Popovici reloaded

A luglio dello scorso anno ci eravamo lasciati con un “Vedremo cosa ci riserverà la vasca olimpica”.

Tokyo ci ha raccontato tanto: David Popovici è nato nel settembre 2004 e sta navigando nelle acque più pericolose del nuoto, i 100-200SL. Il riscontro di Tokyo sembra negativo solo perché mancano le medaglie.

Le Olimpiadi hanno messo in risalto il limiti potenziali David (la leggerezza). Non solo. Hanno evidenziato una relativa solidità in contesti agonistici difficili. È complesso scindere i discorsi di natura tecnica da quelli di natura psicologica. È un sedicenne che affronta da favorito i 100SL alle olimpiadi. E non si chiama Michael Phelps (nessuno si chiama Michael Phelps). Si ritrova catapultato a gareggiare contro atleti che fino al giorno prima, letteralmente, rappresentavano i suoi miti e con i quali si sognava, al più, di scattarsi un selfie.

Tokyo – Olimpiadi 2021

Con un 47.30 di presentazione, l’esito dei 100SL potrebbe considerarsi deludente. Ci sono però due fattori di cui tenere conto: il peso corporeo di David e una differente strategia rispetto al campionato europeo di Budapest.
Nelle batterie pomeridiane ottiene un “normale” 48.03, distribuito in maniera ben diversa rispetto ai mesi precedenti: 23.61 – 24.42. Quindi, un passaggio lentissimo.

Nelle semifinali ottiene un quinto posto in 47.72 (23.28 – 24.44). In particolare, è nella prima semifinale, in corsia 6, stretto tra Alessandro Miressi (autore di un 47.52, distribuito in 22.81 – 24.71), atleta da 96Kg, e Maxime Grousset (47.82, 22.81 – 25.01), altro atleta da oltre 80Kg. Popovici è dato ancora oggi attorno ai 70Kg.

In finale il discorso non cambia. È settimo in 48.04, con una distribuzione simile alle batterie (23.62 – 24.42). Si trova in corsia 2, tra Miressi (47.86 distribuito in 22.97 – 24.89) e Nandor Nemeth (48.10, 23.54 – 24.56). In entrambe le occasioni, passando lentamente, è costretto a nuotare tra le onde di avversari ben più pesanti di lui.

A questo punto della manifestazione non è ancora chiaro se i passaggi più lenti rispetto agli europei di Budapest siano conseguenza degli avversari in vasca oppure rappresentino una scelta. Qualche “illuminazione” arriverà sia dai 200 che dai 50.

Nei 200 sforna tre ottime prestazioni:
Batterie: 4° 1.45.32 24.28 – 51.04 (26.76) – 1.18.73 (27.79) – 1.45.32 (26.59)
Semifinali: 7° 1.45.68 24.59 – 51.68 (27.09) – 1.18.89 (27.01) – 1.45.68 (26.79)
Finale: 4° 1.44.68 24.23 – 50.73 (26.50) – 1.17.97 (27.24) – 1.44.68 (26.71)

La distribuzione è similare e pare essere “da manuale”: un primo 50 forte in 24, un secondo 50 nel quale mantiene la velocità, un terzo lento (sempre sopra i 27) e un ultimo 50 da 26.5 – 26.7. In semifinale è più lento (il secondo 50 pare essere più attendista), anche per motivi tattici. È in corsia 5 della prima semifinale, tra il brasiliano Fernando Scheffer (1.45.71, ultimo dei finalisti) e l’australiano Thomas Neill (1.45.74, primo degli esclusi). Arriva secondo, garantendosi comunque la finale in maniera automatica.

Il quarto posto della finale è “fortuito”: non può vedere, dalla corsia 1, Scheffer alla 8 che lo beffa di 2 centesimi. Riesce a rimanere ben fuori dalle onde per tutta la gara, avendo a fianco la corsia 0 e Martin Malyutin (atleta con chiare caratteristiche da quattrocentista).

Nei 50, a fine manifestazione, si produce in un anonimo 22.77, ben distante dal suo personale e figlio probabilmente di uno spostamento della preparazione verso i 200 (come suggerito dai passaggi dei 100).

