At the pool bar, Melanie Marshall: “Essere donna allenatrice? Ci vogliono gli attributi”

Un’altra ospite di grandissimo spessore per la nostra rubrica “At the pool bar“. Alberto Dolfin e Walter Bolognani hanno raggiunto virtualmente Melanie Marshall.

Ex nuotatrice, specialista dello stile libero e argento mondiale nella 4×100 a Fukuoka 2001, oggi allena il campione indiscusso della rana, sua maestà Adam Peaty.

Eletta High Performance Coach of the Year nel corso degli UK Coaching Awards 2019 e Best coach of the Year 2019 dalla Federazione britannica, è l’ esempio vivente che donne e cronometro possono essere un binomio vincente, oltre che possibile.

Per chi si fosse perso la diretta, è disponibile il video sul nostro canale Youtube.

 

Siete delle donne e desiderate diventare allenatori? Beh, ci vogliono gli attributi per farlo! Io ho iniziato ad allenare sin da giovanissima sebbene in altri sport, come  ad esempio il calcio o addirittura in carcere. Ho allenato ragazzini con disabilità fisiche, sono stata in diverse parti del mondo e mi sono trovata in situazioni piuttosto difficili. Tuttavia io non vedo un confine netto tra uomo e donna nella professione di allenatore, per me non si tratta di una questione di genere.

Dopo il rinvio dei Giochi olimpici eravamo chiaramente amareggiati. Tuttavia trovo che tutti i migliori atleti attraversano velocemente le seguenti fasi: dolore, accettazione e infine superano quanto accaduto. Per me e per Adam sarà una bella sfida arrivare ancora più preparati nel 2021. L’attesa, l’amore e la passione per il nuoto ci motiveranno ancora di più e lavoreremo duro in questi diciotto mesi per raggiungere un livello alto.

Per quanto riguarda la formazione di Adam, più che un lavoro mirato sul talento, mi sono concentrata sul suo carattere e sulla sua crescita come uomo. Lasciato l’agonismo nel 2008, ho iniziato a lavorare come allenatrice in un piccolo club e ho subito notato che lui era in grado di cogliere al volo i miei insegnamenti e farli suoi, come affrontare una gara in un contesto internazionale, essere un atleta olimpico o gestire la pressione. Abbiamo fatto attività al limite della follia e che non erano strettamente legate al nuoto. Ad esempio, siamo andati in bicicletta in Zambia, quando lui aveva diciassette anni. Ho cercato di forgiare un atleta dalla personalità forte, oltre a dedicarmi alla cura della sua tecnica e degli aspetti relativi alla competizione.

Al momento stiamo vivendo questa situazione di lockdown abbastanza tranquillamente, anche perché non ci sono competizioni imminenti. Non saranno due mesi lontani dall’acqua a farvi perdere tutto il vostro lavoro, se avete un lungo percorso alle spalle. Non temete e non lasciatevi abbattere dalla paura, prendete ogni giorno per quello che è, ma soprattutto abbiate cura di voi stessi e ci sarà tutto il tempo per recuperare.

 

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