Stefano Morini: è fondamentale esaltare le qualità individuali dell’atleta. Per i miei ragazzi allenarsi è come gareggiare tutti i giorni

Sicuramente non ha bisogno di presentazioni; quando nomini Stefano Morini tutto il mondo del nuoto ha ben chiaro di chi si sta parlando. Il Moro, responsabile tecnico del Centro federale di Ostia, ha sulle spalle una notevole esperienza e risultati che non hanno bisogno di commenti. Abbiamo avuto modo di parlare con lui e di chiedere il suo parere su argomenti sicuramente di grande interesse e attualità: 200 stile, gare, pandemia.

È sempre stato un sostenitore del “non gareggiare troppo”: appuntamenti accuratamente selezionati e ben preparati; a volte ponendosi in una posizione diversa da quella di alcuni colleghi, anche stranieri, che sostenevano l’efficacia del gareggiare molto. Questa pandemia però sembra darle ragione: poche, pochissime gare, ma con risultati importanti. Qual è il suo pensiero?

Per quanto riguarda i miei ragazzi, per loro allenarsi è un po’ gareggiare tutti i giorni. Sicuramente le sensazioni di gara sono leggermente diverse, ma quando mi ci metto, li so punzecchiare per bene anche durante l’allenamento. Paradossalmente, in alcuni momenti, li devo un po’ dividere e frenare. È vero che sono molto convinto che troppe gare non sono funzionali; diciamo però, che per come stiamo vivendo in questo momento a causa della pandemia, forse sono troppo poche! In inverno partecipavo sempre ad un paio di meeting, oppure a qualche appuntamento di Coppa del Mondo. In questa stagione alcuni dei miei atleti praticamente non hanno ancora gareggiato. Qualcuno ha nuotato i 200 stile libero agli assoluti di dicembre a Riccione, ma più per il piacere di gareggiare che per la ricerca di un risultato prestazionale di rilievo. Così forse è anche un po’ troppo! Diciamo che le sensazioni di gara, testate magari ogni due mesi, potrebbero concordare con quelle che sono le mie idee. La pandemia, come cittadini, la stiamo vivendo da un anno; ma come movimento sportivo di alto livello è come se fossero due, perché la stagione 2019/2020 è stata interrotta a marzo e quella attuale l’abbiamo ripresa, ma praticamente mai inaugurata.

Per tornare al mio pensiero sulle poche gare, credo che ogni allenatore abbia la propria idea e vada rispettata. Ciò che io vorrei è arrivare alla manifestazione importante centrando il risultato e con un tempo di rilievo. Questo è il mio obiettivo, non sempre si riesce a raggiungerlo, ma è ciò per cui lavoro. Rispetto il pensiero di alcuni colleghi che preferiscono gareggiare anche tutte le settimane, ma non mi trovo d’accordo. Personalmente mi pongo il problema per i ragazzi che devono affrontare la competizione: immagino gli atleti, che a volte li senti affermare che gareggiano sotto carico. Questi ragazzi, a mio parere, già a metà settimana cominciano a fare meno perché entrano in sintonia con la gara. Mentalmente affrontano la seduta di allenamento in maniera diversa. E non va bene. Preferisco quindi concentrarmi sulla preparazione, tralasciando alcune competizioni che per me non avrebbero una grande valenza. Prendendo ad esempio Gabriele Detti, se avesse nuotato in questo momento, tra febbraio e marzo, dei tempi notevoli, io mi sarei preoccupato in vista dei campionati italiani, perché le alternative sono due: o farà una prestazione senza precedenti, o semplicemente si ripeterà, senza però migliorarsi. Ma ci tengo a sottolineare che questo è un mio pensiero, sono consapevole che altri allenatori adottano altre strategie e questo non significa che siano sbagliate. Ho sempre avuto questo tipo di approccio, frutto anche di un grande insegnamento che ho ricevuto da Alberto Castagnetti che si identificava in questo al 100%. Credo comunque che la bontà di un metodo si possa valutare anche sulla base dei risultati: dal 2009, anno in cui sono arrivato al centro federale di Ostia, abbiamo vinto in campo internazionale 78 medaglie. È un risultato di cui vado veramente fiero, ma sono pronto a imparare da chi farà meglio di così.

