Affaire Sun: parla Bob Bowman

Se l’obiettivo di Mack Horton era accendere i riflettori su Sun Yang, lo ha perfettamente raggiunto. Non ci è ovviamente possibile dare conto di tutte le prese di posizione pro (poche) o contro (molte) il nuotatore cinese, cerchiamo però di segnalarvi i contributi che offrono spunti di riflessione non banali.

Il sito USA The Science of Sport pubblica un interessante longform di Ross Tucker (qui la versione integrale) del quale riportiamo alcuni estratti:

Cè qualcosa di anomalo nell’atteggiamento della Commissione FINA che si è pronunciata sul caso, che certifica la violazione dei protocolli da parte degli ispettori e contestualmente ritiene non rilevante il comportamento di un atleta che si alza in piena notte armato di martello per distruggere dei campioni di sangue. Certo, il suo atteggiamento è dichiarato folle, ma non tale da giustificare una sanzione.

Per come la vedo io, sarebbe giustificata ed encomiabile una protesta contro un sistema che non tutela gli atleti. Non contro la persona Sun. Capisco che il pubblico cerca un capro espiatorio, e chi meglio di un ragazzo cattivo, pregiudicato aggressivo e antipatico? Il cattivo perfetto per una sceneggiatura. Un vero s*****o.

Molti indicano il suo atteggiamento aggressivo come tipico dell’utilizzatore di steroidi, una conferma indiretta della sua colpevolezza. Ma non è così. Non voglio difendere Sun -secondo il mio parere non dovrebbe neppure essere in Corea, oggi. Ma non si può protestare contro di lui. Le proteste vanno dirette contro il sistema che non ha rispettato le procedure previste per il controllo. Che ha creato una situazione nella quale l’atleta ha potuto accedere alle provette e distruggerle. Che non ha sanzionato questo comportamento a causa delle proprie regole inadeguate. Gli atleti dovrebbero protestare in generale contro il fallimento dell’antidoping nello sport.

Di parere diverso Bob Bowman (nella foto), allenatore di Michael Phelps e attualmente head coach ad Arizona State University, intervistato da USA Today (a questo link l’intervista completa), secondo il quale “le voci degli atleti sono lo strumento più efficace nella lotta al doping”. Dice coach Bowman:

Penso che siamo arrivati al punto in cui tutti sanno che qualcosa deve cambiare riguardo al doping. Questo vale per tutti gli sport, ma per quelli olimpici in particolare. Quando parlano atleti importanti, le cose possono cambiare.

Per molti anni l’atteggiamento mio e di Michael è stato quello di concentrarci sulle vittorie e disinteressarci del resto. Facevamo del nostro meglio per rispettare tutte le regole e sapevamo di dover lavorare il doppio rispetto ai disonesti. 

Ph. ©G.Scala/DeepBlueMedia

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