Giorgio Lamberti: 30 anni fa scriveva un pezzo di storia.

Campionati del Mondo, Perth, Australia, gennaio 1991. E un atleta italiano che voleva regalare un sogno a sé stesso e all’Italia: Giorgio Lamberti. La gara erano i 200 stile libero, e Giorgio era reduce da un infortunio alla schiena che aveva influenzato un po’ la sua preparazione in vista del grande evento. Ma un campione fa la differenza proprio nei momenti di difficoltà.

Trent’anni fa… mi sento un po’ Matusalemme. Però è un ricordo che rivivo sempre con grande emozione, è stato sicuramente un mondiale importante. All’epoca ho vissuto la vigilia in maniera un po’ complicata perché avevo avuto un infortunio alla schiena, mi ero preparato molto bene nei mesi precedenti, ma nell’ultimo mese questi problemi alla schiena mi avevano un po’ compromesso e quindi avevo qualche dubbio sulla tenuta. Però le sensazioni alla vigilia erano comunque buone, ero consapevole di non essere al top della forma. La batteria fu gestita con l’obiettivo di entrare in finale con il minimo dispendio energetico, in modo da poter gestire bene la finale. Gara che è stata gestita in maniera estremamente tattica. Nuotavo con il mio avversario più temuto a fianco, e quindi per tutti i tre quarti della gara ho avuto un punto di riferimento importante: il passaggio ai 100 è stato al centesimo lo stesso del record del mondo di due anni prima, la terza vasca ho visto che gli avversari non erano così distanti da me come ritmo, così mi sono risparmiato per arrivare all’uscita dell’ultima virata lucido e pronto per accelerare e lì, me ne sono andato. Con lucidità e freddezza. Sapevo che la forma non era al top, quindi era fondamentale gestire la gara con testa. Inoltre la consapevolezza di non essere al cento per cento qualche insicurezza te la senti addosso, se poi aggiungiamo che era una finale mondiale, che ero il campione europeo uscente, il favorito, quindi tutto ciò che non era oro sarebbe stato un insuccesso, nessun italiano che aveva vinto un campionato del mondo… tante coincidenze che però sono state pesantissime da gestire mentalmente. La pressione era alle stelle, la fortuna è che eravamo in Australia, i social non c’erano e quindi questo aiutava. È un ricordo indelebile.

Ho sempre cercato di godermi il momento, perchè come atleta di alto livello a volte la tensione è tale che non riesci a gustare il risultato di ciò che hai fatto, invece bisogna pensare che si è privilegiati, che altri atleti non hanno la tua stessa possibilità e quindi devi fare il possibile per gustarti il momento, devi essere gratificato ad essere lì per giocarti la tua carta. Uno dei momenti più intensi che ricordo è la prechiamata: c’erano otto sedie in una stanza piccolina e un silenzio carico di tensione. Ma c’era grande rispetto tra gli atleti, ci si dava la mano e ci si augurava buona fortuna. Sono ricordi che fanno parte della mia storia, e un po’ di emozione nel ricordarli è inevitabile. Anche perchè sapevo che se avessi vinto, avrei realizzato un sogno anche per l’Italia. Ricordo ancora il titolo della Gazzetta del giorno dopo “Lamberti Storia!” e mi sono sentito davvero orgoglioso.

E noi, a distanza di trent’anni, ancora ci emozioniamo e per questo lo ringraziamo.

 

 

 

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