Sviluppare l’antifragilità

La maggior parte degli studi, alcuni proposti anche nelle pagine di Nuoto•com, hanno rilevato che le persone con un tasso di scolarizzazione più elevato risultano essere sicuramente più a rischio nella probabilità di sviluppare sintomi di disagio psicologico durante questo periodo, proprio perché più proiettati a cercare informazioni. Abbiamo già visto come la ricerca ossessiva di informazioni, che dovrebbe aumentare la consapevolezza, in realtà è inquinata e spesso dà indicazioni che vengono caratterizzate da toni allarmistici e fasulli, che non fanno altro che alimentare una reazione molto grave d’ansia sociale amplificando la preoccupazione. La conseguenza di questa situazione che sviluppa ansia, grazie all’incertezza ed alla confusione dovuta come si evidenziava dalla sovra-esposizione ai mezzi di informazione, crea comportamenti dannosi per l’individuo e per la socialità.

Le nuove abitudini sociali, fondamentali per contenere gli aspetti legati al contagio, hanno ingigantito nella nostra società l’isolamento e il distanziamento sociale che è, come ci insegna la psicologia sociale, una condizione non naturale per gli essere umani, che si distinguono per le spiccate abilità sociali e di confronto. Le neuroscienze e la fisiologia umana ci insegnano che l’essere umano ha un cervello più grande rispetto agli altri animali, sviluppatosi da un lato per necessità di sopravvivenza, ma anche per gestire relazioni sociali all’interno di un gruppo. Inoltre per i bambini crescere in un gruppo significa sviluppare maggiori opportunità di imparare in quello che viene chiamato “contesto protetto”. Si è anche visto nei vari studi che le situazioni che hanno un grande impatto stressante, dovuto a minacce esterne oppure all’isolamento sociale, tendono a stimolare un forte incremento dell’attività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), ossia di quel sistema neuro-endocrino che è deputato a gestire le reazioni dovute allo stress. Tutto ciò, come studiato in alcune situazioni proprio durante la pandemia, si rafforza con il prolungarsi della minaccia percepita e del periodo di isolamento. Questo aspetto favorisce possibili processi infiammatori ed altri fenomeni a scapito del sistema immunitario. La conseguenza di tutto ciò non solo regola l’attività dell’HPA, ma anche l’interpretazione soggettiva e l’elaborazione psicologica da parte del cervello, che è pienamente occupato a sviluppare reazioni di allarme e di autoprotezione e quindi non riesce ad elaborare ed interpretare in maniera adeguata le informazioni che ci provengono in quanto è come se fosse bloccato sempre di fronte alla stessa scena. E questo si può esplicitare anche a distanza di tempo dopo la fine dell’evento traumatico.

In Italia la Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche (SICUPP) ha effettuato una ricerca tramite i suoi duemila iscritti notando che nei comportamenti agiti dai minori risultano atteggiamenti di collera, scoppi di aggressività, episodi di pianto inconsolabile, forte attaccamento anche fisico all’adulto, inappetenza, disturbi del sonno tra i più piccoli mentre negli adolescenti si è notato che si sono sviluppati atteggiamenti di collera, aggressività verbale, somatizzazioni, ansia, calo dell’autostima, difficoltà di concentrazione.

L’importanza di questo studio ci fa notare che, in particolare nei bambini e nei ragazzi, l’interruzione di quella quotidianità fatta da relazioni con figure di riferimento (parenti, insegnanti, istruttori sportivi, il loro gruppo dei pari) e le restrizioni al movimento hanno in alcuni casi sviluppato questi comportamenti non ottimali.

Secondo il professor Stefano Vìcari, primario di neuropsichiatria all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e professore ordinario all’università Cattolica, la mancanza della scuola e degli ambienti sportivi frequentati ha sviluppato nei bambini e ragazzi delle difficoltà attentive, sociali e motorie in quanto hanno perso lo “specchio” gli permetteva di capire chi sono e come funzionano le loro emozioni. Un bambino quando si trova ad essere isolato dai coetanei ha difficoltà a conoscere sé stesso, a gestire le proprie emozioni, smettendo di imparare a costruire relazioni con gli altri. Inoltre tenderà a sviluppare sempre di più le sue patologie nascoste; se tendeva, ad esempio, verso la fobia sociale, tenderà a chiudersi sempre di più nella sua stanza. Aumenteranno le relazioni virtuali che tendono a risultare più facili in quanto non richiedono il mettersi in gioco come avviene in quelle reali. Tornare alla vita di un tempo sarà qualcosa di molto difficile ma molto entusiasmante per il nostro lavoro di tecnici sportivi e di insegnanti che dovremmo avere la  forza di non abbandonarci alle vecchie abitudini per sviluppare nuove strade didattiche.

