Inseguimento ad armi pari?

È dal 1° gennaio del 2010 che mi faccio questa domanda.

Da quando hanno abolito i full body suit, non solo nella loro versione gommata, ma anche in quella di stoffa, preponderante fino all’inizio del 2008, quando le squame dello Speedo LZR fecero la loro apparizione ufficiale (perché ufficiosamente qualche atleta le stava provando da tempo…).

La domanda è semplice: per quanto concerne la componente tecnica rappresentata dal costume da gara, il regolamento vigente (che prevede “solo” jammer in campo maschile) garantisce equivalenza prestazionale a entrambi i sessi? La “quantità” di tessuto per maschi e femmine determina differenze sostanziali nelle prestazioni?

La questione è emersa recentemente, ma in maniera leggera. I confronti sono stati fatti sulla quantità di WR ottenuti a partire dal 1° gennaio 2010, una variabile troppo aleatoria per rappresentare una trattazione soddisfacente dell’argomento.

I WR sono legati ai singoli talenti e i talenti non sono mai equamente suddivisi nel tempo, nelle specialità e tra i sessi. Michael Phelps ha dato il suo massimo tra il 2003 e il 2008, Katie Ledecky è invece figlia del decennio successivo. Non possiamo quindi fare affidamento sui WR e, ampliando il concetto, neppure sui crono fatti registrare dai vincitori delle grandi manifestazioni (Mondiali e Olimpiadi). I talenti, scientificamente “le singolarità”, non devono influenzare la valutazione.

Proviamo pertanto ad affidarci a tempi che possano, in qualche modo, dare riscontri medi sul movimento natatorio di élite. Una via potrebbe essere quella di fare riferimento ai tempi necessari per arrivare a podio o a una grande finale. Restringiamo l’analisi alla gara regina del programma, la più frequentata dagli atleti: i 100SL.

L’obiettivo, la tesi (la “mia” tesi), consiste nel dimostrare empiricamente che il nuoto femminile, oggi, acquisisce qualche vantaggio dovuto al costume da gara, che copre e comprime una porzione maggiore del corpo rispetto al corrispondente maschile.

Il sistema applicato è relativamente semplice.

Nelle tabelle corrispondenti ai grafici più dettagliati abbiamo le seguenti informazioni – per “PODIO” (3° posto in finale) e per “QUAL” (tempo necessario alla qualificazione per la finale):

  • Crono maschile (“M”)
  • Crono femminile (“F”)
  • Differenza tra il 2° e il 1° (“DIFF”)
  • Differenza di cui al punto precedente pesata con il crono maschile come base (“DIFF”/”M” = “DIFF PERC (BASE M)”)
  • Media per periodo di “DIFF PERC (BASE M)”

I periodi sono stati scelti tentando di applicare una certa ragionevolezza, in base alle varie situazioni storiche che hanno influenzato il movimento natatorio nel tempo. Tengo a precisare che alcune scelte, per quanto ragionevoli, si debbano considerare arbitrarie.

  • “1912 – 1936” = “Tra le due guerre”: periodo di sostanziale prevalenza dello sport maschile in quanto, in una percentuale significativa dei paesi, lo sport femminile non era incentivato. E men che meno uno sport come il nuoto, nel quale veniva messo “impudicamente” in mostra il corpo femminile.
  •  “1948 – 1972” = “Periodo d’oro”: fase di crescita esponenziale della pratica natatoria con conseguenti risultati in campo agonistico. Forte riduzione fisiologica del gap F/M.
  • “1976 – 1988” = “Doping femminile”: fase nella quale il doping applicato in campo femminile ha ridotto in maniera significativa il gap tra i 2 sessi.
  • “1992 – 1998” = “Stasi”: fase di significativo rallentamento delle prestazioni.
  • “2000 – 2007” = “Tessuto”: fase tecnica dei full body suite in tessuto.
  •  “2008 – 2009” = “Gomma”: full body suite gommati.
  • “2011 – 2021” = “Discriminazione?”: fase tecnica nella quale il supporto tecnico identificato dal costume da gara potrebbe aver influito nelle differenze di prestazione tra i sessi.

Partiamo dalle differenze tra i valori assoluti.

Possiamo subito notare, sia per i podi che per i tempi necessari alle qualificazioni, a parte la divergenza del periodo fino a inizio anni 70, una certa regolarità. Se calcolassimo la differenza degli integrali (le aree sottese ai due andamenti), periodo per periodo, potremmo definire in maniera effettiva questa regolarità. Ma noi siamo alla ricerca delle differenze, se ve ne sono.

Infatti, se consideriamo le differenze percentuali e scendiamo a un maggior dettaglio nella scala, cominciamo a vedere un andamento che mostra discese regolari, che possiamo considerare “fisiologiche”, fino a inizio anni 70 (il nuoto femminile stava recuperando il gap dovuto alla minor pratica dello sport da parte delle donne rispetto agli uomini), una discesa più repentina nel periodo del doping, una certa regolarità con una piccola risalita fino al 2009 e, infine, un accenno di discesa a partire dal 2011. Ed è proprio quest’ultimo trend a essere interessante.

