Giorgio Lamberti: Michele, con questo Europeo, è andato a riprendersi ciò che gli era stato tolto. 

Dietro ad ogni atleta non c’è solo una società e un allenatore, c’è anche una famiglia.

Se poi succede che società, allenatore e famiglia sono un tutt’uno… niente paura! Stiamo parlando dei Lamberti!

Dopo l’Europeo in vasca corta appena conclusosi, abbiamo parlato con Giorgio Lamberti, per una chiacchierata su quanto accaduto a Kazan. In quei giorni, suo figlio Michele è stato sicuramente uno dei protagonisti. Ma dietro a ogni medaglia si nascondono molte vicende, e solitamente sono quelle che danno valore al metallo che si porta al collo.

Michele in questo europeo ha dimostrato di avere qualità importanti per affermarsi in un panorama internazionale. Qual è l’analisi di Giorgio, l’allenatore?

In realtà non dovrei essere io a fare l’analisi, bensì la mamma Tanya Vannini. Io coordino le attività degli allenatori della mia società, alleno anche ovviamente e seguo anche mio figlio in acqua, ma la programmazione di Michele la segue mia moglie Tanya, è lei il coach. Se c’è qualcuno a cui fare i complimenti per il lavoro a bordo vasca, sicuramente è lei. Insieme a Gianvirgilio Catania, che è un allenatore di esperienza trentennale. 

Tanya Vannini – photo Giorgio Scala

L’analisi che posso fare è sicuramente positiva: non tanto per le medaglie, che sicuramente fanno piacere. Ma perchè Michele sta raccogliendo i risultati di un lavoro molto duro e di un percorso che di ostacoli ne ha avuti tantissimi. Michele ha avuto ottimi risultati agli Eurojunior di qualche anno fa, poi da quel momento ci sono stati una serie di eventi che sembravano mettere costantemente il bastone tra le ruote, non solo per lui, ma anche per gli altri miei figli: Matteo, il maggiore, e Noemi, la più piccola. Mononucleosi, citomegalovirus, e altro. Abbiamo passato anni in cui pensavamo di vivere un incubo. Non riuscivamo a sollevare la testa. 

Nello specifico di Michele, sono sempre stato convinto che le sue capacità gli permettessero di spaziare dai 50 ai 200 metri, non solo nel dorso ma anche nel delfino. A febbraio, con una stagione iniziata bene, abbiamo vissuto in casa il dramma del Covid. L’ennesimo ostacolo. Che per lui però ha significato rinunciare agli assoluti primaverili, vedendo così sfumare la possibilità di guadagnarsi un posto per gli Europei di Budapest. Ovviamente sognava anche le Olimpiadi. Mi chiese di poter fare almeno 50 dorso a Riccione, e da quella richiesta capii quanta amarezza avesse dentro. Ma prima di essere un atleta per me Michele è figlio, e la sua salute andava al di là di ogni gara. Vedere quello che ha fatto a Kazan per me è stata una gioia immensa, da allenatore ma soprattutto da padre, perchè so quali sacrifici ha fatto, so cosa ha dovuto sopportare, so a cosa ha dovuto rinunciare. E quello che ha ottenuto era ciò che meritava. 

Sentire che ora annuncia ai media che, appena rientra, riprenderà a lavorare a testa bassa, mi riempie di orgoglio, perché significa che, oltre al talento, ha capito che il lavoro paga. L’impegno e la costanza fanno la differenza. Bisogna coltivare i propri sogni e intraprendere il percorso per realizzarli. Ad oggi, penso di poter parlare anche a nome di mia moglie, Michele ci ha sorpreso per la maturità che ha dimostrato. Ha lavorato duramente a settembre e ottobre, ha scaricato solo una settimana. Ma l’esperienza mi insegna che, in questa fase della stagione, sette giorni di tapering possono essere sufficienti per trovare quella forma che serve in gara. Ha dimostrato di avere un recupero fisico e mentale di grande rilevanza, i ritmi erano incalzanti: è sceso in acqua per sette volte in due giorni, realizzando ogni volta il PB e le prestazioni che poi abbiamo visto tutti. La gioia di vedere un ragazzo concentrato e determinato, che è andato a prendersi ciò che voleva. E non dimentichiamoci il fatto che in quel contesto era una matricola. I 200 dorso poi hanno coronato il tutto, perchè ha mantenuto la concentrazione, non ha mollato.

Lamberti Michele ITA
100m Butterfly Men Final
Kazan – Russia 03/11/2021 Aquatics Palace
LEN European Short Course Swimming Championships
Photo Giorgio Scala / Deepbluemedia / Insidefoto

 

Tecnicamente mi ha piacevolmente colpito, i consigli che gli davamo quando ci sentivamo da casa, erano quelli di mantenere la concentrazione, di curare bene il riposo e l’alimentazione, perchè la manifestazione durava parecchi giorni, e alla fine aveva un’altra gara importante e complicata, i 200 dorso. A ventuno anni un atleta deve avere tutte queste attenzioni. Ha saputo gestirsi, migliorando gara dopo gara. E noi da casa eravamo convinti che avrebbe potuto fare veramente bene. 

Un’attenzione che abbiamo avuto con Michele è stata che, da adolescente, era più gracile di alcuni suoi compagni, e pur vedendolo dotato per la nuotata a delfino, non aveva ancora la potenza necessaria per poter competere e togliersi qualche soddisfazione. Perciò ci siamo orientati a farlo gareggiare dove la sua tecnica poteva vincere sulla potenza degli altri, e quindi il dorso. Ora stiamo lavorando anche sulla potenza, ma senza esagerare, perchè non vogliamo appesantirlo, vogliamo mantenere le sue caratteristiche che sono la fluidità, l’elasticità e la leggerezza; ne risentirebbe la sua nuotata. Questo lavoro sulla potenza gli darà sicuramente dei benefici nella velocità di base, nella velocità più resistente e nel delfino, che è una nuotata che a lui piace molto e gli viene davvero naturale, anche da stanco. 

