#Nuotopuntolive , 7° puntata. Elena Di Liddo: simpatia e cucina.

Settima puntata per #Nuotopuntolive, un appuntamento ormai fisso per tutti coloro che ci seguono! In questa occasione siamo andati a casa di Elena Di Liddo, la simpatica Azzurra pugliese che ci ha divertito con la sua autoironia e la sua voglia di scherzare. Alberto Dolfin ha chiacchierato con lei, rivolgendole le domande che arrivavano da quanti era sintonizzati. Riportiamo recap e video per coloro che si fossero persi la diretta.

Come stai Elena e come procede la tua quarantena?

A dire la verità mi sono appena svegliata! Guardiamo l’aspetto positivo della quarantena, con la vita frenetica che facciamo almeno una cosa positiva c’è: godiamo del buon riposo.

Ti stai tenendo in allenamento a casa con qualche esercizio?

Io ho la fortuna-sfortuna di avere mio padre che mi fa da preparatore atletico, quindi non posso mollare un centimetro, non posso sgarrare con l’alimentazione: sono sotto controllo! Ma in questo periodo non proprio felicissimo è più magnanimo!

Non hai nessun vizio o qualche piatto preferito?

Hai voglia! Io amo un sacco cucinare, soprattutto i dolci. In questo periodo, costretta a casa senza poter cucinare e senza poter mangiare è impensabile. Oggi, dopo la diretta, andrò a preparare un tiramisù. Non voglio vantarmi, ma è un dolce che mi riesce molto bene. Ne ho voglia da un po’ di settimane ormai e non ero ancora riuscita a prepararlo, perché il tiramisù è più impegnativo da preparare di altri dolci. E poi la dose è quella, che siamo in tre o in dieci. Quindi sarà bello vedere come disfarsene. 

E i taralli?

Li ho fatti qualche giorno fa e sono venuti deliziosi. Anche perché ora che i bar sono chiusi è difficile reperirli. Posso capire che i settentrionali si affidino ai supermercati, ma per noi comprarli…proprio no!

Tu sei tesserata per il Gruppo Sportivo Militare dei Carabinieri e per il Circolo Canottieri Aniene, la stessa squadra civile di Federica Pellegrini. Che rapporto hai con lei?

È una grande ragazza. Dal punto di vista sportivo, avere un esempio così e poterlo vivere da vicino è una grande cosa. Io ormai sono con Aniene da dieci anni e da qualcosa di meno che sono nella Nazionale Assoluta. Stare a stretto contatto con lei e con altre figure importanti dell’ambiente è molto stimolante. E io la invidio e la ammiro tanto, anche per il fatto che ora, giustamente, voleva riprendersi in mano la vita, quella personale. Perché noi nuotatori ora ci stiamo divertendo e stiamo “giocando”, mentre la vita reale è altro. Federica si ritrova a dover aspettare ancora un anno per dedicarsi ad altro. Ma saprà affrontarlo con l’impegno e la carica che la contraddistingue. L’ho presa in giro un po’ di volte per questa cosa, ovviamente in maniera scherzosa. Però mi rendo conto che sarà davvero strano in futuro vedere una nazionale senza di lei e perdere un elemento c0sì importante anche per la squadra.

Cesare Butini ti ha citato come una delle persone da prendere da esempio perché oltre che una grande atleta sei anche una studentessa molto impegnata. Come procedono gli studi?

Sono in dirittura di arrivo. Se tutto va bene mi dovrei laureare il 23 aprile, come non lo so: vista la situazione è tutta un’incognita. Sarà probabilmente una seduta di laurea on line, però sono contenta per il fatto che, trattandosi di quella magistrale, con la triennale ho già potuto vivere l’esperienza della tesi discussa in aula. Questa sarà un’esperienza in più che potrò raccontare di aver vissuto. È una situazione anomala ma sarà sicuramente una bella esperienza.

Tu quando nuoti a delfino respiri lateralmente. Lo fai da sempre?

