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Charlotte Bonnet commenta il nuoto per la radio
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Camera di chiamata. Carlos D'Ambrosio ospite di Luca Dotto.
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Germania. Johannes Liebmann non si nasconde: «Il mio obiettivo è la medaglia d'oro»
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La Traversata dello Stretto diventa un libro: oltre 70 anni di storia tra sport e leggenda
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Michael Phelps. "Non voglio che i miei figli facciano nuoto"
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USA. Anna Moesch: «Mentirei se dicessi che non sto inseguendo quel record del mondo.»
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«Bob Bowman, le magicien d’eau », disponibile sul sito de L'Équipe
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I Believe In You. La piattaforma svizzera di crowdfunding interamente dedicata allo sport
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Gregorio Paltrinieri ospite di Jeantoneria Podcast: "La vera sfida è battere se stessi"
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Thomas Ceccon dal collegiale di Sierra Nevada.
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Camera di chiamata. Nicolò Martinenghi ospite di Luca Dotto.
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Kaylee McKeown tra maternità e Olimpiadi: «Voglio una famiglia, ma non rinuncio ai miei sogni»
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"Relentless", la vita di Ariarne Titmus diventa un libro
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Alessandra Mao intervistata dalla Gazzetta dello Sport.
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L'ex campione britannico racconta il periodo in cui lavorava come giardiniere, bagnino e vetraio, prima della svolta che lo portò a diventare sei volte campione del mondo. PH: DeepBlueMedia.
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L'ex campione britannico Mark Foster, sei volte campione del mondo, undici volte campione europeo e protagonista di cinque Olimpiadi, ripercorre in un'intervista al Guardian i momenti più significativi della sua vita e della sua carriera, raccontati anche nella recente autobiografia My Double Life. Nel libro, Foster va oltre i successi sportivi e descrive il lungo percorso umano vissuto parallelamente alla carriera agonistica, spiegando come per molti anni abbia dovuto convivere con una "doppia vita": quella del campione celebrato dal pubblico e quella dell'uomo costretto a nascondere la propria omosessualità.
Foster racconta che il suo percorso sportivo iniziò grazie alla madre, che ogni mattina si alzava alle 5 del mattino per accompagnarlo in piscina. Fu proprio da bambino che scoprì la sua velocità in acqua: dopo aver visto il film Lo Squalo, nuotava immaginando di essere inseguito da un enorme squalo, una paura che, scherza oggi, contribuì a trasformarlo in uno sprinter.
Nonostante il talento, la sua carriera sembrò interrompersi dopo la prima partecipazione olimpica, a Seoul 1988. Terminata la scuola, lavorava come corriere, giardiniere, bagnino e installatore di doppi vetri, continuando ad allenarsi al mattino, ma convinto che il nuoto non potesse più offrirgli un futuro. All'epoca il professionismo era ancora limitato e mantenersi esclusivamente con lo sport era molto difficile.

La svolta arrivò a 21 anni, quando conobbe il suo primo compagno, Vince, che gli propose di sostenerlo economicamente per un anno affinché potesse dedicarsi completamente al nuoto. Foster definisce quella scelta il vero punto di svolta della sua carriera: la stabilità economica e affettiva gli permisero di tornare ai massimi livelli, fino a conquistare 51 medaglie internazionali, tra cui sei titoli mondiali, due ori ai Commonwealth Games, undici titoli europei e otto record del mondo. Nella sua autobiografia riconosce che senza quel sostegno, probabilmente, la sua carriera sarebbe terminata molto prima.
L'intervista affronta anche il tema della sua omosessualità, vissuta per molti anni in segreto. Cresciuto in un contesto in cui essere gay era percepito come qualcosa di negativo, Foster racconta di aver costruito una sorta di "doppia vita", temendo il giudizio del pubblico, degli sponsor e persino degli amici. La pressione di dover ricordare continuamente cosa raccontasse alle diverse persone, per evitare di contraddirsi, finì per diventare più pesante del timore di esporsi.
Fu così che, nel 2017, avvicinandosi ai cinquant'anni, decise di fare pubblicamente coming out. Una scelta maturata dopo essersi chiesto se avrebbe davvero voluto continuare a vivere nell'ombra anche a ottant'anni. La reazione del mondo dello sport e dei media fu molto diversa da quella che aveva temuto: nessuno sponsor lo abbandonò e nessun amico gli voltò le spalle. Un'esperienza che oggi racconta in My Double Life con l'obiettivo di incoraggiare altri atleti a vivere con autenticità la propria vita personale.
Oggi, a 56 anni, Foster è uno dei principali commentatori della BBC per il nuoto durante i grandi eventi internazionali. Guarda al passato con serenità, continua ad allenarsi per piacere e considera la libertà di poter parlare apertamente della propria vita come una delle vittorie più importanti, al pari delle medaglie conquistate in vasca. Per lui, il successo non è rappresentato soltanto dai risultati sportivi, ma anche dalla possibilità di essere finalmente sé stesso.