L’ultima vasca di Mirco: “È il momento di diventare adulto. Il mio futuro? In Polizia”

ROMA– Undici agosto 2020, Trofeo Sette Colli,sono passati pochi minuti dalle diciannove, ci sono i 50 metri dorso. Una vasca secca, l’ultima per il capitano delle Fiamme Oro, Mirco Di Tora. Trentaquattro anni compiuti a maggio, ha deciso di terminare il suo lungo viaggio a Roma, nella piscina più bella del mondo: “In uno sport come il nuoto bisogna fare i conti con la carta di identità. E’ il momento di diventare adulti  dice.

Lo Stadio del Nuoto non era di certo lo stesso di undici anni fa, ma il valore di questa manifestazione, dopo il periodo di lockdown è immenso:

“Sono molto felice sia stato organizzato il Sette Colli, sebbene sia privo di una valenza in termini di qualificazioni. Si tratta di un bel segnale di ripresa, perchè siamo stati fermi tutti e per tanto tempo, ma è importante dimostrare che possiamo andare avanti con tutte le precauzioni del caso. In questi giorni, sono state messe in atto con molta attenzione, quindi ben venga. Mi è mancato il pubblico, non posso paragonare l’emozione del 2009, quando entravo in vasca per la finale mondiale dei 50 dorso e le persone arrivavano addirittura ad arrampicarsi ovunque, ma mi ha fatto piacere chiudere in questo contesto importante e significativo. Se non ci fosse stato il Sette Colli, la mia carriera sarebbe finita a febbraio con il Meeting del Titano a San Marino, non sapendo nemmeno che sarebbe stata la mia ultima gara”.

Ma in un viaggio lungo ed emozionante, ci sono soste che non si dimenticano mai e lui ne ha individuate tre: quella olimpica di Pechino nel 2008, quella europea di Rijeka nello stesso anno, quando i suoi occhi videro la scritta “record del mondo” durante la finale della staffetta 4×50 mista e quella di Roma 2009, ai blocchetti di partenza della finale mondiale dei 50 dorso.   Con il tempo, gara dopo gara, qualche spedizione l’ha persino guidata lui:

Si, sono stato anche capitano della Nazionale italiana. Prima agli Europei in vasca corta del 2011 in Polonia e successivamente ai Campionati del mondo di Barcellona nel 2013. Un’esperienza davvero gratificante: in quell’occasione non ero io il più anziano, ma fu una decisione del gruppo che mi identificò come punto di riferimento. Mi fece davvero piacere.

Non fu solo capitano azzurro, ma anche d’oro, il colore simbolo del corpo militare di cui è membro, la Polizia di Stato. Con il suo addio al nuoto, Mirco passerà il testimone all’amico Marco Orsi:

Io ho vissuto pienamente l’evoluzione del gruppo sportivo delle Fiamme Oro: eravamo pochi e oggi siamo diventati una delle squadre più forti sia a livello maschile che femminile. Ricordo che addirittura c’era solo una donna, Sara Farina, quando entrai io. Ora ci sono anche tanti giovani e devo dire che è un bene che in Italia i Gruppi Militari diano questo grande supporto al movimento sportivo, perchè è solo grazie a loro che gli atleti si possono concentrare sui propri obiettivi e passioni. Io stesso ho potuto godere di questi privilegi fino ad oggi, certamente meritati, ma se non fosse stato per le Fiamme Oro avrei smesso parecchi anni fa. Probabilmente non avrei disputato nemmeno la mia seconda Olimpiade e dopo la prima avrei optato per un percorso più tradizionale fatto di laurea e ricerca di un lavoro. Adesso verrò trasferito nei ruoli ordinari e passo il testimone a Marco Orsi, che diventerà il nuovo capitano di questa squadra al quale faccio i miei migliori auguri. Sono certo di lasciarla in ottime mani.

E il futuro? Certamente in Polizia. Non si immagina come allenatore e da buon velocista, si definisce un nuotatore po’ ribelle.

Magari allenerò sporadicamente con i camp Arena Nesc (Nuoto Extremo Swimming Camp) che da sette anni porto avanti con Nicolò Beni e che vanno davvero a gonfie vele. Diciamo che mi piacerebbe rimanere in questo mondo magari ritagliandomi uno spazio diverso, per vivere comunque il bordo vasca.

 

Ph: Andrea Masini/ Deepbluemedia/Inside Photo

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