Riconoscere gli alibi

La cultura dell’alibi può essere presente sia nel mondo sportivo che in quello manageriale. Nel caso dell’alibi si cercano delle scuse sul perché non si possono fare le cose invece di soffermarsi su cosa stiamo facendo per non far accadere le cose.

Da questo modo di fare nasce la cultura dell’alibi.

L’alibi è di fatto una scusa, ossia quel pretesto che tende a diventare un argomento di auto-difesa attraverso il quale una persona cerca di convincere se stessa e gli altri di non essere responsabile del proprio errore.

Per parlare di alibi dobbiamo provare a conoscere ciò che Rotter nel 1966 definiva con quella che fu chiamata la Teoria del Locus of Control, ossia la maniera in cui le persone si spiegano gli eventi e quindi da come si percepisce ciò che ci accade in base al nostro modo di vedere il mondo. Per questo motivo possiamo dire che il locus of control è definibile come lo stile di attribuzione causale, ovvero, riguarda il come le persone interpretano le cause degli eventi.

La teoria ci dice che due sono le situazioni che possiamo avere tramite il Locus of Control:

  • locus of control esterno: dove la persona attribuisce le cause di ciò che gli sta succedendo o di ciò che sta facendo al caso, alla fortuna, o a fenomeni esterni a se stesso, ossia la ricerca dell’alibi. In questo caso l’eventuale insuccesso sportivo o professionale non è la causa di ciò che ho fatto della mia persona, ma è la conseguenza di una serie di situazioni alle quali aggrapparsi per identificare con una “bugia a sé stessi” quello che in realtà non vogliamo affrontare analizzando la situazione, ossia “la cultura dell’alibi”
  • locus of control interno: è quella situazione invece dove la persona attribuisce le cause degli eventi agiti ed accaduti a sé stesso. In poche parole la capacità di analisi autocritica che evita il nascondersi dietro l’alibi.

Ovviamente possiamo affermare che il comportamento migliore è quello dove non solo non ci si aggrappi ad alibi esterni per non identificare gli eventuali errori da correggere, ma neanche esclusivamente ad alibi esclusivamente interni dove la colpevolizzazione può non farci capire i comportamenti da correggere.

Secondo quanto si definisce in ambito sportivo, secondo alcune analisi studiate da Velasco, si dovrebbero sviluppare dei comportamenti che vadano a sviluppare quelle capacità interne, ossia quelle risorse che si hanno e che possono generare determinazione. In poche parole, autostima ed autoconsapevolezza. Inoltre aumentare la fiducia in noi stessi e negli altri per evitare di rassegnarsi. Infine, e non per ultimo, creare, sia nel mondo sportivo che lavorativo, quella mentalità di team che può significare non solo il rispetto dei ruoli ma anche il contare sui nostri compagni di viaggio. Il gioco di squadra di fatto conviene a tutti perché aiuta a condurre all’eccellenza facendosi carico dei propri punti di forza senza per questo ignorare i nostri punti di debolezza che entrando nella nostra consapevolezza ci possono permettere di non cadere negli alibi.

Tre regole per conoscere ed evitare gli alibi

1. Impara a capire per quale motivo non lo desideri fare imparando a smettere di creare alibi e dire bugie a te stesso.

Quando non vuoi portare avanti un compito o stai “ruminando” sulla sconfitta appena subita forse vuol dire che hai anche una buona ragione per non affrontare queste cose, e quindi diventa cosciente di questa scelta che è solo tua e racconta a te stesso la verità: “questo compito non lo voglio fare perché…”, oppure “questo insuccesso è dovuto al poco impegno che ci ho messo”.

2. Evita di coinvolgere altre persone, o fattori esterni, nei tuoi alibi.

Le persone consapevoli si assumono le proprie responsabilità anche se falliscono o sbagliano, mentre le persone non consapevoli cercano alibi per trasferire su altre persone o su aspetti “esterni” la colpa del proprio sbaglio.

Se lo fate in realtà danneggerete essenzialmente voi stessi. Infatti usare gli alibi per non riconoscere i vostri limiti non vi permette di assumere un atteggiamento di crescita e quindi superarli.

3. Smettila di perdere tempo ma provaci, anche se ciò ti fa paura o temi di fallire il tuo compito.

Cerca di ricordare quante volte hai avuto più paura nell’iniziare un percorso e di conseguenza hai cercato un alibi che ti potesse permettere di non fare il primo passo.

Prova a rompere questa abitudine che ti sei creato e potrai scoprire che spesso è sufficiente un piccolo gesto, un semplice passo per scoprire che fare una cosa può trasformarsi in una grande avventura.

Ph @VeraArsic@Pexels

Condividi su facebook
Condividi su twitter
  • EVENTI E FORMAZIONE
  • CALENDARI E MEETING
Ivo Ferretti: 200 stile libero maschili, 1991 vs 2021

Ivo Ferretti: 200 stile libero maschili,...

Nei giorni scorsi abbiamo potuto rivivere in compagnia di Giorgio Lamberti il suo oro australiano nei 200 stile libero. Sentirlo ...

NEWSLETTER

Lasciaci i tuoi contatti e rimani aggiornato sulle nostre iniziative

Chiudi il menu