Meraviglie Azzurre

Meravigliosi. Sono stati meravigliosi gli Azzurri del nuoto, e dintorni, che hanno sprizzato meraviglie all’European Aquatics Championships di Roma 2022.

Ma nessuno si deve meravigliare. È finito il tempo dei dubbi e delle perplessità. Il nuoto italiano è primo in Europa e tra i primi al mondo, ed è ormai una certezza. Roma 2022 è stata trionfale, e il nuoto azzurro ha vinto la coppa LEN con quasi il doppio dei punti rispetto alla seconda arrivata, la Francia. È vero, ci sono state delle assenze importanti, a partire dalla Russia, ma il senso di questi risultati eccezionali non cambia.

Ancora una volta, però, viene da chiedersi da dove e quando sia iniziato questo “miracolo” sportivo. Avevo già ipotizzato che nella “formula magica” di questo successo ci fossero almeno tre ingredienti, che vengono da lontano e finalmente danno i frutti desiderati.

Si parte da lontano, da quando l’Italia natatoria, piccola e povera, ha iniziato a riempirsi di piscine, nelle città, nei quartieri, nei paesi, dando la possibilità, ad intere generazioni, di imparare a nuotare. Poi, lentamente ma inesorabilmente, è arrivato l’agonismo, la voglia di gareggiare e di misurarsi, di diventare sempre più bravi e veloci in acqua. Al centro di questa “formula magica”, però, c’è la formazione, capillare, che la Federazione Italiana Nuoto (FIN) ha investito sui propri tecnici ed istruttori.

È stato un processo formativo durato anni, che ha implicato un vero e proprio salto culturale, che si è esteso anche alle periferie dell’Italia. Così è diventato possibile un passo ulteriore, forse meno appariscente, ma altrettanto importante. Anche le nuotatrici e i nuotatori “periferici”, nati e cresciuti in queste periferie, hanno potuto continuare a nuotare e crescere nel proprio habitat naturale, tra scuola, famiglie e amici, in piscine adeguate e seguiti dai propri tecnici, sempre più competenti e bravi. E la FIN non ha ostacolato questo processo, salvo -naturalmente- i momenti topici, quando sono necessari gli allenamenti collegiali, per gli ultimi ritocchi e fare squadra.

Ma -forse- tutto questo non basta a spiegare le meraviglie di questi azzurri del nuoto a Roma 2022. Forse bisogna andare oltre e guardare nelle pieghe di questi successi. Forse, per indovinare un ultimo ingrediente, bisogna guardare queste ragazze e ragazzi, prima, durante e dopo le gare. Sono sorridenti, sembrano felici, anche se non necessariamente hanno vinto una medaglia. Ridono, scherzano, qualche volta ballano, ed esprimono una gioia e una vitalità che poi ritroviamo in acqua, nelle loro bracciate.

Non sempre si vince, è chiaro, ma il clima che si vede sui quei visi, di tutti, sembrava proprio questo. Ai miei tempi, in ere geologiche fa, i nuotatori non erano così. Sembravamo più tristi, un po’ musoni, silenziosi e trattenuti nei movimenti fuori dell’acqua. Certo non eravamo così bravi e anche due finali olimpiche sembravano -e forse erano- un risultato eccezionale. Adesso non è più così. Forse si può coniugare il nuoto con la gioia e la fatica che si fa in acqua.

E poi, alla fine, c’è ancora un elemento -difficilmente ripetibile- di Roma 2022, che è sembrata una sinfonia di risultati in crescendo, con l’aiuto conclusivo della staffetta 4×100 mista maschile (Ceccon, Martinenghi, Rivolta, Miressi), oro con record dei campionati.

C’è la piscina del Foro italico, stretta tra Monte Mario e il Tevere, inaugurata per l’Olimpiade del 1960, e che è ancora la più bella ed affascinante che ci sia. Forse pochi se ne sono accorti, ma alla sera, quando si disputano le finali, da Monte Mario scende leggero il ponentino e sembra dare una spinta in più a chi fa l’ultima vasca prima dell’arrivo. Per i dorsisti -chissà se se ne è accorto anche Thomas Ceccon, primatista mondiale e campione europeo nei 100 dorso- sembra quasi di andare a vela e il respiro si fa un po’ più leggero, nonostante l’affanno e la fatica. Chissà se è vero, ma fa piacere pensarlo.

Ph. ©D.Montano/Deepbluemedia

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