Praticamente sì. Quando ero piccola, nella scuola nuoto, respiravo frontalmente. Poi, con il tempo, ho scoperto nella respirazione laterale alcuni lati positivi. Anzitutto quello di restare piatti sull’acqua, e poi di non prendere le onde in faccia, come invece accade nella respirazione frontale. Respirando lateralmente mi sento molto più fluida durante la nuotata. Ormai non so più respirare frontalmente. Forse sono stata una delle prime in Italia ad adottare la respirazione laterale, e mi rendo conto che inizialmente poteva veramente sembrare anomalo. Ma poi, dopo di me, altri si sono cimentati in questo. Io ovviamente non me lo sono inventato, è stata più un’invenzione del mio allenatore. Prima di me, mi sembra di ricordare che qualcuno in ambito mondiale già respirava lateralmente. Provandoci mi sono resa conto che per me poteva essere l’arma vincente. Si perde meno il ritmo. Ho provato a fare i 50 senza respirare, che ovviamente è l’obiettivo di tutti i cinquantisti. Perché comunque la respirazione interrompe il ciclo di nuotata, e l’ho provato durante un Settecolli. Avevo fatto il mio personale. Qualche giorno dopo, rientrata a casa, ho partecipato ad un meeting qui a Bari: come test ho nuotato i 50 metri respirando però ogni due bracciate, come se fosse un 100 e ho registrato lo stesso identico tempo, al centesimo. Con il mio allenatore abbiamo ragionato sul fatto che nella stessa gara, gestendo la respirazione in maniera completamente diversa, il riscontro cronometrico era il medesimo. Abbiamo trovato la risposta che cercavamo: respirando lateralmente riuscivo a non perdere nulla. 

Il tuo rapporto con Simona Quadarella (domanda fatta da Simona Quadarella)?

Simona mi ha rassicurato che durante la sua diretta, che purtroppo non sono riuscita a seguire integralmente (stavo cucinando dei biscotti), ha parlato molto bene di me, che sono stupenda, e che sono la migliore compagna di stanza. Simona è un bel personaggio. Abbiamo un bel rapporto nonostante ci sia qualche anno di differenza, ci siamo trovate bene insieme, siamo caratterialmente affini. Probabilmente per la mia indole mattacchiona. Lei ha visto in me una persona che poteva aiutarla a sdrammatizzare alcuni momenti difficili. Mi riempie di orgoglio questa cosa. Poi sono presente nel suo libro! Potrò dire ai miei figli che c’è il mio nome nel suo libro, letto da milioni di persone. 

Come ti trovi nella tua attività di “Organizzatrice di podi”? La domanda è fatta da Andrea Staccioli, noto fotografo del bordo vasca. 

Come spiegavo prima, ho un carattere un po’ movimentato. È capitato più di una volta, con Andrea sempre presente ovviamente, che durante alcune premiazione ci venisse chiesto di stringerci, di metterci più vicine, per fare una fotografia più friendly. Le altre ragazze non capivano, così io le ho un po’ prese di peso e le ho “sistemate” per la foto. Diciamo che ho un buono spirito di iniziativa! Che poi, non è che capita tutti i giorni di essere su un podio, magari mondiale. E allora facciamo un po’ di baldoria tutti insieme, in fin dei conti è un bellissimo momento.

Possiamo sperare in una tua medaglia alle prossime Olimpiadi?

Di fronte a questa domanda sportivi in generale e persone del Sud, scaramantiche come sono, sarebbero rimaste un po’ interdette… Il mio pensiero per quest’anno era quello di qualificarmi. E spesso non è così semplice. A me è già capitato due volte, per una serie di problemi, di non riuscirci. Quindi quello era il primo step. Già andare ad un’Olimpiade è il  sogno di qualsiasi sportivo. La medaglia è un qualcosa che si sogna in qualsiasi competizione. Ovviamente la medaglia olimpica ha qualcosa in più. Sarebbe il massimo. Un’atleta lavora per quello: speriamo che quest’anno in più sia utile e positivo per lavorare meglio.

Chi consideri come il più talentuoso tra i giovani del nuoto italiano?

