Walter Bolognani: 9.600 km per ridare fiducia ai nostri ragazzi

Il responsabile tecnico delle squadre giovanili di nuoto Walter Bolognani ha compiuto un autentico tour in giro per l’Italia. L’obiettivo: i nostri ragazzi, la base del nostro movimento, il futuro del nostro sport.

Abbiamo parlato con lui per sentire dalla sua voce come è stata questa incredibile esperienza, che tanto ha dato a tutte le persone che erano coinvolte.

Sono stati quasi 10.000 km, 9.600 per la precisione, da un calcolo che ho fatto un po’ per gioco. Fatti in aereo, in treno, in macchina, in bus e sono stati utilissimi! Ciò che mi ha dato questa esperienza da un punto di vista umano è stato incredibile. Ho potuto conoscere persone che di solito sfuggono, che di solito non ho modo di incontrare. Parlo di tecnici, di atleti e anche di famiglie. È stato un viaggio doveroso, perché quest’anno ci sono 48 ragazzi all’Eurojunior contro una media di 32; 16 ragazzi in più per un segnale forte che, insieme alla Federazione Italiana Nuoto, vogliamo dare al paese e a tutte le realtà. Portiamo una grossa rappresentativa a questa manifestazione, a fronte di due anni in cui praticamente non si è fatto nulla. Inoltre, volevamo che questo segnale arrivasse al più ampio ventaglio di ragazzi possibile. Volevamo che tutti sentissero la vicinanza federale.

Molti i presenti alla manifestazione che si svolgerà nei prossimi giorni a Roma. Con i campionati italiani di nuoto primaverili è stato stabilito il criterio di selezione: i primi due del range di età utile per gli Junior, che si sono classificati ai campionati primaverili, sono stati convocati. Certo, un criterio che è stato utilizzato a marzo/aprile è un criterio diverso da quello che si potrebbe utilizzare adesso; ma ora siamo poco prima dall’evento, pertanto doveva essere stabilito un principio secondo il quale operare la selezione. È chiaro che c’era la necessità di dire a questi ragazzi, che già avevano avuto difficoltà a nuotare prima, che questa possibilità era reale.

Quanti ragazzi hai potuto incontrare?

Ho potuto incontrate tutti e 48 i ragazzi che parteciperanno agli Eurojunior, ma insieme agli altri saranno stati circa duecento. Sono numeri importanti. Con questa pandemia i ragazzi o li avevo visti due anni fa in Comen, o non li avevo proprio visti. Pertanto ho ritenuto fosse un mio dovere incontrarli, in qualità di rappresentante del movimento giovanile, per poterci conoscere. Mi sarei dovuto incontrare con i convocati a 20 ore dall’inizio delle gare: non è pensabile! In un anno come questo, dove i contatti sono praticamente mancati, era fondamentale stabilire prima di tutto un rapporto umano perché potesse essere il lancio per un rapporto di natura sportiva. È stato bello perché vedere la base del nostro movimento è sempre estremamente stimolante. Le situazioni sono eterogenee al massimo. Il movimento giovanile ha sofferto parecchie problematiche quest’anno: non hanno più potuto nuotare per la durata della seduta come erano abituati prima; invece che quattro corsie, forse due; la palestra fatta su Zoom; invece che l’impianto vicino, quello a 30-40 km da casa; sono quattro casistiche banali, ma che non possiamo pensare che non abbiano condizionato in maniera importante questi ragazzi. Va dato atto che hanno resistito. Oggi va di moda il termine resilienza: gli va dato atto della fatica e dello sforzo che hanno fatto! Credo che dal punto di vista logistico, i ragazzini italiani siano tra quelli che in Europa hanno sofferto di più. Sappiamo perfettamente quali sono state le posizioni governative in merito alle piscine. A tutti gli effetti è stata una sofferenza incredibile, perché la nostra realtà è fatta di piccoli impianti, di piccole società, di piccole realtà sparse per tutto il territorio, che poi sono la nostra forza. I piccoli, ma anche i grandi gestori si sono trovati non poco in difficoltà, riducendo le aperture e nessuna gara. Tutto questo ha fatto emergere che forse in molti, a livello politico, hanno un’idea del nuoto piuttosto balzana.

Altra cosa bella di questa esperienza è stata quella di rimanere agganciati alla realtà: quando vesti una maglietta “Italia” e ci lavori per vent’anni, il rischio più grande che corri è quello di perdere il contatto con la realtà. La realtà non è quella del campionato Europeo, dell’Olimpiade, del mondiale. La realtà è estremamente diversa ed è molto più dura. O meglio, anche quella è una realtà, ma io mi sto riferendo al movimento di base, che è quello che poi lancia tutto il resto. Personalmente ritengo che da questa esperienza sia emerso molto il lato umano. Ho la fortuna di arrivare dalla base, quella di periferia. Rivestendo questo incarico ho avuto la possibilità di conoscere le due cose, entrambi gli aspetti, ed è più facile, per certi versi, rivestire il ruolo attuale. Il fatto di tornare alla realtà, quella vera, fatta di sudore, di fatica, di soldi non percepiti, di sacrifici dell’allenatore, del gestore e delle famiglie, dell’atleta, mi è servito molto. È emerso tutto il lato umano della questione. Ho visto la spinta che c’è dentro ognuno di noi di voler fare qualcosa, di aver intrapreso un’avventura fatta di cloro e chissà cosa ci darà… ma ce ne siamo innamorati.

