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Parigi e Birmingham raccontano la forza di due movimenti fondati sul lavoro quotidiano di tecnici e società. Due culture della prestazione, sostenute dalla passione di dirigenti, tecnici e atleti e dal supporto delle famiglie. Una nuova generazione cresce verso Los Angeles 2028. Ora il testimone passa ai Giochi del Mediterraneo di Taranto
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Concluso il Corso per Docenti Regionali FIN-SNaQ
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Due Europei, due città, la stessa settimana e un’Italia protagonista. Il nuoto a Parigi e l’atletica a Birmingham hanno viaggiato quasi in contemporanea, regalando sette giorni intensissimi di sport e restituendo soprattutto l’immagine di due movimenti azzurri solidi, competitivi e capaci di affiancare ai campioni affermati una nuova generazione pronta ad assumersi responsabilità importanti.
A rendere ancora più evidente il parallelo sono i numeri. A Parigi il nuoto italiano ha conquistato 20 medaglie complessive – 6 ori, 7 argenti e 7 bronzi – il maggior numero della manifestazione, chiudendo secondo nel medagliere per nazioni e primo nella classifica a punti. A Birmingham l’atletica ha fatto ancora meglio: 22 medaglie – 10 ori, 6 argenti e 6 bronzi –, conquistando il primo posto sia nel medagliere sia nella classifica a punti, chiusa a quota 226. Due risultati che, letti insieme, restituiscono la forza e la profondità raggiunte dallo sport azzurro in due discipline fondamentali del programma olimpico.
Paolo Barelli da La Repubblica (16 agosto 2026): «Abbiamo un sistema virtuoso, che è anomalo in Europa dove i successi sportivi sono figli di un’attività scolastica, universitaria o comunale: le belle facce e storie degli azzurri che stiamo vedendo a Parigi, ma anche a Birmingham nell’atletica, sono il risultato dell’enorme sforzo delle società sportive, del volontariato, dei gruppi militari e dei migliori tecnici. E questo vale dall’attività motoria a quella agonistica. Questa realtà è un modello che si sta dimostrando vincente: va tutelato al di là degli schieramenti politici, lo sport è trasversale e va sostenuto sempre di più».
Due mondi apparentemente diversi, ma molto più vicini di quanto possa sembrare. Nuoto e atletica sono innanzitutto sport di prestazione, nei quali il rapporto con la propria disciplina è quotidiano, costruito attraverso allenamento, fatica, ripetizione del gesto e ricerca continua del limite. Si gareggia tra le corsie, quelle disegnate sull’acqua e quelle della pista; ci si confronta con gli avversari, ma prima ancora con il cronometro, con una misura e con se stessi.
Sono discipline nelle quali nulla si improvvisa. Dietro un centesimo guadagnato in piscina o sulla pista, così come dietro un centimetro aggiunto in un salto o in un lancio, ci sono anni di lavoro. Tecnica, preparazione fisica, programmazione, recupero e scienza applicata alla prestazione convivono con il rapporto quotidiano tra atleta e allenatore.
C’è poi un elemento che avvicina ancora di più i due mondi: il ruolo fondamentale dei tecnici societari e delle società sportive. Il vertice delle Nazionali nasce dalla base, dalla qualità tecnica, gestionale e organizzativa delle numerosissime realtà distribuite sul territorio italiano. È nelle piscine e sulle piste delle società che comincia il percorso degli atleti, spesso molti anni prima che possano indossare la maglia azzurra.
Una realtà che vive quotidianamente anche il problema della sostenibilità. Gestire una società significa confrontarsi con costi crescenti, impianti, trasferte, organizzazione dell’attività e ricerca delle risorse necessarie per garantire continuità al lavoro. Un equilibrio spesso difficile, sostenuto soprattutto dalla passione di dirigenti, tecnici e atleti e dal fondamentale supporto delle famiglie, che rappresentano la base sulla quale si costruisce l’intero movimento. Un patrimonio spesso lontano dai riflettori delle grandi manifestazioni, ma senza il quale i risultati internazionali non sarebbero possibili.
