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Il rapporto CONI 2024 fotografa una Federnuoto caratterizzata da un sostanziale equilibrio di genere: le donne rappresentano il 49,4% degli atleti e il 50,5% dei tecnici. Anche tra i dirigenti societari, dove la presenza femminile scende al 31,2%, la federazione si distingue, superando nettamente la media nazionale del 20,3%.
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Federnuoto
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Il rapporto CONI 2024 evidenzia un sostanziale equilibrio di genere tra atleti e tecnici della Federnuoto, con percentuali femminili nettamente superiori alla media nazionale. Una fotografia che invita a riflettere sulla distanza tra la realtà dei numeri e la percezione culturale del nostro sport.
C'è un dato, tra quelli pubblicati dal CONI nel rapporto I numeri dello sport 2024, che merita un'attenzione particolare. Non riguarda soltanto la crescita dei tesseramenti o la posizione della Federazione Italiana Nuoto nel panorama sportivo nazionale, ma racconta qualcosa di più profondo: nelle discipline acquatiche l'equilibrio di genere è già una realtà numerica consolidata.
Dei 217.028 atleti tesserati alla FIN, 109.810 sono uomini e 107.218 donne. Una distribuzione quasi perfettamente equilibrata, con una presenza femminile del 49,4%, decisamente superiore alla media nazionale delle federazioni e discipline associate, che si attesta al 32,7%.
Il dato diventa ancora più significativo osservando il settore tecnico. Dei 21.433 tecnici federali, 10.829 sono donne e 10.604 uomini. La componente femminile raggiunge quindi il 50,5%, contro una media nazionale del 20,7%. Anche tra gli ufficiali di gara prevalgono le donne, con il 54,9% del totale.
Percentuali che descrivono un movimento nel quale uomini e donne partecipano, insegnano, allenano e contribuiscono alla vita sportiva in proporzioni sostanzialmente equivalenti.
Eppure, questo equilibrio numerico non sembra trovare sempre un corrispondente riconoscimento nella cultura del nostro sport.

Infografica nuoto•com sulla base dei dati CONI, I numeri dello sport 2024.
Le rappresentazioni, le consuetudini e, talvolta, gli stessi modelli organizzativi continuano a restituire un'immagine nella quale il ruolo tecnico, soprattutto nelle posizioni di maggiore responsabilità, viene ancora frequentemente associato alla figura maschile.
Non è un'affermazione che possiamo dimostrare attraverso questi dati, perché il rapporto CONI non distingue tra istruttori, allenatori di alto livello, direttori tecnici e ruoli dirigenziali. È però una riflessione che proprio questi numeri rendono necessaria.
Un altro dato significativo emerge anche dalla dirigenza societaria: le donne rappresentano il 31,2%, una percentuale inferiore rispetto a quella registrata tra atleti, tecnici e ufficiali di gara, ma nettamente superiore alla media nazionale del 20,3%. Un risultato che conferma come la Federnuoto si distingua positivamente nel panorama sportivo italiano anche nella rappresentanza femminile all'interno delle società.
Il nuoto e le discipline acquatiche sembrano aver raggiunto, almeno sul piano quantitativo, un equilibrio che gran parte dello sport italiano non ha ancora conseguito. Sarebbe però riduttivo considerare questo risultato come un traguardo definitivo.
I numeri, infatti, raccontano la partecipazione, ma non descrivono completamente le opportunità di crescita professionale, l'autorevolezza riconosciuta, la visibilità o la distribuzione delle responsabilità. Non consentono, per esempio, di distinguere tra i diversi livelli tecnici e dirigenziali, né di valutare quanto la presenza femminile si traduca in effettive opportunità decisionali.
La riflessione, allora, non dovrebbe limitarsi a chiedere quante donne siano presenti nel nostro sport, ma anche quanto il loro contributo venga riconosciuto e valorizzato.
Perché, se la parità è già presente nei numeri, il passo successivo deve essere renderla altrettanto evidente nella cultura, nelle scelte e nelle responsabilità del movimento acquatico..