Depressione o gossip? La psicologia dello sport come strumento di prevenzione

Lo scorso 12 febbraio commentavo, in riferimento ad un articolo publicato su Nuoto•com le dure parole di Michael Phelps in riferimento ala sua battaglia per uscire dalla sua depressione e sul fatto che tutto ciò fosse stato ignorato dal Comitato Olimpico Statunitense.

Affermavo che le persone depresse, se aiutate, possono iniziare a parlare e a comunicare i loro disagi.

In ambito sportivo si è sempre pensato, con una chiusura ottusa verso la realtà, che questi problemi non esistano o non siano rilevanti. Oggi queste tematiche stanno tornando agli onori della cronaca, purtroppo non perché sia importante farsene carico ma per dare risalto, con atteggiamenti più da “gossip” che da gestione sana di una comunicazione giornalistica, ad una edizione olimpica che tra chiusure, mancanza di pubblico e infezioni da COVID, poco sta dando come elaborazione strettamente basata sulla cronaca. Si sa che oggi l’informazione se non è condita da notizie shock o ingigantite non fa presa.

Il tutto nasce dalle dichiarazioni di Simone Biles quando ha deciso di ritirarsi dalle Olimpiadi rinunciando alla finale a squadre di ginnastica artistica per un malessere dovuto ad un forte e costante stress. La ginnasta ha infatti dichiarato in un’intervista che vuole concentrarsi sul suo stato mentale senza per questo mettere a repentaglio la propria salute e il proprio benessere.

Dopo questa intervista abbiamo iniziato a leggere e sentire titoli sensazionalistici di atleti depressi e con estreme difficoltà a gareggiare, oppure articoli dove in mancanza di altro ci si è soffermati su aspetti di puro gossip ledendo di fatto la privacy dell’atleta di turno.

David Lazzari, il presidente nazionale dell’Ordine degli Psicologi in una recente intervista ha dichiarato che “i problemi di salute fisica sono trattati con rispetto, quelli di salute psicologica vengono spesso presentati in modo sensazionalistico, come se fosse un tabù o una debolezza parlarne in pubblico”. Per questo motivo molti atleti arrivano a confessare le proprie problematiche di salute mentale solo dopo molto tempo.

Sono molti quegli sportivi che soffrendo di disturbi di natura psicologica per anni nascondono o addirittura negano la propria condizione a causa dell’imbarazzo che ancora oggi circonda il tema della “salute mentale”.

Una ricerca pubblicata dalla rivista Frontiers in Psychology del 2017 riporta che, e parliamo di quattro anni fa, il 20% degli sportivi soffre di depressione e la percentuale aumenta con l’aumentare dell’età e l’avvicinarsi della fine della carriera.

Per questo affrontai nell’articolo sopra citato il problema di come sia importante accompagnare gli atleti nel loro fine carriera. Sarebbe utile sviluppare dei team di professionisti, psicologi e psichiatri, in grado di affrontare questi problemi che spesso colpiscono proprio gli atleti di altissimo livello che nel momento in cui si trovano a decidere di interrompere la loro attività sportiva escono da quella gabbia dorata che li ha sempre protetti, proprio per non avere distrazioni nella prestazione.

Si tratta di creare una sorta di outplacement che li aiuti a traghettare verso una vita futura e normale, al di fuori di ogni risalto mediatico a cui sono abituati.

I Comitati Olimpici e le Federazioni Sportive dovrebbero impegnarsi a studiare queste eventuali forme di supporto così come da tempo avviene nelle aziende che cambiano obiettivi e struttura.

Da psicologo dello sport affermo quindi che l’approccio sensazionalistico al tema della salute mentale non aiuta a prendere consapevolezza del problema, ma continua ad alimentare quella percezione errata del lavoro che noi possiamo sviluppare in abito sportivo. Noi non siamo gli “strizzacervelli” che lavorano facendo terapia agli atleti, ma siamo psicologi che, avendo una seria preparazione, possono intervenire sulla gestione emotiva dell’evento sportivo analizzando i comportamenti per trovare le soluzioni più adatte per ogni singolo atleta affinché possa raggiungere la sua eccellenza. Lavoriamo con tecniche legate alle neuroscienze che possono permettere di vivere con consapevolezza e più forza l’impegno sportivo, che sia giovanile o di alto livello.

La psicologia dello sport è uno strumento utile al pari delle altre attività che si svolgono in ambito sportivo aiutando a prevenire e non da utilizzare nei momenti di criticità.

Ph. Di Agência Brasil Fotografias – EUA levam ouro na ginástica artística feminina; Brasil fica em 8º lugar, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=50584791

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