Budapest – Mondiali 2022

Sgombriamo subito lo scenario dai “se” e dai “ma” di critici e detrattori. Stiamo parlando di David Popovici, atleta rumeno (quindi figlio di una nazione che non ha grandissime tradizioni natatorie), che a giugno del 2022 ha 17 anni. Siamo ai mondiali, mondiali organizzati in fretta e furia, irrazionalmente, sia per la data che per la quasi sovrapposizione con Commonwealth Games ed Europei. Siamo ancora immersi nella lunga coda della pandemia di COVID-19, virus che si porta appresso un fardello non indifferente sia a livello fisico che psicologico, per tutti. Questo vale per Caeleb Dressel, per Kylie Chalmers (che, nel frattempo, si è fatto operare un certo numero di volte) e per lo stesso Popovici.

A fronte della suddetta premessa, ci sono atleti che hanno deciso di gareggiare nei 100SL a Budapest e atleti che, in varie modalità, hanno deciso di non presentarsi. Nella lista dei rinunciatari ci sono appunto Dressel (che lascia i mondiali dopo le batterie) e Chalmers, che opta per contribuire solo nelle staffette, i due dominatori incontrastati del periodo 2016-2021.

Torniamo ai numeri.

Nei 100 si nota subito una tendenza a un passaggio più veloce rispetto a Tokyo, con una tenuta sostanziale nella seconda vasca. Questo permette a David di rimanere “fuori dalle onde” degli avversari e di completare la progressione nella seconda vasca. In batteria e semifinale fila tutto liscio. In semifinale la gara è oggettivamente perfetta e lo porta molto vicino al limite dei 47 netti.

Batterie: 47.60 (23.03-24.57)
Semifinali: 47.13 (22.81-24.32)

In finale le cose si complicano. In particolare, la vicinanza del canadese Liendo Edwards, unico in grado di infastidirlo al passaggio, lo induce a forzare i primi 50 senza però acquisire un significativo valore aggiunto dal punto di vista cronometrico. L’arrivo è teso ma David si dimostra oggettivamente freddo e riesce a mettere la mano davanti agli avversari (tutti in peggioramento rispetto alle semifinali):

1° Popovici 47.58 (22.72-24.86)
2° Grousset 47.64 (22.73-24.91) – 47.54 in semi
3° Edwards 47.71 (22.53-25.18) – 47.55 in semi

Nei 200 notiamo subito una distribuzione differente rispetto a Tokyo. I primi tre 50 sono più veloci e il terzo risulta sostanzialmente equivalente al quarto.

Batterie: 1° 1.45.18 24.32 – 50.95 (26.63) – 1.18.05 (27.10) – 1.45.18 (27.13)
Semifinali: 1° 1.44.40 23.93 – 50.24 (26.31) – 1.17.25 (27.01) – 1.44.40 (27.15)

In finale, complice la sfuriata del campione olimpico Tom Dean, David ci propone un capolavoro di tattica e una dimostrazione di profonda conoscenza delle proprie potenzialità. Forte della sua velocità di base, non si fa problemi nel seguire il britannico sotto i 50 secondi a metà gara, per poi chiudere la partita con un micidiale 26.3 nel terzo 50. L’ultimo 50 non è perfetto, sale il tempo e diventa più pronunciata l’asimmetria della nuotata. Dettagli, gli avversari non hanno alcun mezzo per raggiungerlo.

1° Popovici 1.43.21 23.77 – 49.96 (26.19) – 1.16.27 (26.31) – 1.43.21 (26.94)
2° Hwang 1.44.47 24.36 – 50.72 (26.36) – 1.17.33 (26.61) – 1.44.47 (27.14)
3° Dean 1.44.98 23.72 – 49.81 (26.09) – 1.16.91 (27.10) – 1.44.98 (28.07)

Popovici realizza così una doppietta storicamente difficilissima, riuscita nel passato in sole quattro occasioni:

  • All’australiano Mike Wenden (atleta nato a novembre del 1949), alle olimpiadi di Città del Messico, in condizioni quanto meno peculiari, essendo la sede olimpica a 2.250 metri di altitudine. Mike vinse i 100 in 52.2 (Spitz fu terzo in 53.0) e i 200 in 1.55.2 (con Schollander secondo in 1.55.8)
  • A “mister 7 ori” Mark Spitz (febbraio 1950), Monaco 1972: 51.22 e 1.52.78
  • A un giovane Jim Montgomery (gennaio 1955) – primo uomo sotto i 50, 49.99 a Montreal 1976 – nella prima edizione dei mondiali, Belgrado 1973: 51.70 (con Wenden terzo in 52.22) e 1.53.02
  • A Pieter Van Den Hoogenband (marzo 1978), Sydney 2000: 48.30 per piegare lo Zar Alexander Popov (48.69) e 1.45.35 per schiantare il super-favorito diciasettenne Ian Thorpe (1.45.83)

Roma – Europei 2022

In assenza di pressione da parte degli avversari, la progressione continua. Anche se non si può dare per scontata: l’impegno per il mondiale c’è stato anche per lui.

