ISL, non è tutto oro quel che luccica

Non c’è dubbio che all’interno del microcosmo natatorio le prime quattro giornate del circuito ISL abbiano fatto rumore, soprattutto grazie all’iperattività social degli atleti conivolti. Ma è un modello sostenibile nel medio/lungo periodo? Se lo chiede Rich Perelman sulle colonne di Sport Examiner,  una delle più autorevoli testate sportive online, con uno schietto editoriale  del quale riportiamo i passaggi salienti.

Il varo della International Swimming League lo scorso gennaio aveva creato grande scompiglio. E ora che siamo arrivati a metà della stagione inaugurale… Interessa a qualcuno?

Gli atleti coinvolti adorano la formula, e come potrebbe essere diversamente. Sono le star di uno show pensato per la televisione, sono pagati ben oltre gli standard di questi sport e sperimentano uno spirito di squadra sconosciuto a chi non fa parte del nuoto universitario USA.

ISL ha annunciato che i 224 nuotatori si divideranno premi per 4 milioni di dollari. Denaro che non può che provenire dalle tasche dell’ucraino Konstantin Grigorishin, fondatore e proprietario della Lega. Nelle prime quattro tappe:

  • Non si è vista traccia di sponsor o inserzioni pubblicitarie. Non risulta che la Lega abbia alcun partner commerciale
  • Il riscontro è stato, ad essere generosi, modesto. Sulle tribune di Indianapolis e Dallas c’erano poche centinaia di spettatori e non oltre 1500-2500 fra Budapest e Napoli
  • Il format televisivo è ben studiato, ma non essendoci attenzione ai tempi gli intervalli fra una gara e l’altra vengono riempiti con interviste ai coach francamente poco interessanti
  • La copertura da parte dei media non specializzati nel nuoto è stata a sua volta modesta. Siti come Swimming World Magazine e SwimSwam USA hanno offerto una copertura precisa e puntuale, ma al di là di questo, quasi nulla. L’unica notizia che ha trovato spazio sui media generalisti è il WR di Minna Atherton nei 100 dorso (54.89) nella tappa di Budapest

Probabilmente si tratta di difetti che saranno corretti con il tempo, ma non dimentichiamo che questa Lega era stata presentata come “una innovativa competizione globale di team professionistici destinata a rivoluzionare lo sport del nuoto”, mentre la realtà è che gli allenatori hanno gestito la partecipazione degli atleti in base a ciò che veramente conta: la preparazione per i Giochi olimpici di Tokyo. Dave Marsh, coach dei L.A. Current, ha dichiarato “tutti gli atleti sono nel pieno della preparazione, dobbiamo gestirli con attenzione”.

Ma… Un momento: l’obiettivo di una lega di primo livello, nel baseball nel basket nel football o in qualsiasi altro sport, è quello di essere la principale competizione in quello sport, se non a livello mondiale perlomeno a livello locale (come la Premier League in Inghilterra o la Seria A in Italia). Ma le affermazioni di Marsh rivelano che questo è uno show a mero uso televisivo e poco altro.

Forse la situazione cambierà in futuro… Se ci sarà un futuro. La maggior parte degli accordi televisivi hanno riguardato la trasmissione in streaming, con poca copertura via cavo o satellite. È stato annunciato un accordo biennale con Eurosport per la copertura dell’Europa e dell’Asia; tutti gli altri contratti valgono solo per questo primo anno, e non c’è modo di conoscerne il contenuto economico. In USA i diritti sono detenuti da ESPN attraverso il proprio servizio in streaming ESPN3.

In sostanza, è difficile capire come ISL produca ricavi. Si è accollata tutte le spese organizzative e i premi in denaro: un fardello pesante, che Grigorishin dovrà decidere se continuare a finanziare. Nel 2015 Forbes stimava il suo patrimonio in 1,1 miliardi di dollari, quindi i mezzi per continuare non gli mancano. Ma si tratta di un investimento non trascurabile per un progetto che non rappresenta la priorità per i suoi protagonisti.

La FINA, nonostante le prese di posizione contrarie, dovrebbe augurare lunga vita alla ISL. La compresenza delle due manifestazioni ha consentito di ridurre da 9 a 6 le tappe di World Cup e da 3 a 2 quelle delle Champions Series. Queste ultime potrebbero completamente scomparire e la WC trasformarsi in un circuito di sviluppo per nuotatori emergenti, con un enorme risparmio di denaro da investire in altri progetti.

Perché non c’è dubbio che la principale attrattiva di ISL nei confronti degli atleti sia il denaro, come ha ben spiegato l’australiana Cate Campbell a Swimming World Magazine: “Credo che ISL farà dire a molti giovani atleti: ehi, guarda, posso girare il mondo e guadagnare dei soldi. Magari potrò permettermi di avere una carriera più lunga”

Non rimane che congratularsi con Konstantin Grigorishin per la sua ricchezza e per i soldi che farà risparmiare alla FINA, regalando ai top swimmer mondiali l’opportunità di far parte di un progetto alternativo. Purtroppo per lui, ISL è in cima alle sue priorità ma non a quelle dei suoi atleti, che continuano a sognare i cinque cerchi.

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