fluttuano nel mondo della letteratura scientifica, spesso citate ai convegni, dai grandi professori della materia e in TV, in questi anni, ne ho identificata una che credo spieghi molto bene il concetto, dandone una chiara immagine: l’essenza della ciambella. Esatto, proprio la frittella dolce americana (doughnut), la ciambellina con il buco tanto amata da Homer Simpson.

“Imparare a vivere entro i limiti della ciambella: una base sociale di benessere sotto la quale nessuno deve cadere (confine del foro interno), e un limite ecologico esterno, di pressione del sistema Terra, che non dobbiamo oltrepassare (confine esterno della ciambella). Tra questi limiti risiede uno spazio sicuro e giusto per tutti”(Kate Raworth).

Ed è in questo spazio in cui dovremo imparare a costruire i nuovi modelli di sviluppo, le nuove strategie, il nuovo futuro. La nuova normalità.

Sostenibilità non è solo “essere green” o fare qualche donazione a chi ne ha più bisogno. Non è apparire o fare qualcosa giusto perché “lo fanno tutti”.

Sostenibilità è avere cura dell’unico pianeta sul quale possiamo vivere e svilupparci, è avere rispetto gli uni degli altri e dell’intera collettività. È credere fortemente nei principi di trasparenza, inclusività, integrità e buona gestione e applicarli quotidianamente.

Le Nazioni Unite, cinque anni fa ormai, hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, “un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità” che con i suoi 17 Obiettivi e i relativi 169 target che li sostanziano, possono aiutare aziende, pubbliche amministrazioni, governi, organizzazioni di vario tipo e genere e persone, a costruire un futuro migliore e una nuova normalità.

Gli strumenti quindi li abbiamo, la forza e le capacità pure. Non è necessario che ognuno di noi si trasformi in Greta Thunberg o nel Dalai Lama dall’oggi al domani, ma piuttosto si tratta di iniziare, anche con piccoli passi, ognuno nella sua quotidianità, ad intraprendere la via della sostenibilità e dello sviluppo sostenibile.

Lo sport ci ha insegnato a non mollare mai. Basta solo avere ben chiari quali sono i nuovi obiettivi e lavorare per raggiungerli, perché insieme possiamo tutto.

Speriamo di tornare presto ad una nuova normalità, perché forse in fin dei conti, quella vecchia non funzionava poi così bene.

Ph. ©Min An @Pexels

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