Non parlo di quella che possiamo definire “tragedia” degli esordienti e della scuola nuoto. Lì soffriremo in maniera drammatica quello che è il nostro ruolo e il futuro del nuoto nazionale giovanile. Perché sai, se ci sono dei buchi non li tappi, se ci sono delle giovani strade che sono state intraprese e per due anni sono state interrotte, non è facile farle ripartire. Avendo la fortuna di stare nel posto in cui sto, conosco molto bene la realtà europea e non solo. Non lo dico per piangerci addosso, ma noi siamo stati quelli che sono stati peggio di tutti. Indiscutibile. E dimostrabile! Insegniamo valori, regole, equilibrio, se non siamo ben supportati dalle istituzioni rischiamo di prendere e prenderci in giro. E ti trovi in difficoltà nell’essere produttivo e propositivo.

Qual è stata la risposta dei ragazzi?

Entusiasta! Oltre le mie aspettative. Personalmente non ho la percezione di che impatto posso avere io nei confronti dei ragazzi. Vedendoli  e sentendomelo dire dai colleghi, piuttosto che dai presidenti di comitato, ho respirato un’enorme spinta, un enorme impulso emotivo e tanta voglia di andare avanti, un grande entusiasmo, voglia di andare avanti. Mi sentivo in imbarazzo per l’accoglienza, mi sembrava di essere una personalità, ma io mi sentivo uno di loro. Erano agitati, dicevano di non aver dormito la sera prima per l’emozione, mi vergognavo un po’. Però questo ti fa capire quanto ci tenevano, indipendentemente da me, è emerso quanto siano importanti per loro queste cose. Mi ha fatto capire che ancora di più che come Federazione dobbiamo muoverci in questa direzione, fare cose funzionali a loro, al loro benessere, e al loro stimolo per farli continuare, perché, altrimenti, di cosa vivono? Grandi sacrifici e basta? È stata la dimostrazione che è bastato poco per riaccendere gli animi, per risollevarli. A me fa solo piacere se il significato della mia visita è stato anche questo, perché vuol dire che alla fine la Federazione ha fatto una cosa che valeva la pena di essere fatta, ha dimostrato di avere delle linee guida corrette, funzionali a tenere in piedi il movimento.

Ci stiamo avvicinando alla manifestazione che vedrà coinvolti questi ragazzi, finalmente. Cosa ci puoi dire di questi Eurojunior imminenti?

La squadra è motivata, vogliosa di esprimersi. Questi due anni passati così sicuramente avranno delle conseguenze, ma non perché i ragazzi non siano all’altezza, anzi. Perché le condizioni in cui hanno continuato il loro percorso sportivo sono state quelle che perfettamente conosciamo. E sono state terribili. Sarebbe sciocco pretendere dai ragazzi risultati stellari con le possibilità di allenamento che hanno avuto. Personalmente non sto pensando minimamente alle medaglie: in questo momento la mia priorità è riportare i giovani in acqua, cercare di rimettere insieme i pezzi di un sogno che forse può presentare qualche crepa a causa di quello che abbiamo vissuto con questa pandemia.

Quest’anno sarà dedicato non solo alla gara, che comunque si disputa sempre per migliorarsi, per vincere. Credo che questa volta vincere non si identifichi tanto con una medaglia, bensì con l’esprimersi al meglio, l’aver fatto un passo avanti. Se osserviamo il ranking mondiale abbiamo già capito dove siamo. Ma questa sarebbe un’analisi sterile, priva di tutte quelle componenti emozionali e passionali che invece caratterizzano il movimento. Però da loro voglio una prestazione fatta di maturità , e che si il frutto dell’impegno e del sacrificio in un’annata dove non sono riusciti a fare neanche la metà di tutto quello che avrebbero potuto fare. Non voglio fare confronti con il passato, non ci sono gli elementi per farlo. Ci sono quasi cinquanta ragazzi che rappresenteranno il paese, che al loro rientro saranno di stimolo per i loro compagni di squadra, saranno di esempio, sarà per loro un’esperienza della quale avranno bellissimi ricordi. Sarà un momento per maturare e per riprendere da dove ci eravamo interrotti. L’Europeo si fa in Italia perché il nostro presidente, Paolo Barelli, ha voluto farlo a Roma: altro segnale che la Federazione lancia in maniera forte. Noi mettiamo in ballo la nostra volontà, la nostra capacità di organizzare, che sono grandissime, sia a livello FIN che come LEN, per consentire a questi ragazzi di continuare a nuotare, di inseguire un sogno, di avere un riscontro alla fatica che hanno fatto. Poter rivivere quella che chiamiamo normalità, il perché del loro faticare ogni giorno, in un contesto di altissimo profilo. Si sono iscritti atleti notevoli. Io sono felicissimo che ci sia questa opportunità per questi ragazzi: io esisto perché ci sono loro, perché ci sono gli allenatori dei club, e quindi, per quel poco che posso fare, mi devo adoperare perché possano partecipare ad una gara, la possano vivere nel modo migliore e possano non perdere la speranza. È un loro diritto acquisito. Hanno diritto di vivere questa emozione, fatta anche di ansia, paure e angosce, stati d’animo tipici di una gara importante. Con i sorrisi, con le urla, l’incertezza di non capire dove sono finiti perché per loro è un nuovo circo. Questa si chiama esperienza di vita e vale tanto di più di qualsiasi altro successo, di cui magari non avrebbero neppure la capacità di comprenderlo fino in fondo.

Noi, con il nostro mondo giovanile cerchiamo di essere di buon auspicio per quello che sarà Tokyo, tante persone saranno qui, sperando poi, tifando poi per la squadra Assoluta, guidata da Cesare Butini. E lì vogliamo gioire, vedere, ed esultare.

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