PERIODO DIFF PERC MEDIA – PODIO DIFF PERC MEDIA – QUAL
1: 1912-1936 19,22% 21,60%
2: 1948-1972 14,40% 14,34%
3: 1976-1988 11,17% 11,33%
4: 1991-1998 11,14% 12,20%
5: 2000-2007 12,14% 11,86%
6: 2008-2009 12,01% 12,27%
7: 2011-2021 10,77% 11,07%

 

Se consideriamo gli andamenti successivi al periodo denominato “doping femminile” (1976-1988), si assiste a un assestamento delle differenze. Anzi, ad un piccolo ma percettibile aumento, anche questo da analizzare perché potrebbe essere dovuto al maggior effetto dei full body suite sui maschi. Ma non possiamo determinarlo con certezza. Soprattutto sui gommati. Ci sono solo 2 stagioni a disposizione. L’istogramma a colonne raggruppate ci mostra chiaramente il peso delle differenze medie sui periodi e l’aver scelto i periodi di lunghezza temporale differente dovrebbe aiutarci aa apprezzare visivamente gli effetti.

Se consideriamo il grafico funzionale delle differenze possiamo infine apprezzare la regolarità della discesa dal periodo 2008-2009 al periodo 2011-2021: rispetto ai valori precedenti, podio e qualifica hanno lo stesso esatto comportamento. La derivata (“il tasso di cambiamento” – https://it.wikipedia.org/wiki/Derivata), il valore che esprime esattamente questa curiosa regolarità, vale

  • 12,01 – 10,77 = 1,24 per il podio
  • 12,27 – 11,07 = 1,20 per il tempo di qualificazione per la finale

Forse, la rappresentazione che ci aiuta di più è quest’ultima (solo sui tempi di qualifica), che “spalma” le differenze percentuali per periodo sui singoli anni. Qui vediamo chiaramente che ci troviamo nella fase storica di minor differenza tra prestazioni maschili e femminili (nei 100SL) e che tale differenza non è legata a una discesa regolare (fisiologica, in tanti sensi: fisica, culturale, ecc.).

Questi numeri, oggi, ci portano timidamente a concludere che l’inseguimento non è “ad armi pari”.

  PODIO CALCOLI
ANNO M F DIFF DIFF PERC (BASE M) DIFF PERC MEDIA X PERIODO
1920 63,00 77,20 14,20 22,54% 19,22% 1912-1936
1924 61,80 74,20 12,40 20,06%
1928 60,00 73,60 13,60 22,67%
1932 58,80 68,20 9,40 15,99%
1936 58,00 66,60 8,60 14,83%
1948 58,10 67,60 9,50 16,35% 14,40% 1948-1972
1952 58,20 67,10 8,90 15,29%
1956 56,70 65,10 8,40 14,81%
1960 55,40 63,10 7,70 13,90%
1964 54,00 60,80 6,80 12,59%
1968 53,00 60,30 7,30 13,77%
1972 51,77 59,06 7,29 14,08%
1976 51,31 56,65 5,34 10,41% 11,17% 1976-1988
1978 50,79 56,85 6,06 11,93%
1980 51,29 55,65 4,36 8,50%
1982 50,25 56,27 6,02 11,98%
1984 50,31 56,08 5,77 11,47%
1986 49,79 55,79 6,00 12,05%
1988 49,62 55,49 5,87 11,83%
1991 49,82 55,65 5,83 11,70% 11,14% 1991-1998
1992 49,50 54,94 5,44 10,99%
1994 49,52 54,77 5,25 10,60%
1996 49,02 54,50 5,48 11,18%
1998 49,53 55,10 5,57 11,25%
2000 48,73 54,43 5,70 11,70% 12,14% 2000-2007
2001 48,79 55,11 6,32 12,95%
2003 48,77 54,65 5,88 12,06%
2004 48,56 54,40 5,84 12,03%
2005 48,34 54,74 6,40 13,24%
2007 48,47 53,74 5,27 10,87%
2008 47,67 53,39 5,72 12,00% 12,01% 2008-2009
2009 47,25 52,93 5,68 12,02%
2011 48,00 53,66 5,66 11,79% 10,77% 2011-2021
2012 47,80 53,44 5,64 11,80%
2013 47,84 53,42 5,58 11,66%
2015 48,12 52,82 4,70 9,77%
2016 47,85 52,99 5,14 10,74%
2017 47,89 52,69 4,80 10,02%
2019 47,82 52,46 4,64 9,70%
2021 47,44 52,52 5,08 10,71%

 

 

