Black swimmers matter

Il movimento che sta scuotendo gli Stati Uniti dalle fondamenta sta agitando anche le solitamente apolitiche acque delle piscine. Forse anche per rilanciare un’immagine un po’ compromessa dai ripetuti scandali a sfondo sessualeUSA Swimming dopo qualche iniziale passo falso ha affrontato con decisione il tema dell’inclusione e dell’uguaglianza, lanciando una pagina dedicata sul proprio sito ed ha cercato di coinvolgere i nuotatori black in iniziative di sensibilizzazione.

Di questo parla un interessante articolo pubblicato da USA Today, che ha intervistato il due volte campione olimpico Cullen Jones (nella foto), contattato da USA Swimming per iniziative di sensibilizzazione.

Ma Jones, oggi 36enne, ha declinato l’invito in quanto ormai ex atleta, ritenendo che altre voci meritassero di essere sentite, come Lia Neal, Simone Manuel, Reece Whitley.

“Quando mi hanno contattato gli ho raccomandato di fare in fretta. Di lasciare perdere me, che mi sono ritirato e non mi sto allenando per Tokyo 2021, e di concentrarsi sulle nostre medagliate olimpiche e sulle giovani speranze, che fanno parte del Team USA e sono leader all’interno del gruppo, e un giorno potrebbero capitanarlo”.

Così ora è Whitley, ventenne ranista dell’Università della California, il punto di riferimento di chi chiede al mondo del nuoto di cambiare per includere gli atleti afrodiscendenti: il nuoto negli USA è uno sport tradizionalmente bianco, con solo l’1,5% dei 327.337 atleti di prima fascia che in un sondaggio del 2019 si identificavano come neri o afroamericani, e un ulteriore 6,5% che si definiva “misto”.

In un comunicato del 12 giugno il boss di USA Swimming Tim Hinchey ha riconosciuto gli ostacoli che i nuotatori neri hanno dovuto affrontare: “Saremmo ingenui se pensassimo che il nuoto non sia uno specchio della nostra società. Per varie ragioni storiche, compresa la segregazione e i numerosi ostacoli posti sul cammino dei nuotatori neri, il nuoto, come l’intera società, ha alimentato un sistematico razzismo. Anche se abbiamo fatto molta strada, i nostri progressi sono stati troppo lenti. C’è ancora molto lavoro da fare, e saranno necessari consapevolezza, supporto e lavoro duro”.

Il confronto fra i migliori nuotatori black d’America era iniziato un paio di settimane prima di questa dichiarazione, quando Jones aveva creato una chat per riunirli per la prima volta tutti insieme. Dodici nuotatrici e nuotatori di livello nazionale e internazionale, che si conoscevano fra di loro ma non si erano mai percepiti come gruppo e che manifestavano tutti la stessa esigenza: far sentire le loro storie dalle loro voci. I più anziani, come Jones, fungono da mentori, mentre i più giovani sfruttano la maggiore familiarità con le nuove tecnologie.

Neal è approdata su Uninterrupted, la piattaforma creata da LeBron James per dare voce agli atleti, con il supporto di Jacob Pembley, desideroso di contribuire alla causa come atleta bianco. “Con Cullen ho lavorato specificamente sulla storia degli atleti neri, mentre con Jacob stiamo lavorando per cercare supporto e sostegno alla nostra causa”.

Whitley invece ha costituito un gruppo di lavoro con altri cinque atleti d’élite – Neal, Jones, Jack LeVant Natalie Hinds, per suggerire modifiche allo statuto e all’organizzazione di USA Swimming, che nel proprio direttivo ha due consiglieri di colore su quindici, è molto attivo anche con i suoi compagni di squadra e si dichiara ottimista: “In qualità di freshman dell’anno mi sono trovato in una posizione privilegiata per promuovere le istanze dei nuotatori di college neri, e ho intenzione di fare tutto ciò che è nelle mie possibilità”.

Leggi l’articolo originale [ENG]

Ph. ©A.Masini/Deepbluemedia

 

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