Doping: parla Phelps (e non solo)

La questione doping continua a tenere banco a margine dei Mondiali di Gwangju. Qui un veloce recap:

L’OPINIONE DI MICHAEL PHELPS

Dopo le dichiarazioni del suo mentore Bob Bowman anche Michael Phelps si è espresso sul tema doping ai microfoni di AP News.

“Non interessa a nessuno. Nessuno vuole realmente fare qualcosa”. Phelps, che non ha mai nuotato una finale olimpica o mondiale che non comprendesse almeno un nuotatore poi squalificato per doping, comprende la frustrazione espressa da Horton e Scott. D’altra parte, dubita che le loro prese di posizione avranno delle conseguenze concrete.

“Mi piace che gli atleti facciano sentire la loro voce, ma alla fine c’è un solo soggetto che può fare qualcosa: la FINA. Se la FINA vuole fare qualcosa, riabilitare l’immagine del nostro sport dopo tutti questi casi di doping, dopo tutte queste controversie, possono farlo. Ne hanno il potere”.

“Sapere di avere a che fare con avversari non puliti ti distrae dalla tua preparazione. Ricordo bene quanto era frustrante gareggiare contro avversari che utilizzavano sostanze proibite per migliorare le loro prestazioni anziché impegnarsi nell’allenamento e diventare campioni senza scorciatoie. Io alla fine ho deciso di non curarmi degli altri e concentrarmi su me stesso. Era comunque una situazione fuori dal mio controllo”.

Phelps commenta poi la moria dei suoi record in corso a Gwangju ad opera di Kristof Milak nei 200 e di Caeleb Dressel nei 100 farfalla. “Non sono stupito dal risultato di Caeleb, mi aspettavo che il record dei 200 invece durasse ancora per qualche anno (Phelps è stato detentore ininterrottamente del WR dal 2001, quindi per 18 anni, NdR). È una sensazione agrodolce, in questi giorni mi sono tornati alla mente tanti ricordi, il mio primo record… Ma i primati esistono per essere battuti. Tutta la mia carriera è stata dedicata a questo. Sarebbe preoccupante sapere che non ci sono più ragazzi disposti a fare tutto il possibile per realizzare i loro sogni”.

Phelps dichiara che continuerà a battersi per uno sport pulito. Il Kid supporta un approccio “uno è troppo”: chi risulta positivo anche una sola volta dovrebbe essere squalificato a vita. Continuerà a sostenere questo punto di vista, pur rimanendo realistico sulle reali possibilità di un cambio deciso di rotta da parte delle istituzioni.

“Sono certo che Shirley Babashoff (stileliberista USA, quattro volte medaglia d’argento alle Olimpiadi del 1976, NdR) non avrebbe voluto condividere il podio con le nuotatrici della Germania Est a Montreal. In quarant’anni purtroppo non è cambiato nulla. È questo che mi fa rabbia. La FINA potrebbe intervenire, ma rifiuta di farlo. È mortificante”.

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LE DICHIARAZIONI DEGLI ATLETI

Cate Campbell (Australia): “Non avrei mai potuto immaginarlo. Pensavo si fosse ritirata per motivi personali e ho voluto mantenere una certa discrezione. Trovo che sia corretto rispettare le regole. Noi siamo per lo sport pulito e il fatto che Shayna non sia qui va a rinforzare tale concetto. Tutto il nostro team la pensa così”.

Chad Le Clos (Sud Africa): “La mia opinione è sempre la stessa. Se risulti positivo al doping non meriti di prendere parte alle competizioni. Se fai uso di sostanze proibite per migliorare la tua perfomance, e vieni scoperto, non dovresti più essere ammesso alle gare. Potrei andare nei guai per averlo detto, ma io sono fermamente convinto che se un nuotatore dovesse risultare positivo al doping, meriterebbe di essere radiato a vita. Alcuni atleti però sono coperti dalla Federazione. Chiaramente è così, basta guardare agli eventi di questa settimana. Ma se vogliono imbrogliare, stanno solo imbrogliando sé stessi”

Katie Ledecky (USA): “Io non sapevo nemmeno fosse risultata positiva al doping, perciò non saprei proprio come commentare la vicenda. Io penso che sia stato grandioso vedere tanti atleti battersi per lo sport pulito, per quello in cui credono, ovvero che ci deve essere tolleranza zero per quanto riguarda il doping. Mi aggrego a questo movimento”.