ANNO QUAL CALCOLI
M F DIFF DIFF PERC (BASE M) DIFF PERC MEDIA X PERIODO
1920 65,80 82,60 16,80 25,53% 21,60% 1912-1936
1924 62,60 78,60 16,00 25,56%
1928 61,60 75,80 14,20 23,05%
1932 59,40 69,20 9,80 16,50%
1936 58,70 68,90 10,20 17,38%
1948 59,90 68,70 8,80 14,69% 14,34% 1948-1972
1952 58,30 67,40 9,10 15,61%
1956 58,00 66,00 8,00 13,79%
1960 56,50 64,20 7,70 13,63%
1964 54,80 62,80 8,00 14,60%
1968 54,10 62,20 8,10 14,97%
1972 52,82 59,75 6,93 13,12%
1976 52,32 57,35 5,03 9,61% 11,33% 1976-1988
1978 52,15 58,01 5,86 11,24%
1980 51,91 57,80 5,89 11,35%
1982 51,56 57,44 5,88 11,40%
1984 51,13 57,30 6,17 12,07%
1986 50,93 56,85 5,92 11,62%
1988 50,45 56,50 6,05 11,99%
1991 50,54 56,98 6,44 12,74% 12,20% 1991-1998
1992 50,08 55,98 5,90 11,78%
1994 50,22 56,27 6,05 12,05%
1996 49,79 56,07 6,28 12,61%
1998 50,29 56,23 5,94 11,81%
2000 49,55 55,62 6,07 12,25% 11,86% 2000-2007
2001 49,60 55,43 5,83 11,75%
2003 49,54 55,20 5,66 11,43%
2004 49,21 55,08 5,87 11,93%
2005 49,19 55,13 5,94 12,08%
2007 48,87 54,61 5,74 11,75%
2008 48,07 54,10 6,03 12,54% 12,27% 2008-2009
2009 47,98 53,74 5,76 12,01%
2011 48,46 54,26 5,80 11,97% 11,07% 2011-2021
2012 48,38 53,86 5,48 11,33%
2013 48,46 54,09 5,63 11,62%
2015 48,49 53,92 5,43 11,20%
2016 48,23 53,53 5,30 10,99%
2017 48,31 53,20 4,89 10,12%
2019 48,33 53,31 4,98 10,30%
2021 47,82 53,11 5,29 11,06%

 

Partiamo dalle differenze tra i valori assoluti.

Possiamo subito notare, sia per i podi che per i tempi necessari alle qualificazioni, a parte la divergenza del periodo fino a inizio anni 70, una certa regolarità. Se calcolassimo la differenza degli integrali (le aree sottese ai due andamenti), periodo per periodo, potremmo definire in maniera effettiva questa regolarità. Ma noi siamo alla ricerca delle differenze, se ve ne sono.

Infatti, se consideriamo le differenze percentuali e scendiamo a un maggior dettaglio nella scala, cominciamo a vedere un andamento che mostra discese regolari, che possiamo considerare “fisiologiche”, fino a inizio anni 70 (il nuoto femminile stava recuperando il gap dovuto alla minor pratica dello sport da parte delle donne rispetto agli uomini), una discesa più repentina nel periodo del doping, una certa regolarità con una piccola risalita fino al 2009 e, infine, un accenno di discesa a partire dal 2011.

Ed è proprio quest’ultimo trend a essere interessante.

PERIODO DIFF PERC MEDIA – PODIO DIFF PERC MEDIA – QUAL
1: 1912-1936 19,22% 21,60%
2: 1948-1972 14,40% 14,34%
3: 1976-1988 11,17% 11,33%
4: 1991-1998 11,14% 12,20%
5: 2000-2007 12,14% 11,86%
6: 2008-2009 12,01% 12,27%
7: 2011-2021 10,77% 11,07%

 

Se consideriamo gli andamenti successivi al periodo denominato “doping femminile” (1976-1988), si assiste a un assestamento delle differenze. Anzi, ad un piccolo ma percettibile aumento, anche questo da analizzare perché potrebbe essere dovuto al maggior effetto dei full body suit sui maschi. Ma non possiamo determinarlo con certezza. Soprattutto sui gommati. Ci sono solo 2 stagioni a disposizione.

L’istogramma a colonne raggruppate ci mostra chiaramente il peso delle differenze medie sui periodi e l’aver scelto i periodi di lunghezza temporale differente dovrebbe aiutarci ad apprezzare visivamente gli effetti.

Se consideriamo il grafico funzionale delle differenze possiamo infine apprezzare la regolarità della discesa dal periodo 2008-2009 al periodo 2011-2021: rispetto ai valori precedenti, podio e qualifica hanno lo stesso esatto comportamento. La derivata (“il tasso di cambiamento” – https://it.wikipedia.org/wiki/Derivata), il valore che esprime esattamente questa curiosa regolarità, vale

  • 12,01 – 10,77 = 1,24 per il podio
  • 12,27 – 11,07 = 1,20 per il tempo di qualificazione per la finale

Forse, la rappresentazione che ci aiuta di più è quest’ultima (solo sui tempi di qualifica), che “spalma” le differenze percentuali per periodo sui singoli anni. Qui vediamo chiaramente che ci troviamo nella fase storica di minor differenza tra prestazioni maschili e femminili (nei 100SL) e che tale differenza non è legata a una discesa regolare (fisiologica, in tanti sensi: fisica, culturale, ecc.).

Questi numeri, oggi, ci portano timidamente a concludere che l’inseguimento non è “ad armi pari”.

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