I nomi che vediamo ultimamente si sa quali sono e poi il nostro è uno sport abbastanza obiettivo, per quanto beffardo: i tempi parlano e non possiamo negarlo. Benedetta Pilato, che oltretutto è anche mia conterranea, è l’atleta giovane che più sta emergendo in questo periodo. Spero per lei, così giovane, che stia condividendo con il suo allenatore un percorso con obiettivi ben chiari. Lei è giovane, ed è giusto che alla sua età certe cose le possa prendere con più leggerezza. Alla mia di età è giusto invece che ci si metta un impegno diverso. Per lei è naturale che viva la sua vita sportiva con gioia e per certi versi anche con l’inconsapevolezza che è propria dei quindicenni. Le auguro sportivamente di crescere molto, anche per il ricambio generazionale che caratterizza lo sport. 

Comunque a livello femminile vi state difendendo molto bene rispetto agli anni precedenti, attualmente c’è quantità e qualità. Che ne pensi?

Credo che il movimento in questi anni sia cresciuto molto e che continui a crescere. Probabilmente complici di questa cosa sono anche le figure che negli anni si sono succedute, campioni come Alessia Filippi e Federica Pellegrini. Hanno dato allo sport il giusto lustro e hanno avvicinato molti più giovani. Questi giovani, ispirati, oggi sono agguerritissimi perché si sono resi conto che in un ambiente del genere, per poter emergere, è necessario impegnarsi tantissimo. Noi atleti d’élite siamo dei privilegiati. Io personalmente, grazie al Gruppo Sportivo Militare dei Carabinieri posso stare tranquilla, però ci sono tanti altri sportivi che non hanno la stessa serenità.

Un altro anno con Federica caposquadra… e poi a chi tocca?

Io credo che Fabio Scozzoli arriverà a quarant’anni ancora sul blocchetto di partenza,  facendo grandi cose. Fabio è già il capitano al maschile. Quando Federica lascerà, Fabio sarà ancora lì. Poi lui è una persona molto matura e molto intelligente. Il ruolo da leader gli si addice veramente e lui lo ricopre alla perfezione. 

Ti hanno mai proposto di allenarti fuori dalla Puglia? Per te è fondamentale stare a casa, cosa importante per molti atleti. Quanto conta per te?

In realtà io per due anni mi sono allenata a Roma. Tornare a casa è stato importante perché non ero riuscita a trovare un ambiente che mi facesse star bene. La tranquillità mentale è fondamentale per uno sport come il nostro, individuale, dove ti ritrovi con la testa immersa in acqua, sola con i tuoi pensieri… La mia tranquillità mentale è stata proprio garantita dal rientro a casa. Vuoi per la presenza della famiglia, vuoi per la figura del mio allenatore che comunque è una persona che è sempre stata presente, ho scelto di tornare. Poi il mio allenatore comunque è stata l’unica persona in grado di portarmi dove sono arrivata, io mi fido di lui. Puoi anche andare ad allenarti sulla luna, ma se non ci stai bene non serve a nulla. Io a casa ho le mia sicurezze e il mio equilibrio, sto veramente bene così. 

Ti piace avere così tante persone che ti seguono?

È una cosa bella e fa sicuramente molto piacere. Forse tutto questo è agevolato dal fatto che il nostro è uno sport minore, un calciatore non può fare tutto questo. Siamo fortunati perché siamo molto più avvicinabili e si creano bei rapporti anche tra atleti e tifosi. È bellissimo che sia così. Poi i social ci aiutano tantissimo, è molto più semplice. 

Sara Sjöström è veramente così irraggiungibile? E secondo te è più temibile Sjöström oppure Ottesen? 

Ammiro moltissimo la Ottesen, perché fare un figlio e tornare ad alto livello in così poco tempo non è cosa da tutti. La Sjöström è sempre stata inarrivabile. Sembra quasi un alieno che arriva da un altro pianeta, un po’ come Ledeky. Sono il Ronaldo del nuoto. Sono irraggiungibili, non per differenza di  impegno, ma perché probabilmente la natura con loro è stata un po’ più generosa e li ha dotati di caratteristiche uniche. Ma non ci si deve arrendere, quello mai. Però bisogna anche essere realisti e vedere le cose per quello che sono. Ora come ora è un po’ lontana, poi chissà…

Chi è il tuo idolo nel nuoto?

