Shayna Jack vuole tornare alle competizioni, ma deve ancora aspettare.

La nuotatrice australiana Shayna Jack (22) ha terminato il suo periodo di squalifica di due anni per “doping” lo scorso 12 luglio 2021 e quindi potrebbe tornare alle competizioni, ma prima di farlo deve ancora aspettare la decisione della Corte di Arbitrato per lo Sport in merito all’appello presentato lo scorso 7 dicembre dall’Agenzia mondiale antidoping (WADA) e da Sports Integrity Australia che vogliono venga confermata la squalifica di quattro anni prevista in origine per fare chiarezza nell’applicazione delle regole antidoping.

Ragione per cui resta ancora in piedi l’ipotesi di altri due anni di inammissibilità qualora il ricorso avesse riscontro a lei sfavorevole, nel frattempo l’atleta di Dean Boxall può continuare ad allenarsi ma senza competere, piuttosto difficile non poter gareggiare dopo aver visto il trionfo olimpico dei suoi compagni di nazionale impegnati ai Giochi di Tokyo, sopratutto con il settore femminile, il più vincente in assoluto e di cui le avrebbe potuto fare parte.

Proprio ieri la nuotatrice sul suo profilo Instagram ha pubblicato un post con i campioni di un test antidoping appena effettuatole, oltretutto è in arrivo in Australia una grande novità, l’Australian Swimming League, il primo campionato professionistico a carattere nazionale con premi in denaro il cui lancio è previsto nel prossimo ottobre e lo sviluppo nel primo trimestre de 2022.

Shayna Jack era stata squalificata per quattro anni nel luglio del 2019 dall’agenzia antidoping australiana (ASADA) per essere risultata positiva al Ligandrol dopo un test eseguito durante un collegiale di avvicinamento ai Campionati del Mondo di Gwangju , nel novembre scorso (2020) ha poi avuto il dimezzamento della squalifica dalla Corte di Arbitrato per lo Sport di Losanna che ha ritenuto valide le motivazioni presentate dalla difesa nella presentazione del ricorso sulla precedente sentenza, riconoscendole dunque la totale non consapevolezza nell’assunzione del farmaco proibito. Ma la sua lotta con la giustizia sportiva non è ancora del tutto finita, dovrà affrontare – come detto sopra – il ricorso presentato da WADA e da Sport Integrity Australia contro il dimezzamento della squalifica di cui sopra. La sua battaglia legale le è già costata più di $ 130.000.

Ricordiamo che a sua difesa venne anche il capo dell’Agenzia antidoping americana (USADA), Travis Tygart, colui che fermò il ciclista Lance Armstrong e tutto il suo entourage, secondo il quale la nuotatrice australiana è stata l’ennesima vittima di “un sistema intrinsecamente ingiusto” che tratta tutti gli atleti come fossero truffatori intenzionali, indipendentemente dalle circostanze individuali, a suo dire la normativa antidoping non sta tenendo il passo con i progressi tecnologici fatti dalla scienza che è in grado di rilevare tracce minime di sostanze vietate, valori che non portano alcun beneficio ai fini del miglioramento prestativo degli atleti, fra i farmaci in oggetto c’è anche il Ligandrol che continua ad essere rilevato in valori molto bassi in numerosi atleti, il che suggerirebbe, secondo la sua riflessione, che ci sono molte situazioni di assunzione non consapevole.

Queste alcune dichiarazioni che Travis Tygart rilasciò per lo speciale televisivo di Channel 2 dedicato al caso di Shayna Jack

Definire questa persona imbrogliona al pari di chi ha fatto parte del sistema doping di stato in Russia è semplicemente ingiusto.

Abbiamo registrato dozzine di casi in cui gli atleti sono risultati positivi con livello molto bassi causati dalla contaminazione di carne o dall’intimità con un partner, da contaminazioni multivitaminiche, dall’assunzione di minerali e integratori .  

Le regole prevedono che un atleta che ha un riscontro di positività venga automaticamente considerato un imbroglione intenzionale che merita una sanzione di quattro anni. L’unica domanda da porsi è: quanti atleti innocenti saranno ancora condannati prima che le regole cambino?” 

 

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