Dietro ogni atleta che arriva a un Europeo, a un Mondiale o ai Giochi Olimpici c’è quindi una storia costruita giorno dopo giorno. C’è una società che lo ha accolto e accompagnato, un tecnico che ne ha seguito la crescita, dirigenti che hanno creato le condizioni per allenarsi e gareggiare e famiglie che hanno sostenuto per anni impegni, trasferte, sacrifici e scelte. Il risultato della Nazionale rappresenta inevitabilmente anche il punto più alto di questo lungo percorso.
La Premier Giorgia Meloni su IG (16 agosto 2026): «Complimenti ai nostri Azzurri e alle nostre Azzurre per gli straordinari risultati conquistati agli Europei di atletica di Birmingham e agli Europei di nuoto di Parigi. Ogni medaglia racconta talento, sacrificio, disciplina e ore di allenamento. Ma soprattutto racconta un’Italia che sa vincere e che non smette mai di crederci. Grazie per averci fatto emozionare. Siamo orgogliosi di voi!».
Parigi e Birmingham hanno mostrato contemporaneamente la profondità dei due sistemi. Il confronto tra i risultati va però letto tenendo conto anche di una differenza importante: agli Europei di nuoto erano tornati gli atleti russi, ammessi come neutrali, mentre nell’atletica la Russia non era presente. A Parigi il loro rientro ha aumentato ulteriormente la densità tecnica di numerose gare e la concorrenza per finali, podi e titoli.
Nonostante questo, il nuoto italiano ha confermato la propria posizione tra le nazioni leader. I campioni hanno continuato a vincere, ma accanto a loro sono emersi giovani capaci di confrontarsi senza timori con il grande palcoscenico internazionale. È probabilmente questo uno degli aspetti più importanti lasciati dai due Europei: non soltanto le medaglie, ma la qualità di una nuova generazione che sta crescendo e che può rappresentare una parte importante del prossimo ciclo olimpico.
A guidare i due percorsi ci sono Cesare Butini per il nuoto e Antonio La Torre per l’atletica. Due direttori tecnici con storie e formazioni differenti, ma chiamati alla stessa complessa responsabilità: mettere insieme il lavoro prodotto quotidianamente sul territorio, valorizzare i campioni, accompagnare la crescita dei giovani e costruire squadre capaci di arrivare competitive agli appuntamenti che contano.
C’è infine un aspetto che rende nuoto e atletica strategici per tutto lo sport italiano. Sono due discipline fondamentali nel definire il valore olimpico di una nazione. Insieme comprendono decine di eventi e distribuiscono una quota rilevantissima delle medaglie disponibili ai Giochi. Essere competitivi contemporaneamente in piscina e allo stadio significa quindi costruire una parte determinante delle possibilità dell’Italia di restare nelle posizioni di vertice del medagliere olimpico.
Per questo Parigi e Birmingham non rappresentano soltanto due Europei di successo. Sono soprattutto due tappe verso Los Angeles 2028. I risultati ottenuti oggi acquisteranno ancora maggiore valore se riusciranno a trasformarsi in crescita nei prossimi due anni: consolidando i campioni, accompagnando i giovani e continuando ad allargare la base degli atleti capaci di competere a livello internazionale.
La sfida sarà mantenere questo equilibrio: da una parte l’eccellenza, dall’altra la capacità di alimentarla attraverso società solide, tecnici preparati, dirigenti appassionati, atleti disposti a investire quotidianamente sul proprio talento e famiglie capaci di accompagnarli e sostenerli. Perché una medaglia olimpica può essere conquistata in pochi secondi, ma quasi sempre nasce molti anni prima, nella corsia di una piscina o su una pista di atletica.
Per una settimana Parigi e Birmingham hanno corso e nuotato su corsie parallele, offrendo una fotografia significativa dello sport italiano. Ora quelle strade tornano a incontrarsi.
I Giochi del Mediterraneo di Taranto riuniranno nuovamente nuoto e atletica sotto la stessa bandiera dell’Italia Team. Cambierà il palcoscenico e cambieranno parte dei protagonisti, ma resteranno gli stessi principi: prestazione, fatica, confronto internazionale, crescita dei giovani e appartenenza alla squadra nazionale.
Da Parigi e Birmingham a Taranto, quindi, quasi senza soluzione di continuità. E sullo sfondo c’è già Los Angeles 2028. Perché proprio dalla capacità di nuoto e atletica di continuare a produrre campioni, finalisti e medaglie passerà una parte importante del peso dell’Italia nel prossimo medagliere olimpico.
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