Ombre cinesi. WADA fornisce i dettagli e minaccia azioni legali.

WADA chiarisce con forza, tramite comunicato stampa,  la propria posizione raccontando la corretta e trasparente conduzione ed evoluzione dei fatti circa i 23 nuotatori cinesi trovati positivi alla Trimetazidina nel 2021, nell’informativa definisce la copertura mediatica fuorviante e potenzialmente diffamatoria riservandosi di intraprendere azioni legali.

Estratto della comunicazione WADA

In seguito a una copertura mediatica che si è rivelata fuorviante e potenzialmente diffamatoria, l’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA) ha ritenuto necessario fornire dettagli aggiuntivi riguardo al caso dei 23 nuotatori cinesi trovati positivi alla Trimetazidina (TMZ) nel 2021. Le informazioni errate attribuivano a questi atleti un uso intenzionale di sostanze dopanti, mentre la realtà era diversa.

La WADA è stata informata a giugno 2021 dalla China Anti-Doping Agency (CHINADA) che i nuotatori avevano assunto involontariamente la TMZ a causa di una contaminazione avvenuta nei primi mesi del 2021. La WADA ha quindi intrapreso un’approfondita revisione del caso che includeva l’analisi dei dati scientifici e la consultazione con esperti per verificare la plausibilità della contaminazione.

Nonostante le restrizioni severe dovute alla pandemia, che hanno impedito indagini sul campo in Cina, la WADA non ha trovato elementi per confutare l’ipotesi della contaminazione. Pertanto, è stato stabilito che gli atleti non erano colpevoli di negligenza, e non era necessario procedere con ulteriori azioni legali.

Il Prof. Olivier Rabin, direttore senior del Dipartimento di Scienza e Medicina della WADA, ha confermato che il dipartimento aveva esaminato il caso attentamente, supportando l’ipotesi di contaminazione con varie evidenze, tra cui la consistente presenza di bassi livelli di TMZ.

Nel 2022, l’International Testing Agency (ITA) aveva sollevato dubbi su possibili errori nella segnalazione dei campioni di TMZ, ma dopo una verifica indipendente, la WADA ha confermato che le procedure erano state correttamente seguite e non c’erano prove di illeciti.

Gunter Younger, direttore dell’intelligence e delle indagini della WADA, ha enfatizzato l’adeguatezza delle procedure seguite e l’assenza di prove che giustificassero ulteriori indagini. In conclusione, la WADA ha gestito la situazione con rigorosa aderenza ai propri standard procedurali e basandosi su solide evidenze scientifiche, smentendo le accuse di mancanza di trasparenza o di insabbiamento.

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