In realtà non ho mai avuto persone di riferimento, mi è sempre piaciuto il nuoto ma anche tutto lo sport in generale. E comunque seguendo molte discipline mi piace prendere da ogni atleta ciò che di meglio ha e prendere quindi più spunti. Non ho mai avuto un idolo da seguire: forse è un’arma a doppio taglio perché ti identifichi e se non arrivi agli stessi risultati poi sei deluso. 

Fuori dalla vasca gli “alieni” come Sjöström e altri big sono in realtà persone normali?

C’è qualcuno che è molto disponibile e qualcuno meno, ma penso sia una questione caratteriale. Non credo che la minore disponibilità di qualcuno dipenda dal fatto che ricoprano un ruolo, penso che il loro carattere li porti ad essere più schivi. Qualcuno è più socievole, qualcuno è più timido. Non voglio pensare che ci sia qualcuno che se la tira…

Hai mai preso in considerazione i 200 delfino? Preferisci la vasca corta o la lunga?

I 200 non sono mai stati un’opzione, anche se aspettavo la Coppa Brema per fare un 200 delfino da dedicare al nostro direttore  (CC Aniene), Gianni Nagni. Quest’anno ho fatto tre volte i 200 in vasca corta. Per me la vasca lunga e la corta sono due discipline  diverse. Per i 200 sicuramente la corta, se parliamo di un 100 gradisco di più la lunga e lo dimostra il fatto che a la differenza è minima in termini di riscontro cronometrico. Quando ero piccola, categoria ragazzi, provavo tutte le gare per capire quale fosse la mia.. Ma il ricordo del mio ultimo 200 delfino in vasca lunga, una cosa inenarrabile, credo che tutti nel mondo acquatico lo ricordino. È stato in occasione del Trofeo Nicoletti a Riccione: vasca esterna, con 26° circa. Ho fatto una gara che per certi aspetti sarebbe meglio dimenticare, ma rimarrà negli annali perché ho nuotato gli ultimi cinquanta metri in 41″. Terribile. Sono uscita sconvolta e mi ci è voluto un sacco per riprendermi. Da allora ho capito che i 200 non fanno per me. Motivo per cui ammiro moltissimo Ilaria Bianchi, mia diretta avversaria che si cimenta in questa distanza e le piace pure. 

C’è una bella concorrenza anche con Ilaria e con Silvia? C’è un livello alto anche per quanto riguarda il delfino in Italia.

Io e Ilaria facciamo gare dove ce la giochiamo per 1 centesimo ed è bellissimo perché lo sport è pura competizione. Avere poi la competizione in casa è ancora più bello, perché quando poi vai a gareggiare ad un Mondiale o ad un Europeo con tensione più alta rispetto ad altre gare, esserti confrontato con un’altra atleta è importante. Penso che le nostre carriere siano molto simili e ci stiamo stimolando a vicenda. 

Qual è il tuo ricordo più bello legato al nuoto?

In realtà non riesco a fare una graduatoria. Ho tanti ricordi belli e qualcuno anche meno bello che alla fine si compensano. E questo fa capire com’ è lo sport. 

Qualcuno ti vede mistista. Hai mai provato a cimentarti in dorso e rana?

In vasca corta anche sì, perché ad eccezione della rana me la cavo in tutti e tre gli altri stili. A seguito di un incidente non ho più fatto gambe a rana. Se riuscissi ad imparare a nuotare bene a rana potrei fare un pensierino sui 100 misti. Dovrei fare un bel collegiale con Scozzoli e Carraro per imparare rana e partenze, e poi potrei essere pronta. 

Quando ripartirà farai ancora parte della ISL? 

La ISL fa capire quanto il movimento nuoto sta crescendo e di come in futuro potremo veramente parlare di professionismo. Noi ora ci dilettiamo. Avere qualcuno che ha queste visioni rivoluzionarie e saper di poterci contare in futuro è molto positivo perché questo aiuterà a far crescere ulteriormente il movimento. Investire nello sport per portarlo ad altissimi livelli. Credo sia stato molto divertente anche per gli appassionati seguire le tappe dell’ISL, soprattutto nella tappa di Napoli. 

