Cifra Tonda: Federico Burdisso. Vent’anni, due bronzi olimpici e tanti progetti per il futuro.

Torna la nostra rubrica “cifra tonda” e oggi tocca a Federico Burdisso. L’azzurro non ama particolarmente festeggiare il compleanno, però parla molto volentieri del suo percorso di atleta e di ragazzo che sta affrontando non solo la vasca, ma anche la vita, con serietà e ponendosi grandi obiettivi. Si definisce un ragazzo che procede step by step, e bisogna riconoscere che questo metodo porta effettivamente a grandi risultati.

Qual è stato il tuo percorso, da piccolo nuotatore a medaglia olimpica?

Ho iniziato a nuotare che ero molto piccolo, circa due o forse tre anni. I miei genitori ci tenevano che io e mio fratello imparassimo a nuotare, la motivazione era molto semplice: avevamo una casa in Sardagna, proprio vicino al mare, e loro temevano che potesse accaderci qualcosa, che potessimo affogare. Perciò ci hanno buttato in piscina fin da subito per superare la “loro” paura.

A me non piaceva assolutamente nuotare, inventavo scuse di ogni tipo per evitare la lezione di nuoto. Mi faceva male di qua, male di là, qualsiasi cosa per non andare. Ma mia madre, molto più di mio padre, non sentiva ragioni. E quindi ho continuato.

La mia prima squadra di preagonismo, a Pavia, mi piaceva tanto, mi trovavo bene con gli altri bambini. Così, quello che inizialmente era un peso, crescendo, è diventato un divertimento. Facendo le prime garette mi gasavo tantissimo perché riuscivo a vincere, e anche di tanto a volte. Mi sentivo forte! Poi col tempo ho scoperto che non ero forte io, ma scarsi gli altri. Però questo alimentava la mia voglia di continuare a nuotare.

Crescendo ho cominciato a prendere il nuoto un pochino più sul serio e mi sono spostato a Milano, nella piscina di Mecenate. È stato un periodo parecchio impegnativo, perché studiavo a Pavia e andavo ad allenarmi a Milano tutti i giorni. I miei genitori sono stati straordinari perché dovevano restare lì ad aspettare la fine dell’allenamento e poi riportarmi a casa. Si alternavano, un giorno mio padre e un giorno mia madre. I doppi allenamenti non erano neanche presi in considerazione: era praticamente impossibile. La cosa è sicuramente cambiata in meglio con il terzo anno di liceo. I primi due li ho fatti in Italia, dalla terza sono andato in Inghilterra, a Mount Kelly in Cornovaglia, in un college insieme a mio fratello che ha un anno più di me. Lì abbiamo completato gli studi e contemporaneamente riuscivamo a nuotare perché la piscina era all’interno del college. In Inghilterra sì che riuscivo a fare i doppi! Inoltre, ho conosciuto un amico con cui ora condividiamo casa qui alla Northwestern in Chicago.

Dopo il diploma non sono tornato in Italia, ma sono venuto negli Stati Uniti per fare l’università: matematica statistica ed economia. Purtroppo, sono stato qui solo per metà anno perché, quando è scoppiato il finimondo a causa del Covid, sono dovuto rientrare in Italia. Quindi ho preparato le Olimpiadi in Italia, continuando comunque a fare lezione online. Ora sono di nuovo negli Stati Uniti.

BURDISSO Federico ITA
200m Butterfly Men Heats
Swimming, Nuoto
Tokyo2020 Olympic Games
Tokyo Aquatics Centre
21726
Photo Giorgio Scala / Deepbluemedia / Insidefoto

 

Il motivo del tuo trasferimento all’estero è stato solo scolastico, o era finalizzato al nuoto?

Entrambe le cose probabilmente. In Italia è molto difficile trovare una situazione che ti permetta di conciliare sia la parte scolastica, sia la parte sportiva. Ma sarei andato in America a fare l’università in ogni caso, anche se non avessi nuotato, perché è sempre stato un sogno che avevo fin da piccolo. Andare in Inghilterra per completare gli studi superiori è stato il primo passo per realizzare questo sogno, per imparare bene la lingua e potermi dare la possibilità di realizzare il mio sogno scolastico.

Quanto importante è stata la presenza dei tuoi genitori nel tuo percorso di nuotatore?

Fondamentale. Da quando è nato mio fratello e subito dopo io, loro si sono dedicati completamente a noi. Sono stati dei genitori al cento per cento. Da piccolo questa cosa un pochino mi scocciava, perché vedevo i miei amici che erano a casa da soli, avevano le chiavi di casa, il portafoglio. Io mi sentivo proprio diverso. Ora che sono cresciuto e sono un pochino più maturo e riesco a vedere a mente fredda e lucida le cose del passato, posso solo che dire grazie per tutto quello che hanno fatto.

Pensi che i tuoi genitori fossero consapevoli del tuo potenziale? Che immaginassero il tuo futuro di nuotatore?

