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Mark Foster: il campione che rischiò di lasciare il nuoto a 18 anni
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Thomas Ceccon: dentro una giornata di allenamento del campione olimpico
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Camera di chiamata. Alessandra Mao ospite di Luca Dotto.
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Noè Ponti in avvicinamento all'Europeo di Parigi.
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Sulla piattaforma France Télévisions la docuserie "LÉON – Au-delà de l'or"
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Phelps e la lezione della mamma: 20 mila dollari per ogni record del mondo
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Swimming Australia: "Il nuoto deve garantire un futuro ai suoi campioni"
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Sara Curtis modella per Sportweek
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La seconda carriera di Van Mathias
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"My Double Life", l'autobiografia di Mark Foster
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Il Settecolli nell'élite dei grandi eventi che fanno crescere Roma.
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"My Double Life", la storia di Mark Foster
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Nasce IMSS, la nuova rivista dell'Istituto di Medicina e Scienza dello Sport del CONI
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Giochi del Mediterraneo, gli atleti alloggeranno in nave come alle Universiadi di Napoli 2019
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L'ex campione racconta la discesa nella tossicodipendenza dopo il ritiro dal nuoto, la gestione di un'agenzia di escort e il successivo arresto per traffico di metanfetamina.
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L'ex vicecampione olimpico australiano Scott Miller racconta nel documentario Deep End: The Scott Miller Story una delle parabole più drammatiche dello sport australiano. Da idolo del nuoto e sex symbol degli anni Novanta a detenuto in un carcere di massima sicurezza, fino alla rinascita personale avvenuta dopo la scarcerazione.
Alle Olimpiadi di Atlanta 1996, a soli 21 anni, Miller conquistò l'argento nei 100 farfalla dietro al russo Denis Pankratov, che vinse utilizzando una tecnica subacquea allora rivoluzionaria. Quella sconfitta lo segnò profondamente. Miller visse la medaglia d'argento come un fallimento, arrivando addirittura a gettarla nella spazzatura; fu la madre Jenny a recuperarla. Per oltre venticinque anni quella medaglia rappresentò per lui un peso psicologico enorme.
Dopo Atlanta arrivarono fama, denaro e notorietà. Miller divenne una vera celebrità in Australia, apparendo in programmi televisivi, campagne pubblicitarie e riviste. Fu eletto "Bachelor of the Year" dalla rivista Cleo e divenne uno dei personaggi sportivi più popolari del Paese. In quel periodo iniziò però anche a sperimentare droghe ricreative.
"Dopo le Olimpiadi del 1996 ho iniziato a sperimentare droghe ricreative. Mi hanno fatto assaporare quel tipo di stile di vita."
Negli stessi anni conobbe la giornalista e conduttrice televisiva Charlotte Dawson, una delle figure più note dello spettacolo australiano. I due si sposarono nel 1999, ma il matrimonio durò poco. Con l'avvicinarsi delle Olimpiadi di Sydney 2000, Miller tornò a concentrarsi esclusivamente sul nuoto, mentre la relazione iniziò a deteriorarsi rapidamente.
Poco prima delle selezioni olimpiche subì però un grave infortunio al piede che compromise la preparazione. Non riuscì a qualificarsi per Sydney 2000, una delle delusioni più grandi della sua carriera.
Negli anni successivi gli infortuni continuarono ad accumularsi. Problemi al tendine d'Achille e alla spalla lo costrinsero al ritiro nel 2004, a soli 28 anni. Miller racconta di essersi sentito completamente abbandonato dal sistema sportivo australiano.
"Non c'era alcun supporto per la transizione. Mi sentivo abbandonato e completamente solo. Non avevo istruzione, prospettive né un piano B."
Fu in quel periodo che la sua dipendenza esplose definitivamente. La cocaina e l'ecstasy lasciarono il posto a metanfetamina, eroina e altre sostanze. I suoi amici non erano più compagni di squadra e olimpionici, ma spacciatori e tossicodipendenti.
"Ero arrabbiato con il mondo. Sono andato direttamente verso il lato oscuro."
Nel 2006 arrivò un primo crollo psicologico, culminato in un ricovero ospedaliero dopo un abuso di farmaci. Nel 2009 evitò il carcere per una vicenda legata alla droga, ma i problemi economici e personali continuarono. Per circa tre anni gestì un'agenzia di escort a Sydney, cercando di salvare la casa dei genitori dai debiti.
"Forse ho salvato la casa, ma lo stile di vita che conducevo e l'ambiente che avevo scelto quasi mi uccisero."
Nel frattempo la dipendenza continuava a peggiorare. Nel 2014 fu profondamente colpito dalla morte dell'ex moglie Charlotte Dawson, suicidatasi dopo una lunga battaglia contro la depressione. Oggi Miller ammette di non aver compreso fino in fondo le sue difficoltà e conserva ancora un forte rimorso.
La situazione precipitò definitivamente nel 2021, quando venne arrestato nell'ambito di un'importante operazione antidroga. Le autorità australiane scoprirono un traffico di metanfetamina nascosta all'interno di candele destinate alle zone regionali del Nuovo Galles del Sud. Miller fu accusato di aver avuto un ruolo centrale nell'organizzazione.
Durante il trasferimento in auto dopo l'arresto avvenne però qualcosa di inatteso.
"Il 16 febbraio 2021 è il giorno che mi ha salvato la vita."
Invece della paura, Miller provò sollievo. Per la prima volta dopo decenni sentiva che la sua corsa autodistruttiva si era fermata.
Condannato a oltre cinque anni di reclusione, trascorse più di tre anni in un carcere di massima sicurezza a Kempsey. In prigione trovò nuovamente disciplina, allenamento e una routine quotidiana. Smise di assumere droghe e iniziò una profonda riflessione sulla propria vita.
La sorella Nicole racconta che fu proprio in carcere che vide riemergere il fratello che conosceva da ragazzo.
"Ho rivisto il ragazzo del 1996 che saliva sui blocchi di partenza."
Dopo la scarcerazione nel 2024, Miller ha ricostruito la propria esistenza. È tornato a gareggiare nel nuoto Master, si prende cura della madre anziana come assistente registrato e lavora con organizzazioni impegnate nella prevenzione delle dipendenze. Oggi incontra studenti, apprendisti e atleti per raccontare la propria esperienza e mettere in guardia sui rischi della droga.
Guardando al passato, Miller non cerca giustificazioni.
"Non posso chiedere scusa più di quanto abbia già fatto."
Anche il rapporto con la medaglia olimpica è cambiato. Per anni la considerò il simbolo di un fallimento; oggi la conserva accanto al bronzo conquistato con la staffetta 4x100 mista ad Atlanta.
"Fa ancora male. È del colore sbagliato. Non vai alle Olimpiadi per l'argento. Ora ne sono orgoglioso. È come se l'ancora fosse stata finalmente liberata."
PALMARES INTERNAZIONALE SCOTT MILLER

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