Tu hai fato la tesi della laurea triennale sulla psicologia dello sport. Cosa consigli ai tanti giovani nuotatori che vogliono arrivare a nuotare ad alto livello e che in questi giorni sono costretti a casa? Che consiglio dai per la loro ripresa, e quanto è importante lavorale sull’aspetto mentale in un momento come questo?

Come sarà difficile tornare sui banchi di scuola sarà anche difficile rientrare a praticare qualsiasi sport. Spero però che si stiano comunque mantenendo un po’ in movimento. Un ruolo importante in questa cosa credo che lo abbiano i genitori. Perché devono essere i primi a stimolare i propri figli e soprattutto a insegnar loro che non si deve abbandonare un sogno per un ostacolo. Gli ostacoli ci sono sempre e si presentano in varie forme. Ma non si può mollare, non è la cosa giusta. 

Sei seguita da un nutrizionista?

Sì, assolutamente. Per noi atleti è importante, perché come per tutti è facile sgarrare, farci ingolosire. Più che altro è un modo per controllare l’alimentazione. Ma nello sport di alto livello anche la supplementazione; i nostri allenamenti sono talmente intensi che a volte con la semplice alimentazione non si riesce ad reintegrare tutto quello che si consuma. Quindi, parlando di supplementazione ed integrazione, la figura di un nutrizionista diventa fondamentale. È  importante perché con delle linee guida si riesce a restare più concentrati sul proprio obiettivo. Ovviamente gli sgarri ci sono, siamo esseri umani. Anche Fabio Scozzoli sgarra ogni tanto…

Cosa pensi del fatto che ci sono voluti i Mondiali di calcio prima di vedere il professionismo femminile nel pubblico dibattito?

Purtroppo la nostra società per alcuni argomenti è un po’ bigotta, un po’ chiusa. Non si riesce ancora ad aprirsi completamente in tante cose. Però è positivo il fatto di poter iniziare piano piano una rivoluzione, perché fondamentalmente di questo si tratta. Credo che prima di tutto debba cambiare un po’ la mentalità degli spettatori. E il primo passo lo devono fare le atlete stesse, che devono schierarsi in prima linea per rivoluzionare il loro mondo. 

Come gestisci il pregara?

Credo nel destino, quindi penso che essere scaramantici valga fino ad un certo punto. Nel pre-gara non ho dei rituali particolari o scaramantici, anzi. Più sono distratta da ciò che ho intorno e meglio è. Poi la concentrazione riesco a raccoglierla nel momento in cui devo scendere in acqua, ma mezz’oretta prima posso essere la birbante di sempre.

Ti piacerebbe allenare in un futuro?

Ci penso e non ci penso… Mi piace molto quello che c’è in acqua ma anche quello che c’è fuori dall’acqua, seguendo un po’ l’esempio di mio padre. Siccome di allenatori ce ne sono tanti e di preparatori atletici un po’ meno, credo che preferirei orientarmi in quella direzione. Stare a bordo a vasca e sapere cosa sta vivendo il tuo atleta perché l’hai vissuto prima di lui credo possa essere positivo, perché sai consigliarlo. Però è anche negativo perché potrebbe significare rivivere alcune sofferenze che caratterizzano il nostro sport. Sicuramente rimanere nell’ambiente è uno dei miei più grandi desideri, perché se così non fosse, tutto quello che ho fatto finora si ridurrebbe solo ad un ricordo lontano ed io non voglio. 

Sul nostro canale Youtube è disponibile il video:

 

I TARALLI DI ELENA DI LIDDO

INGREDIENTI
• 300 gr Farina
• 200 gr Semola Rimacinata
• 15 gr sale fino
• 120 cl vino bianco
• 120 cl olio extravergine (se pugliese meglio!)
• Acqua q.b.

Ovviamente ci possono essere delle varianti utilizzando a piacimento semi di finocchio, cipolla o altre spezie. Devono asciugarsi per un’oretta circa su un piano, poi bollire. Quando vengono a galla scolarli ed infornarli a 180° per 20 minuti circa.

Foto Copertina © Giorgio Scala Deepbluemedia

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