Tutto ciò ci ha fatto capire con più intensità quanto il nostro mondo sia incerto e non lineare. Si è cercato di dare delle spiegazioni e si è tentato, in maniera lineare come nostra abitudine, di costruire e di prevedere ogni aspetto tattico per uscire da questa situazione e organizzare il “dopo”. Ma alla fine ci siamo resi conto, con la seconda ondata, che abbiamo sviluppato dentro di noi una serie di illusioni tali da farci credere di avere una sorta di stabilità sia sportiva che gestionale ma anche di vita. In poche parole abbiamo eseguito una semplice estrapolazione lineare basata sulle informazioni del passato che si sono rivelate fuorvianti, in quanto non rilevano le eventuali sorprese che alla fine sono state anche notevoli.

Il cercare di controllare gli eventi, partendo dalle nostre abitudini, ha aumentato in noi, di fatto, quei fattori di alta instabilità che alla fine ci hanno resi più fragili.

Cosa significa antifragile secondo Nassim Taleb, filosofo e scrittore, autore dell’omonimo libro edito per i tipi del Saggiatore?

  • Fragile: è quella cosa che ama la tranquillità e che si rompe al primo impatto. Lo sappiamo da sempre, per tutte quelle volte che ci hanno detto “attento è fragile, può rompersi”
  • Robusto: l’opposto alla fragilità per come la conosciamo, quindi la resilienza, ossia quella capacità di robustezza e resistenza agli eventi esterni
  • Antifragile: la situazione che ama il caos e che da esso migliora e cambia forma

Se la fragilità è nemica dell’incerto, dell’inatteso, del caos, l’antifragilità si nutre proprio del disordine, cresce nel caos e si evolve in esso. La persona antifragile non resta troppo tempo a rimuginare, osserva la realtà ed agisce con “fiuto”. Non solo non possiamo avere, secondo Taleb, sempre tutto sotto controllo, ma gli imprevisti sono funzionali all’evoluzione e vanno sfruttati a nostro favore al fine di prosperare nel disordine.

Tramite l’antifragilità invece di subire l’evento traumatico lo possiamo fare nostro per sfruttarlo e per migliorare. Utilizzare questa opportunità per sviluppare creatività ed intelligenza emotiva, cambiare e migliorare al fine di adattarsi in maniera costruttiva e nuova abbandonando le abitudini. Si afferma che un sistema prende tra le braccia l’imprevisto e l’incertezza per assumerne positivamente il rischio.

Il cambiamento potrà avvenire nel momento in cui riusciremo a smettere di essere convinti che possiamo prevedere tutto, cosa impossibile, per iniziare a preoccuparci a capire non quello che può succederci, ma il come un evento può influenzarci. Quindi dobbiamo imparare a ragionare che noi non possiamo sicuramente sapere cosa ci aspetta come risultato, ma possiamo invece imparare ad affrontare l’impatto che tutto ciò ha su di noi per far si che questo diventi un punto di forza e un nostro alleato.

Si definisce quindi antifragile colui che riesce a trarre beneficio da questa volatilità e dagli shock.

Bibliografia

  • Nassim Nicholas Taleb, Antifragile. Prosperare nel disordine. Il Saggiatore, 2013 (ed. originale 2012)
  • Nassim Nicholas Taleb, Il cigno nero. Come l’improbabile governa la nostra vita. Il Saggiatore, 2014 (ed. originale 2007)
  • Peter Senge, La Quinta Disciplina. L’arte e la pratica dell’apprendimento organizzativo, Sperling & Kupfer, 1992
  • Andrea Canevaro, Bambini che sopravvivono alla guerra: percorsi didattici e di incontro tra Italia, Uganda, Ruanda e Bosnia, Trento, Erickson, 2001
  • Bonfiglio, N S, Renati, R, Farneti, P M (2012). La resilienza tra rischio e opportunità. Alpes, Roma

Ph @EternalHappiness@Pexels

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