Dorsisti ribelli

Lo confesso. Ho un’antica predilezione per i dorsisti ribelli, specie se hanno baffi e capelli lunghi. Se poi sono impegnati nella difesa dell’ambiente e sono appassionati di Freud, allora è un’apoteosi.

E quella di Thomas Ceccon, “esploratore” di tanti stili nel nuoto, è stata proprio un’apoteosi. Campione del mondo ai mondiali di Budapest ed autore di un tempo stratosferico: record mondiale in 51”60 nei 100 dorso. Prima di conquistare le vette più alte del nuoto mondiale ha esplorato diversi stili e distanze, dai misti al delfino allo stile libero per consolidarsi finalmente e fortunatamente nel dorso.

Forse, vista la passione per Freud, è stata un’elaborata ricerca della sua identità natatoria, conclusa con successo. Ha un fisico possente ed essenziale. Altezza 196 cm e 89 kg, ma a vederlo sembra magro. In semifinale, come succedeva a Roland Matthes, il più grande di tutti i dorsisti, e come pochi possono permettersi, ha rallentato l’ultima mezza vasca per non stancarsi troppo.

La sua finale, infatti, con titolo e record mondiale, è stata (quasi) perfetta. Partenza così così, bracciata potente, posizione alta sull’acqua, un elegante recupero della spalla che rende il dorso più fluido. E poi la virata rovesciata lunga e veloce per terminare con arrivo perfetto, che nel dorso non è scontato. Titolo e record. Poi, quando aveva ancora il fiatone, è arrivato il “mega” assegno (nel senso che era un cartellone) di 50.000 dollari, forse con una piccola caduta di stile.

Ma va bene così. Il nuoto, salvo rare eccezioni, è sempre stato uno sport povero, anche se poi –quando si è iniziato a vincere olimpiadi o titoli mondiali ed europei- è diventato via via più ricco, ma quanta fatica dentro quei soldi. Altro che il calcio, che continua a straparlare e strapagare i suoi giocatori con cifre impensabili e anche un po’ offensive in un mondo sempre più affaticato e in crisi. Ma questo è un altro discorso.

La parte bella ed importante e che l’Italia azzurra del nuoto non è rimasta orfana di Federica Pellegrini, che con il suo vecchio tempo sui 200 stile libero sarebbe andata a medaglia, la più grande nuotatrice italiana di tutti i tempi, che ha allargato la strada aperta da Novella Calligaris, prima a vincere un titolo mondiale (oro negli 800 a Budapest nel 1973) e medaglie olimpiche in azzurro. L’Italia azzurra ha continuato ad allenarsi, a faticare, gareggiare e vincere medaglie prestigiose.

A Budapest sono arrivati altri ori straordinari, in particolare dalla rana, con Nicolò Martinenghi, primo nei 100 con 58.26, che è anche record italiano, e poi secondo per 3 impercettibili centesimi nei 50 rana. Benedetta Pilato, che con i suoi 17 anni è la più giovane titolata di tutti i tempi, ha conquistato il mondiale nei 100 rana in 1’05”93. Ma il medagliere di Budapest si è aperto con il terzo posto nella staffetta 4×100 stile libero (3’10”95), con Alessandro Miressi, Thomas Ceccon, Lorenzo Zazzeri e Manuel Frigo.

E non è finita. C’è l’oro mondiale di Lucrezia Ruggiero e Giorgio Minisini non duo misto tecnico del nuoto artistico, che è una vittoria anche nei confronti degli stereotipi che guardano con qualche diffidenza gli uomini che “danzano nell’acqua”, senza sapere quanta fatica e armonia, fiato e potenza ci vogliano in questa disciplina. Medaglia di bronzo, poi, anche per le azzurre del sincronizzato tecnico a squadre.

Certo, qualcuno non ha mantenuto le promesse, ma record e medaglie non si possono ordinare come in un menu al ristorante. Certo, qua e là, abbiamo qualche “buco” tecnico, ma dietro questi risultati c’è tanta intelligenza, cultura, formazione, fatica, impegno. E tanto meglio se c’è ancora qualche “ribelle” (speriamo che non si tagli baffi e capelli) che nuota senza dimenticare la crisi ambientale e che frequenta Freud…

Ph. ©Deepbluemedia

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