Ora mi confronterò anche con la Federazione Italiana Nuoto per la progettualità su Michele, per capire come procedere. 

Il ruolo è duplice, padre e allenatore. Le vicende sportive ci insegnano che a volte funziona: vedi Sara Franceschi e il papà Stefano nel nuoto, Tania Cagnotto e il papà Giorgio nei tuffi, Gianmarco Tamberi e il papà Marco nell’atletica. Come hai vissuto e stai vivendo questo duplice ruolo?

Sicuramente è qualcosa di forte. Aumentano i battiti. Io e mia moglie abbiamo dovuto guardare le gare in due stanze diverse. Forse invecchiando ci si commuove di più. Ma per me avere questo duplice ruolo non è un problema da affrontare, è qualcosa che amplifica le emozioni, soprattutto quelle belle. Me lo diceva mio padre e i miei nonni e avevano ragione. Probabilmente si ha una consapevolezza maggiore, ma è una cosa buona, non un problema. 

LAMBERTI Giorgio ITA
LEN 45th European Junior Swimming Championships
Helsinki, Finland
Mäkelänrinne Swimming Centre
Day00 03-07-2018
Photo Andrea Masini/Deepbluemedia/Insidefoto

L’eredità che Michele, Matteo e Noemi, devono affrontare è importante: un papà e una mamma che non sono esattamente degli sconosciuti nel mondo del nuoto. Come ti sembra che Michele e i suoi fratelli abbiano approcciato tutto questo?

Sono stati tutti e tre molto bravi in questo senso. Io e Tanya molto raramente abbiamo parlato dei nostri successi, i miei trofei sono tutti a casa dei miei genitori, non c’è una medaglia esposta. Non abbiamo mai fatto pesare questa cosa. L’unico episodio che ricordo è che, quando erano piccoli, la Gazzetta pubblicò un dvd dedicato ai miei successi e guardandolo i ragazzi erano molto incuriositi e stupiti. Mano a mano che crescevano si è sempre ironizzato, scherzato. Chiedevano i nostri tempi per giocarci su e magari porsi l’obiettivo di batterci. Ma non è mai stata un peso con il quale dovevano convivere, assolutamente. Siamo forse riusciti a sdrammatizzare, a far si che fosse un incentivo ma non una sfida con noi genitori. 

Sono stati bravi perchè hanno passato tutti e tre degli anni molto difficili, e, nonostante tutto, hanno saputo rialzare la testa e guardare avanti. Rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Questi periodi negativi che hanno dovuto superare credo li abbiano temprati, resi sicuramente più forti e più determinati ad andare a prendersi ciò che sognano con consapevolezza e determinazione. Li ho visti soffrire, e noi abbiamo sofferto con loro, perchè li stimolavamo a prescindere ma le cose non andavano mai come le avevamo programmate. Matteo ha fatto solo due settimane di vacanza quest’anno, per poi concentrarsi sulla sua preparazione. Noemi è rinata con l’iniziativa delle Federazione Italiana Nuoto che ha coinvolto molti più giovani con gli Eurojunior a Roma. Michele, con questo Europeo, è andato a riprendersi ciò che gli era stato tolto. 

Studiano tutti e tre, Matteo e Michele sono iscritti all’Università, ed è una cosa alla quale teniamo molto. Tanti atleti della nostra Nazionale si sono laureati ed è una cosa bellissima, perchè significa che, nonostante i sacrifici, è qualcosa di realizzabile. Sono esempi per i giovani di oggi. 

Quando a Kazan Michele ha realizzato un vero e proprio show, carico di miglioramenti gara dopo gara, molte testate hanno intitolato “tale padre, tale figlio”. Probabilmente l’associazione è inevitabile. Ritieni di dover proteggere Michele e i suoi fratelli da questo oppure pensi che non sarà necessario?

Sono frasi fatte alle quali non faccio molto caso, credo siano un po’ riduttive. Credo che abbiano la maturità e l’intelligenza per non lasciarsi influenzare. Non ho mai fatto vedere le medaglie ai miei figli prima, figuriamoci se lo faccio ora. Io e Tanya siamo il passato, loro sono il presente e il futuro. Sono ragazzi consapevoli delle loro capacità e sanno che quanto ottengono è frutto del loro lavoro e del loro impegno. Non certo del cognome che portano. Noi ci saremo sempre a suggerire, a consigliare, a stimolare quando sarà il momento. E soprattutto li aiuteremo a tenere i piedi per terra. Perché il nuoto è uno sport meraviglioso, ti regala gioie incredibili, ma allo stesso tempo è complicato, richiede molto e, soprattutto, richiede di riconoscere i propri limiti e andare oltre, superarli, per poter ottenere un risultato. Sotto questo aspetto credo che l’esperienza mia e di Tanya come atleti si riveli preziosa per aiutare i nostri ragazzi nel loro percorso, non tanto perchè devono fare ciò che abbiamo fatto noi, ma perchè possano vivere la loro esperienza sportiva al meglio, inseguendo i loro obiettivi e i loro sogni. 

Dovremmo chiederlo a Michele, ma da padre, come pensi stia vivendo tutto questo?

Onestamente non ci siamo sentiti moltissimo, non vedo l’ora che torni, ma credo sia davvero felice. Il giorno del suo compleanno abbiamo fatto una videochiamata tutti e cinque durante la quale aveva un sorriso incredibile stampato in faccia, neanche fosse una paresi facciale. Credo sia davvero felice. E se lo merita, dopo tante sofferenze.

 

 

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