FINA e Cornel Marculescu: il re abdica ?

Cornel Marculescu, il direttore esecutivo della FINA quest’anno 80enne, lascerà il suo ruolo di gran capo della federazione internazionale di nuoto dopo 35 anni. Lo farà a maggio sperando di consegnare le chiavi alla sua assistente degli ultimi tre decenni.

Marculescu, un rumeno poliglotta che ha guidato la politica dello sport olimpico ed ha procurato alla FINA vantaggi finanziari e polemiche, ha raccomandato in una lettera di dimissioni la sua assistente, Marcela Saxlund Medvedev, quale persona idonea ad assumere la leadership FINA.

L’Ufficio di presidenza in carica discuterà la questione in una sessione online.

L’eredità di Cornel Marculescu sarà, in parte, quella di un uomo che ha supervisionato una federazione ricca di controversie, compresi i fallimenti sistematici che hanno contribuito alla morte prevenibile di Fran Crippen e quella che è ampiamente considerata come una mancanza di impegno per lo sport pulito. La DDR, la crisi cinese degli anni ’90, lo scandalo del doping russo e la saga di Sun Yang, incluso uno degli abbracci meno appropriati nella storia delle Olimpiadi (Rio 2016 post 200 stile libero con proprio con Sun Yang), tutto questo e molto altro è accaduto nei lunghi anni di regno di Marculescu.

L’eredità di Cornel Marculescu sarà anche quella di un uomo che si è rimboccato le maniche, ha viaggiato e negoziato più di ogni altro dirigente nella storia del nuoto mondiale, mentre la supervisione della crescita si è concentrata su tre cose: il denaro, la struttura per mantenere lo status quo e la crescita del circo (un mondo a parte rispetto alla FINA degli anni ’80).

Il desiderio finale di Marculescu sembra essere che Saxlund si trasferisca al suo posto. Qualsiasi nomina di questo tipo è lungi dall’essere garantita in un’organizzazione altamente politica che rimane in gran parte un mondo di uomini: l’esecutivo della FINA rimane tutto maschile (e lo è stato dalla sua fondazione nel 1908), gli uomini rappresentano quasi il 70% delle 300 posizioni dal consiglio ai comitati di base, e un terzo di tutti i gruppi decisionali negli sport acquatici sono zone off-limits per le donne.

Aggiungete a ciò l’aumento di dieci volte dei rappresentanti maschi dei paesi del Medio Oriente nei ruoli del comitato FINA, e capirete come sia complicata la presenza di una donna in una federazione ultra “patriarcale”.

Se confermato, l’addio di Marculescu avverrebbe un mese prima che la FINA tenga il Congresso in Qatar, pandemia permettendo. L’uomo che potrebbe essere eletto presidente in quel Congresso è Husain Al-Musallam, un kuwaitiano al centro di una seria controversia da quando è stato citato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti come co-cospiratore di una frode di quasi 1 milione di dollari nel caso di dichiarazione di colpevolezza dell’arbitro di calcio Richard Lai. Al-Musallam ha sempre negato il reato e la FINA ha preso per buona la sua parola ma il caso deve ancora essere testato in tribunale e il dossier rimane aperto.

Mentre il Congresso incombe quindi, anche la prospettiva di democrazia viene sempre meno in seno alla FINA, con la proposta di affidare il potere al processo decisionale nelle mani di un solo uomo, il Presidente.

Fonte State of Swimming – Articolo molto circostanziato e completo

Foto © Andrea Masini Deepbluemedia 

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