Bella domanda! Da piccolino penso di no, ma poi ad un certo punto credo che abbiano realizzato. Forse mio padre di più, perché spingeva molto. Credo lo abbiano capito quando ancora non vincevo gli italiani, tipo cinque o sei anni fa. Mio padre, per come mi parlava, per come mi spronava e mi incitava, ci credeva.

E tu quando hai capito di essere un nuotatore di alto livello?

È stato un momento preciso, me lo ricordo molto bene. Netanya 2017: in quell’anno, ai campionati italiani primaverili, nuotavo i 200 farfalla in 2’02”, in finale B. Mi ero qualificato per gli Eurojunior di Netanya perché avevo fatto il record italiano nella categoria ragazzi dei 100 farfalla. Avevo avuto il risultato, ma il tempo era comunque mediocre. Però questo mi permise di partecipare alla competizione. Da questo 2’02, feci in batteria 1’59”, in semifinale 1’58” e in finale 1’57”. Con questa progressione arrivai a podio, argento dietro a Milák. Da quel momento la mia carriera cambiò totalmente. Quell’esperienza è stata il trampolino di lancio per il mio percorso da atleta d’élite, si è sbloccato in me qualcosa e sono partito. Non tanto da un punto di vista fisico, quanto piuttosto da un punto di vista mentale. Ed è quel qualcosa che anche ora, in alcune gare, mi permette di andare un po’ oltre.

Podium
200m Butterfly Men Final
HUN Gold Medal, BURDISSO Federico ITA Silver Medal, KESIL’ Denys UKR Bronze Medal
LEN 44th European Junior Swimming Championships
Netanya, Israel
Day03 30-06-2017
Photo Andrea Masini/Deepbluemedia/Insidefoto

 

Simone Palombi è il tuo allenatore. Che tipo di rapporto hai con lui? E come vi regolate con il fatto che in questo momento sei negli Stati Uniti?

Il rapporto che c’è fra noi non lo saprei definire, perché temo di non descriverlo abbastanza bene. Lui veniva a trovarmi con una certa regolarità quando stavo in Inghilterra, e aveva iniziato a venire anche a Chicago. Ovviamente ci vediamo di più a Roma. Quando sono lì, io praticamente non ho una famiglia, i miei genitori non sono lì, sono a Pavia. Lui per me è famiglia, è come avere un secondo padre. È presente, è lì per me. E credo che questa sia una cosa bellissima per un atleta. Inoltre, con Simone è la prima volta che non cambio allenatore dopo uno o due anni. Di solito cambiavo sempre. Con lui è diverso, e poi mi trovo bene anche con il gruppo di atleti che ci sono a Roma.

Federico BURDISSO, Simone PALOMBI Tiro a Volo
Riccione 12/12/2019 Stadio del Nuoto
Campionato Italiano Open Vasca Lunga
Photo Andrea Masini / Deepbluemedia / Insidefoto

 

Simone è abituato al fatto che non sono in Italia. Anche quando stavo in Inghilterra, lui mi mandava gli allenamenti e io li eseguivo, spesso anche da solo. Il fatto che stiamo lontani non ha mai ostacolato il fatto che Simone mi allenasse e mi preparasse per le competizioni che dovevo affrontare. Ora che sono a Chicago, Simone ha intenzione di venire qui molto spesso, con l’obiettivo di monitorare la preparazione e vedere quindi come procede il tutto. A lui basta stare con me anche solo una mezza giornata e capisce perfettamente come sto, cosa va e cosa non va. Mi sa capire, mi conosce. Riesce a capire a cosa sto pensando, se mi vede in acqua, anche per poco, intuisce subito di cosa ho bisogno. Per lui sono sì un atleta, ma sono soprattutto una persona.

Direi che è una cosa molto importante questa. E paradossalmente è la cosa che abbiamo in comune noi quattro atleti che abbiamo vinto il bronzo olimpico con la staffetta mista a Tokyo: il rapporto speciale con il nostro allenatore.

Anche se non ami particolarmente festeggiare il tuo compleanno, questo è sicuramente speciale visto come si è conclusa la tua prima esperienza olimpica.

Solitamente non festeggio i compleanni, per me è un giorno come un altro. Forse ci sta l’eccezione per i 18 anni in Italia, o i 21 in America perché a quell’età diventi maggiorenne.

Sicuramente questo è speciale. Anche se quando ero a Tokyo, non mi sentivo al cento per cento, sia fisicamente che mentalmente. Ho sofferto molto l’ansia e lo stress, soprattutto quando si avvicinava la gara dei 200 farfalla. E questo non mi ha aiutato sicuramente. Non sono un ragazzo ansioso, ma non so cosa mi è preso. Forse perché pensavo che sarebbe stata la mia unica possibilità, perché fra tre anni non posso sapere cosa accadrà, chi ci sarà, cosa cambierà. Pensavo che dovevo assolutamente riuscire e questo mi ha provocato uno stress notevole, che non mi ha agevolato in quello che dovevo fare. Non l’ho vissuta proprio benissimo, e alla fine ero contento che fosse finita la gara, ho provato un senso di sollievo.

