Una poltrona per due: i 100 stile libero maschili più incredibili di sempre

Le tradizioni sono importanti.

Tutti gli anni, la vigilia di natale, le reti Mediaset mandano in onda “Una Poltrona per Due”, un film del 1983 di John Landis con Eddie Murphy Dan Aykroyd e Jamie Lee Curtis.  È un appuntamento immancabile, al punto da essere diventato esso stesso una tradizione natalizia.

Dal 1992 io ho ho la mia “Poltrona per due” personale, alla vigilia non di natale ma dell’apertura delle gare olimpiche del nuoto.

Ogni volta ripercorro il 100 stile libero, quello più veloce di tutti i tempi, fino a quel momento.

Prima di YouTube ero costretto a farlo su carta, riguardandomi gli otto finalisti, a pagina 41 del numero 9 di Settembre 1988 “anno XI” del Mondo del Nuoto, la rivista fondata da Camillo Cametti.

Poi, più comodamente, ho iniziato a usare internet e mi posso godere la prestazione più incredibile e strampalata di sempre nella gara regina maschile, quella di Matt Biondi ai trials USA del 1988.

Potremmo intitolarla “trova l’errore” e chiuderla con “ma quanto avrebbe fatto se…”

Se:

  • Non avesse respirato sulla prima bracciata, a testa alta, quasi frontale
  • Avesse avuto un minimo di nozione di spinta in virata
  • Avesse avuto sempre quello stesso minimo di nozioni sulle subacquee
  • Fosse arrivato al muro spingendo come un atleta invece di assomigliare a una bagnante domenicale sulla sessantina e con la cuffia a fiorellini…

Risultato: 48,42.

Un tempo che ancora oggi avrebbe il suo senso. Per intenderci: il sedicesimo classificato delle batterie di Tokyo 2020 si è aggiudicato l’ultimo posto in semifinale con 48.44!

Le potenzialità della torpedine di Moraga (la prima torpedine da vasca della storia, prima ancora di Ian Thorpe) non sono mai state valutabili pienamente.

Basti pensare che, a 19 anni, riuscì a far parte della 4×100 stile libero di Los Angeles 1984  avendo nuotato solo una parte della stagione 83/84, dato che era impegnato anche con i campionati scolastici di basket (era alto oltre due metri) e pallanuoto.

La stagione successiva si dedicò solo al nuoto. E fece pochi WR, ma pesanti.

Ai Nationals estivi abbassò il crono di Rowdy Gaines del 1981 (49,36) per due volte: 49,24 in batteria e 48,95 in finale. L’anno successivo ai trials per i mondiali di Madrid scese a 48,74. L’ultimo WR sulla distanza fu il suddetto 48,42. A Seoul scese per l’ultima volta in vita sua sotto i 49, vincendo in 48,63.

Ma non possiamo limitare ai 100 stile libero il suo impegno e la sua importanza.

Fu una sorta di “sindacalista dei nuotatori” ante litteram. Portò i soldi con le sfide Dash for cash del 1990. Insieme all’amico e collega Tom Jager stabilì una serie lunghissima di WR nella velocità pura, i 50 stile libero, passando dal 22,52 dello svizzero Dano Halsall (1985), al 21,81 di Jager del 1990 (Matt 21,85), tempo che sopravvisse fino al 2000, quando Alexandr Popov lo portò a 21,64.

Ma chi erano gli altri finalisti?

Chris Jacobs, il texano ventiquattrenne, protagonista di una sola stagione. Secondo ai trials, ma anche a Seoul, con uno straordinario 49,08, oro con le due staffette 4×100.

  • Troy Dalbey, il ragazzino eterna promessa dei 200 stile libero, salito sul podio solo in staffetta (4×100 e 4×200 stile libero a Seoul)
  • Il già citato Tom Jager, l’eterno sfidante di Matt nei 50. Oro ai mondiali 1986 e 1991, argento olimpico nel 1988, bronzo nel 1992. Membro fisso della 4×100 stile libero US dal 1986 al 1991
  • Ambrose “Rowdy” Gaines, il “vecchio”. 29 anni nel 1988 e un passato di poche gioie clorate. Sul podio dei 200 stile libero già ai mondiali del 1978, predestinato a quattro ori a Mosca 1980 ma sconfitto dal boicottaggio (nei 100 vinse il tedesco dell’est Jörg Woithe in 50,40, quando lui già faceva 49,61), autore del WR nel 1981 (49.36), grande sconfitto ai mondiali 1982 (50,18 – 50,21 nei 100 contro Woithe, che però valeva già 49,60; 1.49,84 – 1.49,92 nei 200 contro Michael Gross, l’Albatro); vincitore infine dell’oro olimpico a Los Angeles 1984 (49,80), il più discusso degli ultimi quarant’anni anni (il più discusso di sempre fu quello di Roma 1960, ma è un’altra storia). Nell’occasione il giudice di partenza non attese che il superfavorito aussie Mark Stockwell prendesse posizione e diede il via sull’accenno di anticipo di Gaines. Nessuna falsa, ma Stockwell partì dopo, giungendo secondo in 50,24.

Foto di copertina: Matt Biondi al Trofeo Lavazza, Saluzzo (CN), nel 1987 @Giorgio Scala

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