Lilly King (USA): “Non conosco perfettamente i dettagli del caso. Io penso che tutti gli atleti debbano battersi per lo sport pulito. Tre anni fa io mi sono espressa su alcuni miei connazionali risultati positivi al doping (I velocisti Justin Gatlin e Tyson Gay, NdR). Non conta la nazionale, il doping è doping, anche se fa parte del tuo team. Non bisogna essere influenzati”.

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LE DICHIARAZIONI DI LEIGH RUSSELL (SWIMMING AUSTRALIA)

La responsabile di Swimming Australia (SA) Leigh Russell conferma che la federazione aussie sta rivalutando le linee guida per la gestione dei casi all’attenzione della locale agenzia antidoping (ASADA), mentre il caso Shayna Jack continua a tenere banco, in particolare per le accuse di scarsa trasparenza rivolte dai media all’istituzione. Russell sostiene che per ragioni di privacy solo la stessa Jack e la ASADA avevano la facoltà di rendere pubblica la questione. Nel ribadire di avere le mani legate, Russell anticipa una revisione delle modalità di comunicazione. “Gli accordi con la ASADA ci impongono di mantenere riservati i risultati dei test fino a che la stessa ASADA o l’atleta non decidono di renderli pubblici. Ciò comporta un’inevitabile mancanza di trasparenza. È una posizione frustrante”. Russell rivela poi che Jack aveva deciso di informare i suoi compagni di squadra dopo la conclusione dei Mondiali. La mancanza di una posizione ufficiale di SA ha creato ulteriore confusione, specie dopo l’intervista rilasciata da Cate Campbell che si è trovata involontariamente ad assumere il ruolo di portavoce dell’intera organizzazione.

Russell difende invece le prese di posizione di Mack Horton: “Mack ha agito nel modo che riteneva giusto, e condivide il nostro impegno per uno sport pulito. Siamo in difficoltà perché non abbiamo potuto informare la nostra squadra, gli atleti, nessun altro fino a ieri. È una situazione imbarazzante per noi, per il nostro sport, per il nostro paese, ma questa vicenda non modifica la nostra politica di tolleranza zero e il nostro impegno per uno sport pulito”.

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LA POSIZIONE DI SHAYNA JACK

Dopo lo scandalo che l’ha vista coinvolta, Shayna Jack ha rotto il silenzio attraverso un post sul suo Profilo Instagram, nel quale esprime tutto il proprio rammarico: “Dicono che un’immagine valga più di mille parole, ma in questo caso non è in grado di descrivere tutto il dolore che sto provando adesso. Con grande tristezza e angoscia, sono stata costretta a rinunciare ai Campionati del mondo, in seguito all’accusa di aver fatto uso di una sostanza proibita. Io NON l’ho assunta consapevolmente. Il nuoto è la mia grande passione, sin da quando avevo dieci anni e mai e poi mai avrei ricorso a sostanze proibite, che avrebbero mancato di rispetto al mio sport e messo a repentaglio la mia carriera. Al momento c’è un indagine in corso e io, insieme al mio team, sto facendo il possibile per scoprire come e in quale contesto tale sostanza sia entrata nel mio corpo. Io vi chiedo di rispettare la mia privacy, in questo momento è davvero difficile per me fare fronte a una situazione del genere”.

 

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They say a picture is worth a thousand words, in this case a picture can not describe the amount of pain and vulnerability I am feeling right now. It is with great sadness and heartache that I had to leave due to allegations of having a prohibited substance in my system. I did NOT take this substance knowingly. Swimming has been my passion since I was 10 years old and I would never intentionally take a banned substance that would disrespect my sport and jeopardise my career. Now there is an ongoing investigation and my team and I are doing everything we can to find out when and how this substance has come into contact with my body. I would appreciate if you respect my privacy as this is very hard for me to cope with

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