Per la staffetta invece è stata tutta un’altra cosa, lì ci siamo davvero divertiti. Anche se c’era comunque un po’ di tensione, perché stai sempre disputando una gara ad un’Olimpiade. Ma non era nulla di paragonabile all’ansia per la gara individuale. E poi ci credevamo, noi e anche i nostri allenatori. Anche se poi la medaglia è stata comunque un po’ inaspettata, nonostante la nostra convinzione.

Italy ITA, BURDISSO Federico ITA, MIRESSI Alessandro ITA, MARTINENGHI Nicolo ITA, CECCON Thomas ITA, Bronze Medal
4x100m Medley Relay Men Final
Swimming, Nuoto
Tokyo2020 Olympic Games
Tokyo Aquatics Centre
2181
Photo Giorgio Scala / Deepbluemedia / Insidefoto

 

Un piccolo assaggio di “concetto olimpico” lo avevi avuto partecipando ai Giochi Olimpici Giovanili a Buenos Aires. Che tipo di esperienza è stata?

Ero con Thomas Ceccon, è stata un’esperienza bellissima in cui mi sono divertito molto. Ma non aveva niente a che vedere con un Olimpiade vera. C’era un clima di festa, c’era leggerezza. Era totalmente diverso. Anche se l’organizzazione, la gestione era praticamente uguale. Ma non c’era la tensione, l’ansia che vivi con una vera Olimpiade.

A soli vent’anni hai conquistato non una, ma ben due medaglie olimpiche. Un risultato innegabilmente notevole. Te lo saresti mai aspettato?

Ho cominciato a crederci un anno fa, soprattutto per la gara individuale. Prima di allora era un sogno. Era sogno che poi non avrei mai pensato di realizzare a vent’anni, immaginavo di poterci arrivare più avanti, a fine carriera.

I tuoi progetti per il futuro: quali sono? E poi, l’esperienza olimpica li ha cambiati oppure rafforzati?

Sono un ragazzo che si pone degli obiettivi e cerca di raggiungerli step by step. A volte non me li godo neanche perché centrato uno penso subito al successivo. La qualifica olimpica era un obiettivo, quando è arrivata volevo la medaglia. Gli obiettivi sono tanti, anche se in questo momento sto cercando di ritrovare un po’ di equilibrio. L’anno scorso è stato un anno veramente difficile. Per come sono fatto, quando c’è un’emozione, cerco di accantonarla per far sì che non interferisca con il raggiungimento dei miei obiettivi. Non voglio interferenze, cose che non servono o che potrebbero ostacolarmi nel mio percorso. Per un anno intero ho preso queste emozioni e le ho messe da parte. Ma non le ho superate o eliminate: ora sono tutte qui, e le devo affrontare ora. Ho davvero bisogno di un po’ di tempo per mettere ordine. Sento di non avere la mente libera, faccio anche fatica ad allenarmi per questo motivo. Non tanto fisicamente, bensì per quanto riguarda la concentrazione. Qualcuno potrebbe pensare che dovrei già concentrarmi su Parigi 2024, ma io ancora non ce la faccio. Magari tra un mese andrà meglio, ma ora ho bisogno di stare tranquillo.  Sicuramente Parigi 2024 è nei miei pensieri, anche perché è dietro l’angolo. Con Simone stiamo comunque già pensando alla programmazione.

Oltre all’atleta che tutti ni abbiamo imparato a conoscere, che persona vedremo nei prossimi anni?

Sicuramente uno studente. Ho tanti progetti in mente anche per quella che sarà la mia vita lavorativa. Nuoterò sicuramente fino al 2024. Parlare di 2028 è troppo in là, potrei prendermi quattro anni solo ed esclusivamente per nuotare, per vedere fino a dove posso veramente arrivare e quali sono i miei limiti. Oppure dedicarmi sia al nuoto che allo studio/lavoro. Potrei anche decidere di smettere di nuotare e iniziare a lavorare. Ma è ancora troppo presto per dire qualunque cosa.

BURDISSO Federico ITA Bronze Medal
200m Butterfly Men
Swimming, Nuoto
Tokyo2020 Olympic Games
Tokyo Aquatics Centre
21728
Photo Giorgio Scala / Deepbluemedia / Insidefoto
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su reddit
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
  • EVENTI E FORMAZIONE

Il sapore del benessere

Palazzo Broletto - Piazza della Vittoria 15, Pavia
25-10-21
  • CALENDARI E MEETING
Federico Turrini: continuerò a lavorare per l'Esercito e a fare l'allenatore. Mi sento pronto per questa nuova sfida.

Federico Turrini: continuerò a lavorare ...

Federico Turrini ha deciso di lasciare il nuoto, o meglio, di smettere di fare l’atleta. In realtà, per il campione ...

NEWSLETTER

Lasciaci i tuoi contatti e rimani aggiornato sulle nostre iniziative

Chiudi il menu