Sindrome da overtraining: Simone Manuel fuori dalla finale dei 100 stile libero

La campionessa uscente dei 100 stile libero Simone Manuel non sarà sui blocchi di Tokyo per difendere il suo titolo olimpico nei 100 stile libero. Con 54.17 Manuel è stata la prima delle eliminate nelle semifinali di Omaha, a due soli centesimi dall’ottavo tempo di Erika Brown.

Nel corso della conferenza stampa, la velocista USA ha rivelato di avere perso tre settimane di allenamento nel mese di aprile dopo la diagnosi di sindrome da overtraining. Le difficoltà erano iniziate a gennaio, “il mio corpo si era come rotto”. La decisione a fine marzo, in accordo con coach Greg Meehan.

È difficile accettare questa situazione. Vorrei raccontare la mia storia, tutto quello che ho passato nell’ultimo anno, specialmente negli ultimi due mesi. Non è stato per niente facile. Sono fiera di me stessa, perché ho fatto tutto ciò che era nelle mie possibilità per arrivare nelle migliori condizioni a questo evento.

Ci sono stati momenti in cui non volevo neppure avvicinarmi alla piscina perché sapevo che sarebbe andata male. Era una strada in salita. Non sono cose che si possono prendere alla leggera.

Sono una persona che dopo ogni risultato guarda subito avanti all’obiettivo successivo. A volte penso che non sono capace di godermi i successi. Questa è la prima volta in cui mi sono presentata a un evento in pace con me stessa. Questo è un grande passo avanti. Spero di essere di ispirazione per altre atlete nella stessa condizione. La maggior parte di noi nuotatori non si sa godere i risultati che ottiene. Io l’ho fatto. Sono una campionessa olimpica e so che avrei potuto fare di più. È un boccone amaro da mandare giù, ma sono serena. So di avere fatto tutto quello che potevo, e questo mi rende orgogliosa perché continuerò ad impegnarmi nell’allenamento, anche se ci saranno dei momenti di sconforto.

Penso che la pandemia di Covid abbia avuto una parte in tutto questo. Penso che essere una persona di colore nell’America dell’ultimo anno abbia avuto una parte in tutto questo. Sono situazioni che ti tolgono energia mentale.

Inizialmente non volevo rendere nota la mia condizione. Mi ripetevo di essere forte, di uscire fuori e gareggiare. Non volevo che le persone intorno a me si preoccupassero. Credo che questo sia il percorso che dio ha scelto per me. Non è sempre facile avere fede, ma avere fede significa proprio questo.

Vale sempre la pena lottare per i propri sogni, e questa è sicuramente la mia lotta più impegnativa. Mi rivedrete fare grandi cose in piscina, ne sono certa.

Leggi l’intervista su Swimming World Magazine [ENG]

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