Era il 23 luglio 1975 quando, ai Mondiali di Cali (Colombia), la 4x100 stile libero maschile conquistò il primo storico podio per il nuoto maschile italiano. I protagonisti: Roberto Pangaro, Claudio Zei, Marcello Guarducci e Paolo Barelli – quest’ultimo oggi presidente della Federnuoto e allora giovane atleta.
«Eravamo incredibilmente felici solo per essere entrati in finale», ricorda Barelli, intervistato dal Giornale. E invece arrivò il bronzo, davanti alla potente URSS, con soli 4 centesimi di vantaggio. Un risultato impensabile in un’epoca in cui l’Italia guardava ai colossi americani, tedeschi e sovietici dal basso, con metodi di allenamento ancora molto rudimentali.
Oggi, cinquant’anni dopo, l’Italia del nuoto è una potenza consolidata, con medaglie attese e non più solo sognate. «Adesso se non portiamo a casa 5 o 6 medaglie sembra una delusione – osserva Barelli – ma all’epoca la sfida era solo esserci».
Il ricordo si intreccia con l’attualità: ai Mondiali di Singapore 2025, l’Italia ha già brillato nel nuoto di fondo con Paltrinieri e Taddeucci, e nel nuoto artistico con un argento e diversi bronzi. La pallanuoto invece vive un momento di transizione, con il Setterosa e il Settebello in rinnovamento.
Barelli, al suo 25° anno alla guida della FIN, sottolinea il ruolo decisivo delle società sportive di base: «La nostra forza non è nei guru, ma nella passione dei tecnici sociali e nel lavoro capillare sul territorio».
Domenica prossima toccherà al nuoto in vasca: «La squadra è in forma e può fare molto bene», conclude Barelli, legando idealmente il presente al sogno di quel podio di mezzo secolo fa.
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