Coach Stefano Morini and Italian technicacl director Cesare Butini pose in front of a Fina banner
Hanghzhou 09/12/2018
Hangzhou Olympic & International Expo Center
14th Fina World Swimming Championships 25m
Photo Andrea Staccioli/ Deepbluemedia /Insidefoto

 

Gianfranco Saini, in una nostra recente intervista, ha citato Gabriele Detti come uno dei migliori interpreti dei 200 sl. Cosa ci può dire a tal proposito, visto che si tratta di un suo atleta?

Anzitutto voglio ringraziare Saini per quanto detto su Gabriele. Credo comunque che ci sia una bella differenza tra i 200 che nuotava Ian Thorpe e quelli che nuota Detti. Io prediligo e cerco di allenare i  miei atleti con una modalità che sicuramente Gianfranco condivide e della quale è un po’ fautore: la gestione del 200 con 1-4-3-2. La prima frazione è quella più veloce perché c’è il tuffo di partenza; nella seconda si cerca un assestamento ed è una fase molto importante, io lo ricordo sempre ai miei atleti, che il sistema aerobico interviene dopo 60 secondi, e quindi tutto ciò che viene accumulato in quel primo minuto ce lo ritroviamo come zavorra nelle braccia nell’ultima parte di gara. Gabriele sicuramente cerca di mettere in pratica tutto questo: sono molto attento a queste progressioni perché mi sembra possa essere la soluzione migliore. Poi, naturalmente, non è detto che ogni volta vada bene ma in molte occasioni ha dato i risultati per i quali si stava lavorando. Credo valga sia per i 200 che per i 100: spesso si sentono i ragazzi dire “passo a bomba e poi speriamo in Dio”! Ma non funziona così, non si può sperare in Dio, perché quando ti arriva addosso questo macigno, ti impicchi e non vai più avanti. E allora poi si vedono gli atleti che “muoiono” all’ultimo 50 o all’ultimo 25. Bisogna cercare di essere più brillanti nell’ultima frazione di gara, ma non solo muscolarmente, anche mentalmente. La lucidità è fondamentale perché la competizione va gestita anche con la testa, se sei troppo stanco non connetti più e non riesci a mettere in pratica la strategia di gara. E per non cascare in questo errore è fondamentale farlo migliaia di volte in allenamento, non lo puoi improvvisare in gara. In allenamento si deve creare la consapevolezza nell’atleta delle sue possibilità e delle sue qualità. Io lavoro con ragazzi grandi, e natatoriamente già abbastanza formati; se non avevano questa filosofia prima, inizialmente mi guardano un po’ straniti.

Lei può sicuramente vantare un’esperienza importante, sia in termini di tempo trascorso a bordo vasca, sia in termini di tipologia di atleti che ha seguito. I 200 stile libero sono una distanza che, dal punto di vista dell’allenamento, destano sempre grande interesse e curiosità. Ritiene che sia una distanza caratterizzata dalla velocità resistente o dalla resistenza veloce?

Credo che non ci sia molta differenza, deve esserci un connubio di queste due caratteristiche, saperle elaborare, saperle mettere in pratica e gestirle al momento opportuno. Personalmente, come allenatore mi sono un po’ ridimensionato nei metri nuotati, ma ricerco sempre che i miei atleti nuotino bene. Anche se l’andatura è aerobica, la tecnica non deve venire meno. Mi piace vedere il nuotatore che scivola e va a cercare l’acqua il più lontano possibile, che quando è possibile si contino le bracciate. Cerco di trovare dei tempi di passaggio ideali per ogni atleta: nell’allenamento di oggi, per esempio, avevo sette atleti in acqua e avevo preparato quattro allenamenti diversi, nonostante due o tre di loro facciano le stesse gare. Questo perché voglio riuscire ad esaltare in acqua le qualità migliori di ognuno di loro. Mi ha fatto molto piacere leggere nell’intervista che avete fatto a Marco Bonifazi, che anche lui condivide questo pensiero.

