Yusra Mardini: “Lo sport mi ha dato tanto, ora mi sdebito insegnando ai bambini”

Mentre cercano di qualificarsi per i Giochi di Tokyo, molti dei 51 atleti del Team Olimpico Atleti Rifugiati si impegnano a favore delle comunità che li hanno accolti. Il sito ufficiale del Comitato olimpico internazionale (CIO) racconta oggi l’esperienza della nuotatrice siriana rifugiata in Germania Yusra Mardini.

Salita agli onori delle cronache per avere trainato per ore un gommone in avaria con diciotto persone a bordo, fra le quali la sorella, Yusra ha preso parte alle Olimpiadi di Rio del Janeiro e oggi si allena a Berlino presso i Wasserfreunde Spandau sotto la guida di coach Sven Spannekrebs, con il quale collabora nell’organizzazione dello Yusra Mardini Swim Camp, prendendosi cura per due settimane di trenta bambine e bambini rifugiati.

Per molti di loro, di età compresa fra i 5 e gli 11 anni, è la prima esperienza con l’acqua ed è necessaria molta attenzione per non impaurirli.

I loro genitori sono impegnati a ricostruirsi una vita in un contesto completamente nuovo, e in una situazione del genere lo sport non è la prima cosa che ti viene in mente. Così la nostra idea è di offrire un progetto a bassissimo costo per portare questi bambini in piscina. Lo sport è un’abilità sociale importante, e spero che i nostri allievi imparino e che per loro, come per me, il nuoto diventi una passione.

Con loro posso condividere molte esperienze. Io ho avuto molte opportunità rispetto a tanti rifugiati, ma non dimentico che anch’io ho dovuto abbandonare il mio paese e iniziare una nuova vita in Germania. Non lo dimenticherò mai, e voglio approfittare di tutte le occasioni per sdebitarmi.

 

Leggi l’articolo originale [ENG]

Ph. ©A.Masini/Deepbluemedia

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