Nei 100 riesce a nuotare impostando in maniera quasi perfetta semifinali e finale. Forse, il disturbo di Kristof Milak, con il passaggio aggressivo associato alla subacquea, non gli permette di limare qualcosa in più allo strepitoso WR.

Batterie: 47.20 (22.93-24.27)
Semifinali: 46.98 (22.93-24.05)
Finale: 46.86 (22.74-24.12)

Il confronto con le migliori prestazioni gommate e con i protagonisti degli ultimi anni è impressionante.
L’unico ad avere una distribuzione equivalente è Kyle Chalmers che, se fisicamente integro, potrebbe essere anche l’unico in grado di impensierirlo da qui in poi.

Caesar Cielo Roma 2009 46.91 (22.17-24.74)
Alain Bernard Roma 2009 47.12 (22.22-24.90)
Caeleb Dressel Gwangju 2017 46.96 (22.29-24.67)
Caeleb Dressel Tokyo 2021 47.02 (22.39-24.63)
Kylie Chalmers (a 18 anni) Rio 2016 47.58 (23.14-24.44)
Kylie Chalmers Gwangju 2017 47.08 (22.79-24.29)
Kylie Chalmers Tokyo 2021 47.08 (22.71-24.37)

Rimane sempre un dubbio. Cosa succederebbe se fosse costretto a nuotare di fianco a un Dressel da 22.2 al passaggio? Avrebbe la freddezza mentale di non forzare il passaggio e la forza fisica di sfruttare positivamente la scia dello statunitense invece di rimanere “invischiato fra le onde”? A tal proposito mi vengono in mente due esempi del passato recente: VDH nel 2004 (48.17 contro 48.23) e Filippo Magnini nel 2005 (48.12 contro 48.28), entrambi contro Roland Schoeman.

Nei 200 nuota in solitudine e riesce a “riequilibrare” la prestazione di Budapest, andando a distribuire lo sforzo in maniera pressoché perfetta.

Batterie: 1° 1.46.87 24.46 – 51.90 (27.44) – 1.20.06 (28.16) – 1.46.87 (26.81)
Semifinali: 1° 1.44.91 23.98 – 50.50 (26.52) – 1.18.24 (27.74) – 1.44.91 (26.67)
Finale: 1° 1.42.97 24.10 – 50.35 (26.25) – 1.16.96 (26.61) – 1.42.97 (26.01)

Il confronto con gli avversari, tutti appartenenti al passato, mostra una sostanziale equivalenza nella strategia.
L’unica porzione di gara che rimane tutt’oggi fuori portata è il secondo 100 di Paul Biedermann, supportato in maniera sostanziale dalla gomma.

Michael Phelps Beijing 2008 1.42.96 24.31 – 50.29 (25.98) – 1.16.84 (26.55) – 1.42.96 (26.12)
Paul Biedermann Roma 2009 1.42.00 24.24 – 50.12 (25.89) – 1.16.30 (26.18) – 1.42.00 (25.70)
Michael Phelps Roma 2009 1.43.22 24.28 – 50.25 (25.87) – 1.16.71 (26.46) – 1.43.22 (26.51)
Yannick Agnel London 2012 1.43.14 24.55 – 50.64 (26.09) – 1.17.16 (26.52) – 1.43.14 (25.98)

Infine, guardiamo ai numeri dei 200SL del nuovo millennio. Qui di seguito trovate la tabella aggiornata.

Due semplici osservazioni su Popovici:

  • Ha riportato il divario 1°-5° posto ben al di sopra dell’1% (1.8%), come non succedeva dai tempi di Agnel
  • Guardando le distribuzioni percentuali di Budapest e Roma, sembra poter fare ciò che vuole, a seconda della strategia impostata dagli avversari, un po’ come Federica Pellegrini nel corso della sua lunga carriera.

Ma dove può arrivare?

Non lo sappiamo, ovviamente.
Sembra banale scriverlo, ma tutto dipenderà dal fatto che riesca a conservare quel delicato equilibrio tra forza e leggerezza che oggi gli garantisce una duttilità che nessun altro nuotatore è in grado di esprimere. In ogni caso, la via maestra per cancellare Biedermann e scendere sotto l’1.42, dovrebbe essere quella di portare i 100 a 46.5 e acquisire un passaggio nei 200 vicino al 49.0.

Ph. ©D.Montano/Deepbluemedia

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