A seconda che venga nuotata in vasca corta lunga, la gara dei 200 stile libero è molto diversa. Lei personalmente come ritiene dovrebbero essere interpretati?

Per me deve essere uguale, non fa differenza se è in lunga o in corta. Il negative split va fatto sia nella vasca da 25 sia in quella da 50, per quel che mi riguarda. Sia per quanto riguarda la strategia di gara che per quanto riguarda l’allenamento. Non faccio alcuna differenza se devo preparare una competizione in corta o in lunga. Sicuramente in una competizione in vasca corta la parte relativa a partenze, passate subacquee e virate ha un peso maggiore rispetto alla lunga e noi in Italia siamo un po’ carenti su questo aspetto. Motivo per cui tutti i mercoledì lavoro con Ivo Ferretti, responsabile dell’area biomeccanica della Federazione Italiana Nuoto e grande esperto della video analisi computerizzata della tecnica, per cercare di migliorare questi aspetti nei ragazzi. Non è semplice, perché arrivando a Ostia già abbastanza formati, gli atleti tendono ad avere una nuotata consolidata e modificarla non è sempre facile. Però ci proviamo! E anche questi aspetti si migliorano solo allenandosi: per esempio migliorare la bracciata, non tanto da un punto di vista della frequenza ma dell’ampiezza, non lo puoi improvvisare. Lo devi ricercare giorno dopo giorno e soprattutto a tutte le andature. Spesso propongo lavori in progressione, che partono da andature aerobiche per poi sfociare in VO2max, e cerco che il gesto tecnico non venga mai meno, perché quello può migliorare l’efficienza di nuotata.

La situazione che si è creata a causa della pandemia è sicuramente nuova per tutti e nessuno probabilmente ha la soluzione per ottenere il risultato migliore. Qual è l’idea che ha maturato a seguito di questo evento e quali sono gli aspetti che ha reputato fondamentali per poter andare avanti?

Personalmente ho cercato di adottare la strategia di non far venire meno l’entusiasmo nei ragazzi. Siamo sempre andati avanti pensando in maniera costruttiva, senza porci la domanda “Olimpiadi sì, Olimpiadi no”. Per noi le Olimpiadi si faranno e le stiamo preparando. Poi se così non sarà, valuteremo al momento opportuno. Questo approccio ci ha premiato già lo scorso anno, perché così facendo al Sette Colli abbiamo ottenuto risultati importanti. Al momento il mio obiettivo è riuscire a fare alcune gare importanti, quali il Sette Colli, Europei e Campionati Italiani, per poi arrivare alle Olimpiadi al meglio.

Marco De Tullio, Stefano Morini, Gabriele Detti, Gregorio Paltrinieri
Roma 9-5-2020 Centro Federale di Ostia
Italian team athletes train in the second session after more than 50 days of lockdown due to the coronavirus (covid-19) pandemic
Secondo giorno di allenamento di alcuni atleti italiani dopo la fase di lockdown dovuta alla pandemia di Coronavirus.
Photo Andrea Staccioli / Deepbluemedia / Insidefoto
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su reddit
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
  • EVENTI E FORMAZIONE
Nessun articolo trovato.
  • CALENDARI E MEETING
"La squadra sta bene, siamo fiduciosi. Osservati speciali Titmus e Kamminga": intervista esclusiva a Cesare Butini

“La squadra sta bene, siamo fiduci...

Mentre si conclude la prima settimana del collegiale preolimpico della Nazionale italiana presso il campus dell'Università di Waseda a Tokorozawa, ...

NEWSLETTER

Lasciaci i tuoi contatti e rimani aggiornato sulle nostre iniziative

Chiudi il menu