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Obbligo di sistemi anti-risucchio e cuffia per gli under 16. Barelli rilancia il ruolo degli assistenti bagnanti.
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Giovedì 23 luglio l'aula della Camera ha approvato all'unanimità un emendamento dei relatori al decreto Sport che introduce, per la prima volta con una norma nazionale, l'obbligo di dotare le piscine di sistemi di sicurezza che impediscano il risucchio dei capelli da parte dei cosiddetti “bocchettoni”, cioè le aperture attraverso cui l'acqua della vasca viene aspirata per essere filtrata e rimessa in circolo.
L'obbligo riguarda le piscine pubbliche e quelle private aperte a un'utenza pubblica: per chi non si adegua è prevista la chiusura immediata dell'impianto. Per aiutare gli impianti pubblici ad adeguarsi sono stati stanziati 4 milioni e 725mila euro.
È una norma nata in fretta, e non è un caso. La settimana scorsa a Sestri Levante, in Liguria, è morta Alice, una bambina di 11 anni risucchiata dal bocchettone di una piscina. Non era un episodio isolato: secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, tra il 2024 e il 2025 in Italia ci sono stati 37 decessi in piscina, e più della metà delle vittime aveva meno di 14 anni.
A giugno la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva scritto alla madre di Matteo, un altro ragazzo morto nelle stesse circostanze, riconoscendo la necessità di una legge nazionale sul tema. Quella legge, un disegno di legge a cui sta lavorando il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci, dovrebbe arrivare in autunno; nel frattempo il Parlamento ha scelto di intervenire subito con lo strumento più rapido a disposizione, un emendamento a un decreto già in conversione.
I tempi, in effetti, sono strettissimi. Al convegno del Sindacato Italiano Balneari che si è tenuto lo stesso giorno a Roma, in Confcommercio, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha spiegato che il decreto passerà la prossima settimana al Senato per l'approvazione definitiva, e che le nuove regole — che includono anche l'obbligo della cuffia per i minori di 16 anni — dovrebbero applicarsi già dal primo agosto: da quella data le piscine non in regola verranno chiuse al pubblico.
Per i gestori significa avere pochi giorni, nel pieno della stagione estiva, per verificare i propri impianti di ricircolo e, dove necessario, adeguarli. Sarà uno dei nodi pratici più delicati dell'applicazione della norma, insieme alla definizione tecnica di cosa si intenda esattamente per sistema anti-risucchio conforme.
Il convegno romano, organizzato in vista della giornata mondiale contro gli annegamenti del 25 luglio, è stato anche l'occasione per un intervento del presidente della Federazione Italiana Nuoto Paolo Barelli, che è anche Sottosegretario di Stato ai rapporti con il Parlamento.
Barelli ha scelto di partire da un dato controintuitivo: l'Italia, pur avendo 8.000 chilometri di coste, è uno dei paesi europei più sicuri per quanto riguarda le morti per annegamento. In rapporto alla popolazione fanno meglio soltanto Austria, Liechtenstein e Lussemburgo — tre paesi, va notato, che il mare non ce l'hanno proprio.
Secondo Barelli questo risultato non è casuale, ma il prodotto di tre fattori costruiti in decenni: la diffusione della cultura dell'acqua e dell'insegnamento del nuoto a partire dagli anni Cinquanta, il sistema organizzato di gestione delle spiagge da parte delle imprese balneari, e la formazione continua degli assistenti bagnanti.
I numeri di lungo periodo raccontano la stessa storia: negli ultimi cinquant'anni, nonostante gli italiani frequentino i luoghi di balneazione molto più di prima, le morti per annegamento sono passate da circa 1.500 a circa 300 all'anno. L'obiettivo, ha detto Barelli, resta arrivare a zero, ma il percorso è chiaramente virtuoso.
Il cuore dell'intervento, però, riguardava il ruolo dell'assistente bagnanti, un tema su cui la FIN è tornata più volte negli ultimi mesi. Barelli lo ha definito un professionista della sicurezza, e ha insistito su un punto che può sembrare ovvio ma che, nelle discussioni sulle nuove tecnologie di sorveglianza, ovvio non è: «L'assistente bagnante deve saper nuotare», e nessuno strumento tecnico potrà mai sostituirlo.
Non serve nuotare a livello olimpico, ha spiegato: serve saper raggiungere una persona in difficoltà a cinquanta metri dalla riva anche in condizioni avverse, agganciarla con tecniche corrette, riportarla in sicurezza e tenerla in vita con le manovre di primo soccorso fino all'arrivo degli operatori di pronto soccorso.
C'è poi la questione economica, che per il settore è tutt'altro che secondaria. Gli assistenti bagnanti svolgono un lavoro prevalentemente stagionale, con responsabilità enormi e retribuzioni spesso non all'altezza: se a questo si aggiungono sanzioni pecuniarie per irregolarità formali facilmente sanabili, il rischio concreto — ha avvertito Barelli — è che i giovani scelgano lavori estivi meno gravosi e meglio pagati, lasciando il sistema senza ricambio.
Salvini ha raccolto la sollecitazione, ipotizzando maggiori poteri di intervento per gli assistenti bagnanti nei confronti di chi mette a rischio la sicurezza propria e altrui, e forme di premialità per la loro formazione, per esempio nei concorsi pubblici delle forze dell'ordine.
Messe insieme, le due notizie della giornata dicono una cosa abbastanza precisa sul momento che sta attraversando il settore: dopo anni in cui la sicurezza degli impianti natatori è stata regolata da un mosaico di norme regionali, accordi Stato-Regioni datati e prassi tecniche volontarie, la politica nazionale ha ricominciato a occuparsene, spinta dalla cronaca.
L'emendamento sui bocchettoni è un primo tassello, il disegno di legge atteso in autunno dovrebbe essere il quadro complessivo. Per chi le piscine le gestisce, la stagione dell'adeguamento comincia adesso — e comincia, letteralmente, tra una settimana.